Meta accusata di aver approvato annunci pubblicitari contenenti materiale pedopornografico generato dall'IA
Il Tech Transparency Project ha annunciato di aver rilevato decine di annunci a pagamento nella Libreria Inserzioni di Meta contenenti immagini di abuso generate dall'intelligenza artificiale.
Meta si trova al centro di una nuova controversia riguardante la moderazione pubblicitaria e le politiche di sicurezza dei minori. I ricercatori del Tech Transparency Project (TTP) hanno annunciato di aver individuato, durante un'analisi della Libreria Inserzioni pubblica dell'azienda, decine di annunci a pagamento contenenti materiale pedopornografico che, secondo quanto riferito, sarebbe stato generato tramite intelligenza artificiale.
Secondo la ricerca, gli annunci in questione sono stati pubblicati tra il novembre 2025 e l'inizio di agosto 2026. È stato riferito che le inserzioni hanno raggiunto utenti negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in oltre 12 paesi europei; un singolo annuncio mostrato in Europa avrebbe raggiunto oltre 2.500 account.

La direttrice del TTP, Katie Paul, ha precisato che i contenuti non erano post trapelati dall'esterno della piattaforma, bensì annunci esaminati e approvati dai sistemi di Meta, dai quali l'azienda ha tratto profitto. I ricercatori hanno sostenuto che alcuni annunci erano così espliciti da non nascondere nemmeno ciò che le immagini intendevano promuovere.
NUOVI ANNUNCI RILEVATI ANCHE DOPO GLI AVVERTIMENTI
Secondo l'analisi, una parte significativa degli annunci rimandava ad applicazioni di "nudifying", che mostrano le persone come se fossero spogliate senza il loro consenso. È stato riferito che, dopo che Wired ha segnalato la questione ad Apple, l'applicazione denominata MaskAI è stata rimossa dall'App Store.
I ricercatori hanno dichiarato di aver trovato inizialmente circa due dozzine di annunci in violazione e di averne individuati altri 30 nelle ore successive alla richiesta di chiarimenti inviata da Wired a Meta. Questo fatto ha rafforzato l'accusa secondo cui il sistema ha continuato ad approvare annunci simili anche dopo che l'azienda era stata avvertita.
È stato inoltre sostenuto che alcuni annunci corrispondevano esattamente a contenuti che Meta aveva precedentemente rimosso per la stessa violazione. È emerso che la maggior parte degli account inserzionisti non aveva follower o ne aveva pochissimi; nelle informazioni sugli inserzionisti figuravano aziende con sede in Cina e un ex intermediario pubblicitario di Meta.

META: I CONTENUTI NON SONO CORRETTI, L'ACCESSO ERA LIMITATO
Meta, in una dichiarazione, ha affermato di non ritenere corretti i contenuti in questione e ha sostenuto che l'accesso agli stessi fosse limitato. L'azienda ha inoltre reso noto di aver rimosso 36 milioni di contenuti relativi ad abusi su minori nell'ultimo anno.
Tuttavia, il passato dell'azienda nel campo della sicurezza dei minori ha portato a discutere le nuove accuse in un contesto più ampio. Le fonti hanno ricordato che nel 2017 Meta riceveva oltre 50 mila segnalazioni di contenuti sessuali ogni mese e che, nel 2019, una modifica nel modo in cui Messenger condivideva le informazioni con le forze dell'ordine ha influenzato circa 7,5 milioni di segnalazioni di abusi su minori.
Nel 2021, ricerche interne trapelate avevano alimentato le polemiche sull'impatto di Instagram sulla salute mentale delle ragazze adolescenti. Nel 2023, il Wall Street Journal ha riportato uno studio congiunto condotto da Stanford e UMass Amherst, in cui si sosteneva che gli algoritmi di Instagram suggerissero e collegassero tra loro reti di account pedofili.

Anche nella causa intentata dalla Procura Generale del New Mexico erano emersi gli obblighi di Meta in merito alla protezione dei minori. Nel processo, conclusosi a marzo 2026, una giuria ha condannato Meta a pagare 375 milioni di dollari di risarcimento, con l'accusa di aver messo in pericolo i bambini e di aver ingannato l'opinione pubblica.
Le ultime accuse hanno riportato al centro del dibattito la questione di come immagini dannose generate dall'intelligenza artificiale possano superare i sistemi pubblicitari e se i meccanismi di moderazione automatica delle grandi piattaforme siano sufficienti in termini di sicurezza dei minori.
Fonte della notizia: 12punto
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