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Record di debito e tempesta sui mercati: dove sta andando il mondo?

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Pubblicato: 26.09.2026 06:00

Mentre il debito globale raggiunge livelli record, i mercati scontano da un lato la competizione nell'intelligenza artificiale e dall'altro il traffico diplomatico. Ma la vera domanda è: quanto è sostenibile questo scenario?

L'ultimo rapporto dell'Institute of International Finance (IIF) ha messo a nudo il peso che grava sull'economia mondiale: 365,5 trilioni di dollari. Questa cifra segna un picco storico in un'ampia gamma di settori, dal debito pubblico al carico delle società non finanziarie. Chi finanzierà questa montagna di debito e come? Ecco la vera preoccupazione dei mercati nelle ultime settimane.

Scena diplomatica: settimana critica a New York

L'81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York è teatro di un intenso lavoro diplomatico a livello di leader. Tuttavia, l'immagine di quest'anno è diversa dai soliti "messaggi di buona volontà". Si discute la creazione di un canale di notifica a raggio limitato tra Stati Uniti e Cina per evitare che un errore di calcolo legato all'intelligenza artificiale si trasformi in una crisi militare. La parte cinese afferma chiaramente che gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare le accuse infondate contro le aziende tecnologiche.

Sebbene dopo il vertice Trump-Xi siano arrivati messaggi positivi sul commercio, le righe tra le parole sono piene di incertezza. È stato annunciato che i team economici e commerciali dei due paesi hanno raggiunto un nuovo accordo comune; è stato inoltre sottolineato che il dialogo sull'intelligenza artificiale continuerà. Tuttavia, la portata dell'accordo rimane ignota. Arriveranno passi concreti su tariffe e minerali critici? Il disaccordo sulla questione di Taiwan mostra che la fragilità della relazione persiste. In breve, ci sono sorrisi al tavolo, ma il terreno rimane scivoloso.

In Medio Oriente, si parla di porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz con un accordo graduale. Il mercato petrolifero ha già reagito a questa notizia.

Petrolio e obbligazioni: tra due fuochi

Il petrolio Brent ha superato la soglia dei 108 dollari a causa delle preoccupazioni legate a Hormuz. Le tariffe record per il noleggio delle petroliere segnalano che la catena dei costi subirà un ulteriore rialzo. I mercati sono ora alle prese con due canali di inflazione contemporaneamente: una forte domanda interna e l'aumento dei costi energetici.

Negli Stati Uniti, i dati preliminari PMI di settembre hanno superato nettamente le aspettative, dimostrando che l'attività economica rimane solida. Ma questa forza rende difficile lo scenario di "atterraggio morbido" che i mercati vorrebbero vedere. Il fatto che i costi di produzione abbiano raggiunto il livello più alto dall'ottobre 2022 aumenta il timore che una crescita forte possa alimentare nuovamente le pressioni inflazionistiche. Risultato: si rafforza l'aspettativa che la Fed possa continuare con i rialzi dei tassi, il rendimento del titolo di Stato USA a 10 anni punta al 5,20% e la pressione di valutazione sulle azioni aumenta.

Sul fronte obbligazionario, il quadro è ancora più sorprendente. Negli Stati Uniti, il rendimento del titolo a 30 anni ha raggiunto il 5,48%, il livello più alto dal 2004, mentre quello a cinque anni ha superato il 5%, toccando i massimi dal 2007. Questo non può essere spiegato solo con le aspettative sulla Fed. La forte attività economica, l'inflazione alimentata dal petrolio, l'elevata spesa pubblica e l'intensa offerta di obbligazioni immesse sul mercato per finanziare il debito statunitense, che ha raggiunto i 40 trilioni di dollari, spingono contemporaneamente i tassi verso l'alto. Anche il picco dei tassi a lungo termine in Germania e Giappone mostra che gli investitori richiedono ora rendimenti reali più elevati per detenere debito a lungo termine. Anche se la Fed dovesse sospendere i rialzi dei tassi, un rapido ritorno ai vecchi livelli non sembra facile.

BIST-100: volatilità dei fondi ed equilibrio fragile

Con questo quadro globale, le cose sono ancora più complicate internamente. L'indice BIST-100 ha perso quasi il 3% dall'inizio della settimana. Tuttavia, ciò che è più degno di nota è che le azioni al di fuori del BIST-100 hanno subito perdite fino al 12% nello stesso periodo. Questa divergenza rivela che l'indice è sostenuto da pochi grandi titoli, mentre la base ampia mostra un aspetto molto più debole.

Tecnicamente, la fascia 13.000-13.500 era vista come un intervallo di indecisione. È notevole che l'indice sia sceso al di sotto di questa fascia. Non bisogna dimenticare che, finché si rimane al di sotto di quest'area, i rischi al ribasso potrebbero rimanere in primo piano. La domanda è: questo calo è solo il risultato dei venti globali o di una fragilità più strutturale creata dalla volatilità dei fondi a livello interno?

Fronte Turchia e calendario dei dati

Il Presidente Erdoğan è stato chiaro sulle accuse di manipolazione dei fondi: non c'è alcun rischio per il sistema finanziario o per l'economia turca, e i responsabili saranno chiamati a rispondere davanti alla legge. Mentre il Vicepresidente Cevdet Yılmaz prosegue con i programmi di investimento nazionali, il Ministro della Salute Kemal Memişoğlu è a New York per parlare a nome della Turchia all'Assemblea Generale dell'ONU.

All'estero, si attende una perdita di slancio negli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti. A luglio gli ordini totali erano aumentati dell'1,1%; questa volta si prevede una contrazione dello 0,3% nel dato principale. Tuttavia, non bisogna dimenticare che ordini grandi e irregolari come quelli degli aerei possono influenzare il dato principale. Pertanto, gli ordini esclusi i trasporti e le sottovoci che indicano gli investimenti aziendali forniranno un'idea più chiara sulla direzione dell'attività economica.

Anche l'indice di fiducia dei consumatori del Michigan è in calendario. La prima lettura aveva mostrato che l'indice era sceso da 51,7 di agosto a 47,8. Questo calo cambierà nel dato finale? Ancora più critico è se le aspettative di inflazione aumenteranno mentre la fiducia dei consumatori si indebolisce. Nell'ultimo sondaggio, l'aspettativa di inflazione a 1 anno era del 4,6%. Se le aspettative aumentano mentre la fiducia cala, la stretta della Fed tra crescita e stabilità dei prezzi si approfondirà ulteriormente.

Il rapporto 2026 del FMI rivela che l'economia globale ha mostrato resistenza agli shock geopolitici, ma le tensioni in Medio Oriente e il protezionismo commerciale stanno indebolendo le prospettive a medio termine. La Banca Centrale del Messico ha mantenuto i tassi fermi al 6,50%.

E poi?

Record di debito, ascesa dei rendimenti obbligazionari, andamento del petrolio e scacchi geopolitici... Tutti puntano contemporaneamente nella stessa direzione: incertezza. I mercati gioiscono da un lato per i dati forti, ma dall'altro temono che questa forza alimenti l'inflazione. Al tavolo diplomatico vengono inviati messaggi positivi, ma i passi concreti tardano ad arrivare. Per quanto riguarda la Turchia, il quadro diventa ancora più complesso quando alla volatilità dei fondi interni si aggiungono i venti globali.

La vera domanda è: quanto può resistere il mondo con questo carico di debito, questi livelli di tassi e queste tensioni geopolitiche? La risposta sarà determinata dai prossimi dati e dalle decisioni concrete che usciranno da New York.

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