Adnan Yılmaz scrive... La realtà del 50+1 e il CHP: non perdere di vista l'agenda principale
Adnan Yılmaz scrive... La realtà del 50+1 e il CHP: non perdere di vista l'agenda principale
IL CHP È LA MEMORIA STORICA DELLA REPUBBLICA E DELLA MODERNIZZAZIONE
Il CHP, fondato il 9 settembre 1923 da Mustafa Kemal Atatürk, è il partito politico più antico della Turchia. Grazie al suo ruolo di guida nel processo di fondazione della Repubblica di Turchia e alla sua capacità di garantire la transizione verso il sistema multipartitico, è considerato non solo un pilastro della storia politica turca, ma anche uno dei movimenti fondatori più radicati al mondo, operante in un ambito vasto che comprende la "Lotta Nazionale", la "costruzione dello Stato-nazione" e le "rivoluzioni repubblicane".
Il fatto che sia nato all'interno dei quadri che, nel corso del processo storico, non hanno accettato il mandato contro le potenze imperialiste dominanti, ma hanno impugnato la spada per opporsi, portando la "rivolta nazionale" alla vittoria e fondando lo Stato, ha trasformato il CHP da semplice partito politico in "memoria storica della Repubblica e della modernizzazione". Questa struttura, che funge tanto da orientamento politico quanto da assicurazione sociale, si basa su radici molto forti, definite in sociologia come "identità istituzionale fondante".
Proprio per questo motivo, nonostante le oscillazioni e le politiche errate che si verificano di tanto in tanto, il fatto che ampi segmenti della società, indipendentemente dal fatto che siano sostenitori del CHP o meno, rivolgano lo sguardo a questa struttura in ogni momento di crisi, e che il sostegno elettorale rimanga sostenibile, è dovuto principalmente a queste radici.
QUAL È L'AGENDA REALE?
Tuttavia, le discussioni avvenute recentemente all'interno dell'opposizione principale, contrariamente a questo passato radicato, si stanno plasmando più attorno alle persone che alle differenze di idee e programmi. Eppure, la forza dei partiti politici non deriva dalla lealtà verso determinati nomi, ma dalla capacità di unire la società attorno a obiettivi comuni.
Oggi, una parte significativa delle discussioni in corso si concentra più sulle divisioni tra le parti, alimentate anche dagli ambienti governativi, che sul futuro della Turchia. Questa situazione fa sì che l'agenda reale rimanga in secondo piano.
LOTTA INTERNA AL PARTITO O OBIETTIVO COMUNE?
C'è un'altra realtà che deve essere messa in discussione qui: la tendenza dell'opposizione principale, di fronte alle manovre operative, ad arrendersi a discorsi superficiali in stile tifo da stadio, invece di mettere in risalto le proprie risorse umane qualificate e la propria intelligenza politica.
In definitiva, la lotta interna al partito ha prevalso sullo scopo principale; nel processo di "neutralizzazione attraverso la divisione", potenzialmente mirato con la "nullità assoluta", è stata data una prova negativa che rivela quanto possa diventare fragile la struttura interna.
Eppure, la questione non è chi sia più forte all'interno del partito mentre ci si avvia verso le elezioni presidenziali che determineranno il destino del Paese, ma quale approccio trovi un riscontro reale nella società e quale candidato, in linea con tale approccio, sia il più adatto. L'unico terreno su cui si gareggia, che lo si accetti o meno, è quello del "Sistema di Governo Presidenziale".
Se esiste un forte orientamento nella società, ignorarlo o cercare di spostarlo in un'altra direzione spesso non porta al risultato sperato.
L'ELETTORATO NON È PROPRIETÀ DEGLI ATTORI POLITICI
Gli attori politici tendono spesso a sopravvalutare la propria influenza. Eppure, il comportamento elettorale può formarsi indipendentemente dagli equilibri interni al partito e dai calcoli politici.
Coloro che oggi si schierano attorno a nomi diversi non dovrebbero presumere di poter facilmente orientare un forte orientamento sociale che potrebbe emergere domani verso un altro candidato di loro preferenza.
Ad esempio, se attorno a un determinato candidato si è formato un forte riscontro sociale, come si è visto nell'esempio di "Mansur Yavaş", con un sostegno che va da destra a sinistra, tanto nella base del CHP quanto tra gli elettori dell'opposizione in generale, e persino in una parte dell'elettorato governativo; il fatto che i gruppi oggi divisi indichino domani un candidato diverso non significa che questo sostegno verrà trasferito nella stessa misura a quel candidato.
Si ignora il fatto che coloro che oggi sono divisi potrebbero essere costretti a unirsi attorno allo stesso candidato alla presidenza domani, se non al primo turno, almeno al secondo, e che nonostante ciò potrebbero avere difficoltà a controllare persino la propria base.
Perché, sebbene gli attori politici rappresentino gli elettori, gli elettori non sono di proprietà degli attori politici. La volontà della base e le preferenze dei quadri non procedono sempre nella stessa direzione. La nostra storia politica recente è piena di innumerevoli esempi di ciò. Cosa ancora più importante, è noto a tutti che in Turchia le preferenze elettorali cambiano in modo pragmatico anche in brevi intervalli di tempo.
50+1: PIÙ DI UNA GARA DI PARTITO
Le elezioni presidenziali non sono una normale competizione interna al partito. Il sistema del "50+1 per cento" rende necessari candidati e politiche in grado di ottenere il sostegno non solo dei partiti, ma di ampi segmenti della società. Per questo motivo, la questione non riguarda solo il potere interno al partito; ha una natura strategica tale da determinare la forma di governo e il futuro del Paese.
Se le divisioni in corso fossero causate da differenze ideologiche o da chiare divergenze nelle preferenze politiche tra i candidati, ciò potrebbe essere considerato un risultato naturale della politica democratica. Tuttavia, il quadro che appare oggi non è questo.
L'esistenza di pressioni operative multidimensionali sul CHP è nota all'opinione pubblica. Anche le discussioni sulla "nullità assoluta", emerse di recente, portano con sé il rischio di alimentare un quadro di opposizione effettivamente frammentato mentre ci si avvicina alle elezioni presidenziali.
Nonostante ciò, il fatto che l'opposizione principale, invece di mettere al centro la realtà del "50+1 per cento", si orienti verso accuse personali reciproche e regolamenti di conti interni al partito, alimenta le scintille lanciate da alcuni ambienti, facendo esattamente il gioco dei calcoli di "ingegneria politica" che hanno di fronte.
LA DOMANDA PRINCIPALE
Sembra che la capacità di leggere correttamente le reali aspettative dell'elettore, andando oltre le fazioni interne al partito, sia stata sacrificata alle lotte intestine.
I gruppi divisi possono cambiare le proprie posizioni; tuttavia, non possono cambiare le preferenze dell'elettore con la stessa facilità.
IL FUTURO DELLA REPUBBLICA È UNA QUESTIONE PIÙ GRANDE DEI CALCOLI INDIVIDUALI DEGLI ATTORI POLITICI
Per questo motivo, la domanda principale non è chi sostenga chi, ma cosa vuole la società e quanto correttamente questa volontà venga letta.
Il successo della politica si determina qui: non nel cercare di orientare la società con desideri soggettivi, ma nel leggere correttamente la direzione verso cui la società si sta muovendo e nel creare una via d'uscita comune basata su tale orientamento.
Il tentativo di molti profili, tra deputati, sindaci e candidati, che nutrono aspettative da una delle polarizzazioni che si differenziano all'interno per un motivo o per l'altro, di trovare un posto per sé, porta purtroppo con sé una mentalità "più realista del re" e approcci netti che tagliano completamente i ponti.
Speriamo che questa ricerca di fortuna personale e questo scenario divisivo vengano sostituiti al più presto da una consapevolezza di responsabilità storica e sociale.
Perché il futuro della Repubblica è una questione troppo grande per rientrare nei calcoli individuali di qualsiasi attore politico. A determinare le elezioni non saranno i calcoli interni al partito, ma la volontà della nazione.
Adnan Yılmaz
Fonte della notizia: 12punto
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