Dichiarazione di ex ministri e parlamentari contro il processo di 'Turchia senza terrorismo': 'Negoziare con un nemico sconfitto è una resa'
Un gruppo di 242 persone, tra cui ex ministri, parlamentari e rappresentanti della società civile, ha pubblicato una dichiarazione contro il processo di 'Turchia senza terrorismo'.
Il presidente della Confederazione delle famiglie dei martiri, Hamit Köse, l'ex vicepresidente della Grande Assemblea Nazionale Turca, Uluç Gürkan, insieme ad altri ex ministri e parlamentari, per un totale di 242 firmatari, hanno pubblicato una dichiarazione congiunta contro il processo di "Turchia senza terrorismo".
Tra i firmatari della dichiarazione figurano anche il presidente dell'Associazione del pensiero kemalista, Hüsnü Bozkurt, il presidente del Centro del pensiero nazionale, Hakan Paksoy, il presidente dell'Associazione di amicizia Turchia-Azerbaigian, Kürşat Karacabey, l'ex presidente dell'Istituto di lingua turca, il prof. dr. Bican Ercilasun, il segretario generale fondatore dell'Organizzazione degli Stati turchi, l'ambasciatore Halil Akıncı, e il prof. dr. İskender Öksüz.
Nel testo, pubblicato con il titolo "Il popolo turco dice 'No'", viene fatto riferimento alla disposizione costituzionale secondo cui "chiunque sia legato allo Stato turco da un vincolo di cittadinanza è turco". Nella dichiarazione, ponendo l'accento sui principi fondanti della Repubblica di Turchia e sulla sovranità nazionale, si esprime opposizione a iniziative che, secondo i firmatari, porterebbero alla divisione del Paese.
Nel testo si sostiene che definire il PKK semplicemente come "organizzazione terroristica" sia riduttivo, affermando che debba essere qualificato come "organizzazione terroristica separatista". Per questo motivo, viene espressa contrarietà a qualsiasi colloquio o negoziazione con i leader dell'organizzazione e le sue estensioni politiche sotto l'egida di una "Turchia senza terrorismo".
Nella dichiarazione si afferma che "negoziare con un nemico sconfitto è una resa", manifestando opposizione all'ipotesi di considerare il leader dell'organizzazione terroristica, attualmente detenuto, come un interlocutore, di conferirgli uno status o di concedere l'amnistia ai membri dell'organizzazione. Il testo sostiene che tali passi non porterebbero "onore o prestigio" ad alcuna istituzione statale, partito o gruppo.
Fonte della notizia: 12punto
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