Filosofia al cinema
Allontaniamoci un po' dall'attualità. Per farlo, mi rifugio spesso nella filosofia. Questa settimana propongo anche a voi una pausa di questo tipo.
Causalità, determinismo e fatalismo attraverso la trilogia di The Matrix
L'obiettivo principale del corso Movies and Philosophy (Cinema e Filosofia) che tengo presso un'università privata ad Ankara è quello di rendere la natura astratta e complessa dei testi filosofici più accessibile, udibile e visibile per gli studenti di oggi. Gli argomenti filosofici classici possono talvolta sembrare inaccessibili quando si superano i confini dei testi accademici; tuttavia, il cinema è un laboratorio di pensiero vivente che dà corpo e sostanza ai problemi ontologici ed epistemologici. In questo contesto, uno dei moduli più cruciali del corso è la settimana in cui, accompagnati dai film The Matrix (1999) e The Matrix Reloaded (2003), vengono messi sul tavolo i concetti di causalità (causality/causation), determinismo e fatalismo.
Causalità
Nel corso della storia della filosofia, la causalità è stata intesa come una necessità oggettiva che va oltre la semplice successione tra gli eventi. La classificazione di Aristotele delle cause materiali, formali, efficienti e finali (telos) suggerisce che la natura operi secondo un ordine finalistico. Tuttavia, la critica empirista radicale di David Hume ha scosso questo dogma: non osserviamo mai la "causa" in sé; la nostra mente sperimenta solo la successione e la correlazione regolare tra gli eventi. Secondo Hume, la causalità non è una realtà ontologica, ma un'abitudine della mente umana. Immanuel Kant, in risposta a questo scetticismo, invece di cercare la causalità nel mondo esterno, la colloca come una categoria trascendentale della mente umana che rende possibile l'esperienza (le discussioni sui termini "trascendente" e/o "trascendentale" nella letteratura turca sono estenuanti; qui sorvoliamo semplicemente).
Determinismo e illusione della scelta nell'universo di The Matrix
La trilogia di The Matrix porta queste discussioni filosofiche direttamente al centro della cultura popolare. Il secondo film della serie, The Matrix Reloaded, è pieno di personaggi che delineano i confini della causalità e del libero arbitrio con una chiarezza dogmatica.
Il personaggio del Merovingio sostiene che l'universo sia intessuto da una rigida catena di causa-effetto con queste parole:
"Causality. There is no escape from it. We are forever slaves to it. Our only hope, our only peace is to understand it, to understand the ‘why.’ Why is the only real source of power." [Causalità. Non c'è scampo. Ne siamo per sempre schiavi. La nostra unica speranza, la nostra unica pace è comprenderla, comprendere il 'perché'. Il 'perché' è l'unica vera fonte di potere.]
Queste righe sono un'espressione concisa del determinismo classico, in cui ogni azione è resa necessaria dalle cause che l'hanno preceduta. Certo, se parliamo di puro determinismo, sarebbe più ragionevole chiedere "perché" invece di "per quale motivo". Per ora, lasciamo perdere questo nuovo argomento di discussione. Secondo il Merovingio, il libero arbitrio è una dolce illusione prodotta da menti che non sono riuscite a comprendere la catena causale.
L'Oracolo e il paradosso della conoscenza
La frase che l'Oracolo dice a Neo stravolge la nostra percezione del tempo e del libero arbitrio:
"You didn’t come here to make a choice. You’ve already made it. You’re here to try to understand why you made it." [Non sei venuto qui per fare una scelta. L'hai già fatta. Sei qui per cercare di capire perché l'hai fatta.]
Questa espressione è in perfetta armonia con la prospettiva kantiana o con la teoria dell'universo a blocco. Il passato, il presente e il futuro esistono simultaneamente. Se il tempo non scorre linearmente, ma rimane come un "blocco", le scelte fatte da Neo sono già esistite; ciò che egli sperimenta è solo il camminare all'interno di questa realtà preesistente.
L'Architetto e il destino programmato
La scena dell'Architetto, punto culminante della serie, rivela il fallimento delle prime versioni di Matrix e il fatto che Neo sia in realtà un'anomalia matematica codificata affinché il sistema si riequilibri da solo. Qui il fatalismo, spogliandosi di una concezione teologica del destino, si trasforma in un determinismo cibernetico. Anche la ribellione di Neo fa parte di un ciclo previsto per la sostenibilità del sistema. Certo, molti di noi non riescono a separare il fatalismo dalla religione e dalle narrazioni religiose. Dopotutto, i punti di partenza sono gli stessi. Tuttavia, nella filosofia moderna, il fatalismo è pensato come separato dalla narrazione religiosa. Matrix offre un ottimo laboratorio anche per questo modo di pensare.
Pensare con il cinema
The Matrix non si limita a offrire agli studenti una fuga dal mondo astratto degli argomenti filosofici; tiene loro uno specchio che li costringe a interrogarsi sui limiti delle proprie strutture cognitive, delle percezioni temporali e delle pretese di libertà. Se la causalità non è altro che una costruzione mentale, se il tempo è solo un'illusione percettiva e le nostre scelte non sono altro che un blocco di codice pre-scritto, a cosa corrisponde esattamente la parola "svegliarsi"? Il cinema offre un esercizio mentale molto più potente dei testi teorici e, date le abitudini dell'uomo moderno, più semplice per porre e discutere queste domande.