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La nuova aula del tribunale nel processo contro l'IMM a Silivri solleva polemiche: la reazione di Dilek İmamoğlu

Dilek Kaya İmamoğlu, moglie di Ekrem İmamoğlu, ha criticato le condizioni della nuova aula nel processo contro l'IMM, ripreso dopo 40 giorni a Silivri, esprimendo crescenti preoccupazioni riguardo al diritto a un giusto processo.

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La nuova aula del tribunale nel processo contro l'IMM a Silivri solleva polemiche: la reazione di Dilek İmamoğlu

Il processo contro la Municipalità Metropolitana di Istanbul (IMM), ripreso dopo una pausa di 40 giorni, si sta svolgendo questa volta nella nuova aula costruita all'interno dell'Istituto Penitenziario Chiuso di Marmara. Nel processo, che vede imputate 414 persone, di cui 53 in custodia cautelare, e a cui è presente anche il candidato alla presidenza e sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, le condizioni dell'aula sono diventate oggetto di dibattito sia per le famiglie che per gli avvocati.

Dilek Kaya İmamoğlu, in un post sui social media, ha sottolineato che le condizioni nell'aula di tribunale mettono a rischio il principio del giusto processo. İmamoğlu ha dichiarato che le famiglie sono costrette a usare il binocolo per vedere i propri cari e che si sono creati ostacoli alla comunicazione tra gli avvocati e i loro assistiti.

Nel post di Dilek Kaya İmamoğlu si legge quanto segue:

“Oggi a Silivri è cambiata solo l'aula del tribunale. In un'aula dove le famiglie devono usare il binocolo per vedere i propri cari e gli avvocati faticano a comunicare con i propri assistiti, le nostre preoccupazioni riguardo a un giusto processo e all'effettiva amministrazione della giustizia sono ulteriormente aumentate.

È stata costruita un'enorme aula di tribunale, ma la condizione fondamentale della giustizia non è stata ancora garantita; non è chiaro quando e per quanto tempo Ekrem İmamoğlu, candidato alla presidenza per milioni di persone, potrà esercitare il suo diritto fondamentale alla difesa.

Vediamo che la pressione psicologica esercitata su di noi e sui nostri cari per un anno e mezzo continua, cambiando solo forma. Ma non smetteremo mai, nemmeno per un istante, di chiedere diritti, legge e giustizia.

Nonostante le aule che allontanano le persone, le pratiche che limitano i diritti fondamentali e il disprezzo per la legge, continueremo la nostra lotta per una Turchia in cui la giustizia operi in modo equo e completo per tutti.”

È stato osservato che le preoccupazioni riguardanti il giusto processo e i diritti fondamentali, emerse frequentemente durante il processo in corso da circa un anno e mezzo, si sono intensificate dopo l'apertura della nuova aula. Le famiglie e gli avvocati che seguono il caso sostengono che le condizioni fisiche limitino il diritto alla comunicazione e alla difesa.

L'attenzione è ora rivolta alle prossime fasi del processo, che si sta svolgendo presso la 33ª Corte d'Assise di Istanbul.


Fonte della notizia: 12punto