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Deniz Yavuzyılmaz (CHP): Persa la causa arbitrale a Parigi, si apre la strada a una sanzione da 1,471 miliardi di dollari

Il vicepresidente del CHP, Deniz Yavuzyılmaz, ha sostenuto che la Corte d'Appello di Parigi ha respinto il ricorso presentato dalla Turchia per annullare la decisione della Corte Arbitrale Internazionale, che aveva condannato Ankara a pagare un risarcimento di 1 miliardo e 471 milioni di dollari in relazione all'oleodotto Iraq-Turchia. Yavuzyılmaz ha affermato che la sentenza del tribunale, di cui dichiara di essere entrato in possesso, dà il via al processo di riscossione della sanzione arbitrale.

Deniz Yavuzyılmaz (CHP): Persa la causa arbitrale a Parigi, si apre la strada a una sanzione da 1,471 miliardi di dollari

Il vicepresidente del CHP, Deniz Yavuzyılmaz, ha rilasciato alcune dichiarazioni significative sul suo account social in merito al processo di arbitrato internazionale che la Turchia sta affrontando a causa dell'oleodotto per il petrolio greggio Iraq-Turchia.

Yavuzyılmaz ha sostenuto di aver accertato, tramite documenti ufficiali in suo possesso, che la Corte d'Appello di Parigi ha respinto il ricorso presentato per l'annullamento della sentenza della Corte Arbitrale Internazionale, che aveva condannato la Turchia al pagamento di 1 miliardo e 471 milioni di dollari. Nel suo post, Yavuzyılmaz ha precisato che la decisione si basa sulla sentenza della Corte d'Appello di Parigi del 10 marzo 2026, condividendo con l'opinione pubblica sia l'originale in francese della sentenza che la sua traduzione in turco.

Yavuzyılmaz (CHP) ha dichiarato che, a seguito di tale decisione, "è iniziato il conto alla rovescia per il pagamento della sanzione arbitrale di 1 miliardo e 471 milioni di dollari".

Storia del processo

Alla base della controversia legale che dura da molti anni tra l'Iraq e la Turchia vi è il trasporto di petrolio greggio attraverso il Governo Regionale del Kurdistan iracheno.

Il governo centrale iracheno aveva fatto ricorso all'arbitrato internazionale nel 2014, sostenendo che la Turchia avesse violato l'accordo sull'oleodotto per il petrolio greggio Iraq-Turchia del 1973, trasportando il petrolio del Governo Regionale del Kurdistan verso i mercati mondiali attraverso il porto di Ceyhan senza l'approvazione di Baghdad.

Al termine di un processo durato circa nove anni, la Corte Arbitrale Internazionale, nella sentenza emessa il 13 febbraio 2023, ha condannato la Turchia a pagare all'Iraq un risarcimento netto di 1 miliardo e 471 milioni di dollari, con la motivazione che Ankara aveva consentito il trasporto di petrolio senza l'approvazione del governo centrale iracheno tra il 21 maggio 2014 e il 30 settembre 2018.

Dopo la sentenza, il flusso di petrolio era stato interrotto e per lungo tempo sono state condotte negoziazioni tra Turchia e Iraq per creare una base per un nuovo accordo. Nello stesso periodo, Ankara aveva annunciato di aver presentato un ricorso per l'annullamento presso la Corte d'Appello di Parigi, sostenendo che la decisione arbitrale fosse contraria al diritto.

Yavuzyılmaz: "Il ricorso per l'annullamento è stato respinto"

Deniz Yavuzyılmaz, nella sua dichiarazione, ha sostenuto che la Corte d'Appello di Parigi ha respinto il ricorso presentato dalla Turchia, rendendo così legalmente valida la decisione arbitrale.

L'esponente del CHP ha affermato che tale risarcimento non dovrebbe essere pagato con fondi pubblici, ma "dovrebbe essere riscosso dal patrimonio personale del presidente dell'AKP e capo dello Stato Recep Tayyip Erdoğan e dei relativi dirigenti dell'AKP che ne sono responsabili".

Le precedenti dichiarazioni del governo

Dopo l'annuncio della decisione arbitrale, il Ministero dell'Energia e delle Risorse Naturali e la BOTAŞ avevano dichiarato che la sentenza conteneva anche risultati favorevoli alla Turchia e che, a seguito dei calcoli, l'importo netto da pagare sarebbe stato inferiore alle cifre inizialmente riportate. Ankara aveva inoltre annunciato che avrebbe esercitato i propri diritti di ricorso legale contro alcune parti della sentenza e che, in tale contesto, era stato presentato un ricorso per l'annullamento in Francia.

Al momento della pubblicazione di questa notizia, non è stata rilasciata alcuna nuova dichiarazione ufficiale da parte del governo o delle istituzioni competenti in merito alla decisione della Corte d'Appello di Parigi.


Fonte della notizia: 12punto

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