L'invecchiamento non è un processo che può essere letto solo attraverso le rughe, i capelli bianchi o il rallentamento fisico. La scienza della longevità si concentra oggi su una domanda più fondamentale: il corpo umano invecchia a causa dei danni che si accumulano nel tempo, o dietro l'invecchiamento ci sono meccanismi regolatori più profondi che alterano il funzionamento biologico?
Anche il dibattito sollevato da Nicklas Brendborg nel suo libro Jellyfish Age Backwards si basa su questa distinzione. Perché a seconda di come viene definita la causa dell'invecchiamento, si modella anche l'approccio scientifico sviluppato per contrastarlo. Molte funzioni, dalla forza muscolare alla resistenza ossea, dall'elasticità dei vasi sanguigni al sistema immunitario, cambiano nel tempo; tuttavia, la velocità di questo cambiamento varia da persona a persona.
Uno dei punti sottolineati dal libro è che eliminare una singola malattia non risolve automaticamente le altre fragilità legate all'invecchiamento. Si sottolinea che, anche se si potessero curare grandi rischi come il cancro o le malattie cardiovascolari, in età avanzata il corpo potrebbe rimanere più vulnerabile ad altre patologie. Per questo motivo, l'obiettivo nel campo della longevità non è visto solo come la cura delle singole malattie, ma come la comprensione dei processi biologici che preparano il terreno per molte di esse.
DUE STRADE PRINCIPALI NELLA RICERCA SULL'INVECCHIAMENTO
La ricerca in questo campo procede grossomodo su due binari. Il primo approccio spiega l'invecchiamento come l'incapacità di riparare adeguatamente i danni cellulari e tissutali accumulati nel tempo. Secondo questa visione, l'obiettivo scientifico è ridurre i danni, rafforzare i meccanismi di riparazione e mantenere la capacità funzionale del corpo più a lungo.
Il secondo approccio mette in discussione il ruolo dei programmi biologici e dei processi regolatori nell'invecchiamento. Se l'invecchiamento non è solo un logorio passivo, ma anche il risultato di un funzionamento biologico che cambia, intervenire su questi processi potrebbe riorganizzare la capacità di auto-manutenzione del corpo. Gli esempi riportati da Brendborg attraverso api, polpi e vermi da laboratorio non sono considerati prove di ringiovanimento negli esseri umani, ma indizi che suggeriscono come la durata della vita possa essere correlata a regolazioni biologiche.
Anche la prospettiva evolutiva è una parte importante di questo dibattito. La selezione naturale non agisce come un meccanismo perfetto che proteggerà il corpo per sempre. Alcune caratteristiche che offrono vantaggi in giovane età possono avere un costo in età avanzata. Una caratteristica biologica che aumenta le possibilità di riproduzione e sopravvivenza nelle prime fasi della vita può essere trasmessa di generazione in generazione, nonostante i suoi effetti negativi che emergono negli anni successivi.
Un altro tema del dibattito sulla longevità è la risposta del corpo allo stress. Il concetto di "ormesi", trattato da Brendborg, spiega che determinati stress, se somministrati in dosi appropriate, possono innescare meccanismi di difesa e riparazione. L'esercizio fisico ne è l'esempio più noto: durante il movimento, i muscoli e le cellule vengono messi sotto sforzo, e il successivo processo di recupero contribuisce a una risposta più forte da parte del corpo.
Questo approccio richiede anche una valutazione più attenta delle convinzioni comuni sugli antiossidanti. Sebbene i radicali liberi siano stati descritti per lungo tempo solo come molecole che danneggiano le cellule, alcuni di essi svolgono un ruolo nella comunicazione cellulare e nelle risposte di difesa. Pertanto, l'idea che "più antiossidanti ci sono, meglio è" risulta scientificamente troppo semplicistica. La ricerca non supporta chiaramente l'aspettativa che gli integratori antiossidanti prolunghino la vita; in alcuni casi, vengono segnalati anche potenziali rischi.
Al punto in cui è arrivata la scienza della longevità, emergono domande migliori piuttosto che risposte certe. Nel valutare le affermazioni volte a fermare o rallentare l'invecchiamento, è necessario mettere in discussione non solo i risultati promessi, ma anche le prove con cui si intende raggiungerli. In questo campo, dove persistono incertezze scientifiche, l'obiettivo comune è trovare modi per preservare più a lungo la resilienza e la capacità di adattamento del corpo.
Fonte della notizia: 12punto