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Home > Autori > Av. Cenk Özdağ > Calpestare i morti

Calpestare i morti

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Pubblicato: 07.06.2025 09:07

È emerso con l'ascesa dei social media: le persone calpestano i morti.

È aumentato il comportamento di calpestare i defunti dei propri nemici, di coloro che si criticano o da cui si è subito un'oppressione, quasi per disturbare la loro memoria e i loro cari.

Forse è sempre esistito, ma ora è diventato più visibile.

Qual è la ragione di tutto ciò?

Le persone, a modo loro, "invocano giustizia". Parlano male del defunto affinché le sue azioni non vengano dimenticate, o meglio, affinché non vengano dimenticati i torti subiti, e affinché chi lo amava soffra e sappia di essere anch'egli colpevole.

Ma perché questa strada?

In realtà, questo lamento, questa invocazione, questa maledizione nascono dalla paura che la giustizia non si compia.

Per un credente con una fede solida nell'aldilà, ricorrere a questo metodo non ha senso. Eppure, vediamo che anche persone che si dicono dotate di una fede apparentemente salda intraprendono questa strada. Presentano la morte di qualcuno come un atto "benedetto" di Dio, come se un qualsiasi atto di Dio potesse non essere benedetto.

La vera ragione per maledire i morti è, in fondo, la rabbia per la mancata realizzazione della giustizia in questo mondo.

Quando la giustizia crolla, tutto crolla. La bontà, il coraggio, la verità... Alla fine, viene meno anche il gesto di "invocare misericordia" per il defunto, e persino un dignitoso silenzio sembra troppo.

Insultare il defunto è il modo più semplice per non rimanere indifferenti all'ingiustizia di questo mondo.

Il morto non subisce danni dagli insulti. Ma finché si troverà conforto in questo, temo che l'affermazione della giustizia nel mondo tarderà ad arrivare.

Con l'auspicio che si possa costruire una giustizia in cui non chiediamo conto alle persone, ma alle loro azioni, e in cui riusciamo a prevenire le azioni negative...

Buona festa.

Che la giustizia non sia sacrificata alla nostra rabbia!

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