In Kenya, Paul Mackenzie, leader del gruppo noto come "setta della fame", è stato condannato a 200 anni di carcere dall'Alta Corte di Mombasa. Mackenzie era accusato di aver manipolato i suoi seguaci con la promessa che, se fossero morti di fame, avrebbero "incontrato Gesù Cristo" e "raggiunto il paradiso".
Il tribunale ha stabilito che Mackenzie dovrà scontare un totale di 200 anni di reclusione, di cui 100 per omicidio e 100 per reati legati alla privazione di cibo. Il processo ha riguardato le accuse relative alla morte di 190 bambini e 1 adulto.
Durante il processo, Mackenzie ha respinto le accuse a suo carico, sostenendo di non aver mai costretto i suoi seguaci a digiunare. Tuttavia, la corte non ha accolto questa tesi. Nella sentenza è stato stabilito che Mackenzie aveva indotto i suoi seguaci a digiunare fino alla morte e che egli porta la responsabilità penale primaria per gli eventi.
Il giudice ha dichiarato che la pena inflitta è giusta e appropriata, sia per prevenire reati simili, sia per inviare il messaggio che tali azioni saranno punite con le sanzioni più severe consentite dalla legge.
La Commissione nazionale per i diritti umani del Kenya aveva annunciato che un totale di 448 persone hanno perso la vita negli eventi. Nelle udienze tenutesi il mese scorso, anche 28 complici di Mackenzie sono stati condannati a pene detentive variabili tra i 10 e i 160 anni, a seconda della gravità dei loro reati.
L'evento, noto come il "massacro di Shakahola", è emerso nel 2023 quando, durante le ricerche condotte nella foresta di Shakahola, nella regione di Kilifi in Kenya, sono stati rinvenuti i corpi senza vita di centinaia di persone, suscitando un vasto eco nell'opinione pubblica mondiale.
Fonte della notizia: 12punto