Il sermone del venerdì del Diyanet: le persone continuano a lottare per la propria esistenza
Nel sermone del venerdì di questa settimana, la Presidenza degli Affari Religiosi (Diyanet) ha lanciato un appello a prendersi cura degli orfani, intitolato "Ogni orfano è un affidamento". Nel sermone è stato sottolineato che a Gaza e in diverse aree geografiche i bambini perdono la vita o rimangono orfani a causa delle guerre, affermando che "è nelle nostre mani essere la voce degli oppressi".
Nel sermone del Diyanet è stato raccontato l'episodio in cui il profeta Maometto si prese cura dei tre figli rimasti orfani dopo il martirio di suo cugino, Ja'far ibn Abi Talib.
È stato citato l'hadith del profeta Maometto riguardo a coloro che si prendono cura degli orfani: "Io e colui che si prende cura di un orfano saremo così, fianco a fianco, in Paradiso".
"A Gaza e in diverse aree geografiche le persone continuano a lottare per la propria esistenza"
Nel sermone sono state utilizzate le seguenti espressioni: "Mentre una parte della nostra geografia del cuore è in fiamme, dall'altra parte possiamo dimenticare che l'oppressione continua. Possiamo cadere nell'illusione che l'oppressione finisca quando gli schermi smettono di trasmettere le notizie". Affermando che a Gaza e in diverse aree geografiche le persone lottano per la propria esistenza, il sermone prosegue: "Ancora oggi, centinaia di bambini perdono la vita sotto le bombe dei tiranni o rimangono orfani e senza genitori".
Nel sermone, citando le parole di un bambino nel mezzo della guerra, "Qui da noi i bambini non crescono", sono state incluse le seguenti frasi: "Tuttavia, è chiaro che l'umanità non potrà essere in pace in un mondo in cui i bambini non possono crescere e i parchi giochi diventano cimiteri". Sottolineando che gli orfani faticano a trovare una mano amorevole, il sermone ha evidenziato che prendersi cura degli orfani, proteggerli e sostenerli è la sunnah del profeta Maometto.
"È nelle nostre mani essere la voce degli oppressi"
Nel sermone è stato espresso che, oltre agli orfani lasciati dai parenti e dai vicini, devono essere protetti anche "gli orfani che cercano di aggrapparsi alla vita nelle geografie oppresse". Affermando che "la compassione non ha confini geografici", il sermone prosegue: "Essere una comunità (Ummah) significa essere uniti, proteggere il legame di fratellanza. Forse oggi non è in nostro potere fermare le guerre. Tuttavia, è nelle nostre mani prepararci per il domani e raggiungere la forza per stroncare le ambizioni dei tiranni. È nelle nostre mani non dimenticare, non diventare insensibili ed essere la voce degli oppressi".
Affermando che gli orfani non devono essere lasciati soli e richiamando l'attenzione sul comando "Non maltrattare l'orfano", il sermone ha invitato i musulmani ad aprire le proprie case e i propri cuori agli orfani, a diventare famiglie affidatarie quando necessario e a fornire sostegno materiale e spirituale.
Il sermone si è concluso con l'hadith: "La casa migliore tra le case dei musulmani è quella in cui si trova un orfano che viene trattato bene".
Fonte della notizia: 12punto
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