La sindaca di Üsküdar, Sinem Dedetaş, arrestata 68 giorni fa nell'ambito delle operazioni contro le municipalità, ha condiviso un nuovo messaggio dal carcere. Dedetaş, detenuta nel carcere di Karatepe a Çorlu, ha dichiarato che le lettere di solidarietà inviatele le danno forza nelle condizioni carcerarie.
Nel suo messaggio, Dedetaş ha affermato di essere al suo 68° giorno di detenzione, aggiungendo: “Non vi annoierò descrivendo le condizioni di questo posto. Voglio parlarvi di qualcosa di bello: le vostre lettere di solidarietà. Sono letteralmente una fonte di forza per resistere”.
Dedetaş ha anche condiviso la storia di un “oya” (pizzo tradizionale) contenuta in una delle lettere ricevute. Nella lettera, si è sottolineata la solidarietà prendendo spunto dalla natura del girasole che si volge verso il sole; viene raccontato che quando un girasole si ammala, gli altri girasoli intorno a lui voltano il loro volto non verso il sole, ma verso il compagno che sanno aver bisogno di energia.
Nella lettera si legge: "Che il vostro capo non si chini mai; le nostre preghiere, la nostra fede e le nostre buone energie sono rivolte a voi. Le nostre giornate iniziano con pazienza e amore. Finché non sarete liberi, il nostro volto sarà rivolto verso di voi..."
Ecco il messaggio di Dedetaş:
"Oggi è il mio 68° giorno in carcere. Non vi annoierò descrivendo le condizioni di questo posto. Voglio parlarvi di qualcosa di bello: le vostre lettere di solidarietà. Sono letteralmente una fonte di forza per resistere. Aiutano molto a superare la solitudine, la nostalgia e il senso di ingiustizia che provo qui. Ognuna di esse ha un valore inestimabile.
LA STORIA ARRIVATA CON UN 'OYA'
Ringrazio ognuno di voi dal profondo del cuore. Oggi ho voluto condividerne una con voi. Contiene una storia che arriva insieme a un 'oya', una delle più belle espressioni dell'artigianato della nostra cultura:
'...Sono uno dei milioni di persone che credono che siate stati vittime di un'ingiustizia nei giorni difficili che il nostro Paese sta attraversando. Cerchiamo di starvi accanto sia con le nostre preghiere che con la nostra resistenza. Vi descriverò la nostra situazione con una storia di oya. Allego alla mia lettera l'oya di cui vi racconterò la storia.
Il girasole ha nomi come 'günebakan' (colui che guarda il sole), 'gündöndü', 'günçiçeği', 'günetepen', 'günaşık'. Credo che il fatto che volga il volto verso il sole gli abbia fatto guadagnare questi nomi. Una delle caratteristiche dei girasoli è questa: quando uno di loro si ammala, gli altri girasoli intorno a lui non voltano il volto verso il sole, ma verso il compagno che sanno aver bisogno di energia. Con le loro energie attuali, quasi come una rete micorrizica, gli trasmettono forza curativa; finché non riescono a fargli rialzare il capo.
"CHE IL VOSTRO CAPO NON SI CHINI MAI"
Che il vostro capo non si chini mai; le nostre preghiere, la nostra fede e le nostre buone energie sono rivolte a voi. Le nostre giornate iniziano con pazienza e amore. Finché non sarete liberi, il nostro volto sarà rivolto verso di voi...'
Sentire e percepire tutto questo è così importante! Con affetto a tutti gli amici e a tutte le sorelle che hanno il volto rivolto verso di noi e che ci inviano i loro sentimenti di solidarietà e le loro preghiere..."
Fonte della notizia: 12punto