Non ho il coraggio di guardarti in faccia!
Mustafa Kemal Atatürk, che oggi ricordiamo con rispetto e nostalgia, è come la nostra salute.
Ne comprendiamo l'importanza solo quando la perdiamo…
È come un dente, per esempio. Non ne apprezziamo il valore nei giorni normali, ma basta un piccolo dolore perché il nostro mondo si oscuri!
Oppure…
Vivere senza Atatürk è come il dolore che ci prende alle gambe quando ci mettiamo a letto per dormire!
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La sua assenza è la nostra sete… Ti fa desiderare di bere a sazietà!
È come restare nudi nel gelo dell'inverno!
È la nostra solitudine; sentiamo un vuoto profondo nel petto…
Vivere senza Atatürk è come rami secchi; ricorda sempre gli alberi che un tempo erano carichi di frutti…
È terra che si spacca. Quando chiudi gli occhi, vedi le spighe ingiallite che ondeggiano al vento…
È un bambino rimasto senza madre…
Un bambino con il giocattolo rotto…
Un giovane abbandonato dalla persona amata…
Un padre licenziato dal lavoro…
Una madre a cui è stato tolto il latte…
Non ne conosciamo il valore finché c'è, ma la sua assenza fa un male mortale.
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È, ad esempio, il caso di oltre 800 mila bambine a cui non è permesso andare a scuola…
Sono gli apprendisti costretti a lavorare illegalmente in età scolare.
È inoltre la tuta da operaio indossata al posto del grembiule scolastico bianco e nero…
È l'insegnante che non riesce a ottenere un incarico; colui che ha consumato i gomiti sui libri per anni ma non può ricongiungersi ai suoi alunni!
È un'istruzione senza "spirito nazionale"…
È il nostro giuramento che non viene fatto recitare, il nostro inno che non viene fatto cantare, la nostra sigla "T.C." (Repubblica di Turchia) che viene rimossa!
È una sanità senza medici; quella in cui ti dicono: "Andate dove volete"!
Vivere senza Atatürk è un inverno rigido; ti congela dentro!
È l'oscurantismo di chi critica la tua gonna sull'autobus.
È il fanatismo che interferisce con il tuo stile di vita, l'arroganza che ignora le leggi, la sfacciataggine di chi usa Dio come copertura per ogni tipo di malvagità.
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Gli ingranaggi dell'industria che si fermano…
Le ciminiere delle fabbriche che non fumano più…
Il patrimonio nazionale svenduto come se fosse roba di papà…
È la SEKA, demolita per far posto a un parco sul suo terreno; da paese che esportava carta, siamo arrivati a doverla importare!
È la Sümerbank chiusa; con i suoi tessuti colorati…
È la Beykoz Deri Kundura demolita, che teneva i piedi così al caldo!
Sono le fabbriche di farina, gli zuccherifici, le miniere svendute!
È l'agricoltore incoraggiato a non produrre, anziché a produrre.
È mancanza di pianificazione, di programmi, è spreco…
Sono i palazzi abusivi costruiti al posto di fattorie esemplari fondate con mille fatiche su terre aride!
È il condono 2-B che chiude un occhio sui saccheggiatori, sono le sanatorie edilizie e fiscali!
È la volgarità di chi cerca l'onore non nel benessere del proprio popolo, ma in edifici sfarzosi!
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Vivere senza Atatürk non significa essere autosufficienti, ma dipendere dagli altri…
È una repubblica senza popolo basata non sulla volontà popolare ma su uomini soli al comando, giornalisti privati della libertà e rinchiusi in prigione, soldati fatti prigionieri, procuratori traditori della patria dotati di auto di servizio blindate!
È una magistratura senza legge, una giustizia ingiusta!
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Oggi, alle nove e cinque…
Come sempre, terrò le mani lungo i fianchi e starò in piedi, dritto.
Ricorderò con amore e nostalgia quel grande uomo che ha fatto di noi ciò che siamo.
E ancora, come sempre, due lacrime scenderanno dai miei occhi ormai quasi secchi…
Ma questa volta non piangerò per lui.
Le mie lacrime scorreranno per ogni ricchezza che ci ha lasciato e che non siamo stati in grado di proteggere.
Proverò esattamente ciò che sento quando mi fa male un dente, quando sento fitte alle gambe o al collo.
Dirò "Ah", "Ah… Non ho saputo apprezzare quei giorni di salute!"
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Questa volta non ti dirò "Riposa in pace"…
Non ho il coraggio di guardarti in faccia!