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Il dramma della generazione NEET sul primo gradino della scala professionale

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Pubblicato: 17.10.2026 06:00

Dando un'occhiata al rapporto di ottobre 2026 del Fondo Monetario Internazionale (FMI), due concetti emergono frequentemente: "vulnerabilità" e "resilienza". Tuttavia, dietro questi termini altisonanti dell'economia globale si cela la scoperta più sorprendente e sconvolgente del rapporto: la generazione NEET.

Milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono una formazione professionale... Questa massa invisibile, ma che cresce come una valanga, costituisce una parte enorme della popolazione giovanile globale e, purtroppo, il quadro si fa sempre più grave ogni anno che passa.

Cosa sono, e cosa non sono, i NEET?

Il termine NEET, acronimo dell'espressione inglese "Not in Education, Employment, or Training" (né occupati, né inseriti in percorsi di istruzione o formazione), definisce una gioventù completamente esclusa dal sistema. Tuttavia, non bisogna confondere questa condizione con la classica "disoccupazione". La persona disoccupata è qualcuno che cerca attivamente un lavoro e desidera entrare nel processo produttivo. I NEET, invece, includono giovani che hanno rinunciato a cercare lavoro, che hanno perso la speranza e che sono rimasti, in un certo senso, fuori dalla porta.

Secondo l'ultimo rapporto dell'FMI, oggi nel mondo ci sono ben 670 milioni di giovani in questa categoria. Questa cifra rappresenta una percentuale spaventosa, pari a un quinto della popolazione giovanile totale del nostro pianeta. Inoltre, il problema non riguarda solo i paesi in via di sviluppo; anche in economie ad alto reddito come Francia, Italia e Spagna, il tasso di NEET sta salendo rapidamente.

Le amare verità rivelate dai numeri

Guardando più da vicino il quadro, le dimensioni della crisi appaiono molto più chiare. Mentre nei paesi sviluppati i tassi di NEET aumentano in modo significativo, nei paesi a basso reddito le percentuali sembrano più basse sulla carta. Tuttavia, ciò non significa che in quei paesi le cose vadano bene; al contrario, i giovani risultano statisticamente "occupati" per forza di cose, poiché lavorano in impieghi informali e precari.

Il vero pericolo è nascosto nelle proiezioni future. Secondo i dati condivisi dal presidente della Banca Mondiale, Ajay Banga, nei prossimi 10-15 anni 1,2 miliardi di giovani entreranno nel mercato del lavoro. Tuttavia, il numero di posti di lavoro che l'economia globale dovrebbe creare nello stesso periodo è di soli 400 milioni. In altre parole, nel prossimo futuro ci troveremo di fronte a un enorme deficit occupazionale di 800 milioni di posti.

L'intelligenza artificiale è alle porte: i gradini della carriera stanno scomparendo?

Allora, perché la popolazione giovanile si trova in prima linea nella crisi? Gran parte della risposta risiede nella rivoluzione dell'intelligenza artificiale. La direttrice operativa dell'FMI, Kristalina Georgieva, riassume questo processo come uno "tsunami che avanza lentamente". L'intelligenza artificiale influenzerà direttamente circa il 40% dei posti di lavoro in tutto il mondo, e il 60% nei paesi sviluppati. I compiti routinari e ripetitivi che i giovani svolgono all'inizio della loro vita lavorativa vengono ora gestiti dagli algoritmi in pochi secondi.

Come sottolineato anche da Georgieva, i giovani iniziano solitamente il loro percorso professionale con mansioni di routine e salgono di livello man mano che acquisiscono esperienza. Tuttavia, se quei primi gradini scompaiono, diventa impossibile scalare la carriera. Anche la preoccupazione comune espressa durante gli incontri FMI-Banca Mondiale va in questa direzione: la rapida scomparsa delle posizioni di livello base sta bloccando il percorso di sviluppo professionale dei giovani.

Dov'è la soluzione?

Il rapporto è lontano dal fornire una ricetta olistica diretta per la crisi dei NEET. Gli "aiuti temporanei" menzionati dall'FMI potrebbero fungere da cerotto a breve termine; tuttavia, questa generazione ha bisogno di soluzioni radicali e strutturali piuttosto che di sostegni simbolici.

Poiché il settore privato, che fornisce dal 75 all'85% dell'occupazione, può assorbire 1,2 miliardi di giovani solo attraverso investimenti strategici e fornendo loro competenze digitali e analitiche di nuova generazione. Nel nuovo mondo trasformato dall'intelligenza artificiale, invece di cercare di preservare i ruoli tradizionali, dobbiamo implementare rapidamente questa trasformazione delle competenze.

Conclusione: sta arrivando una generazione perduta?

I dati del rapporto dell'FMI mostrano che dietro la visione di "resilienza" di cui l'economia globale si vanta tanto, si nasconde una profonda crisi umana. Mentre i tassi di crescita salgono e i grafici diventano verdi, milioni di giovani vengono trascinati fuori dalla vita.

La reazione degli studenti che oggi riempiono le strade di Parigi non è altro che il grido di questa maggioranza silenziosa di 670 milioni di persone. Mentre i rapporti analizzano la "resilienza" sui tavoli, i giovani in strada urlano: "Stiamo pagando noi il prezzo di questo sistema".

Ora è il momento di porsi la domanda fondamentale: se perdiamo una generazione, quale tasso di crescita economica potrà colmare il vuoto che essa lascia?

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