La presenza da combattimento delle forze della coalizione a guida statunitense in Iraq termina il 30 settembre. Il ritiro delle truppe della coalizione, presenti nel Paese dopo l'invasione guidata dagli Stati Uniti nel 2003 e l'intervento internazionale avviato nel 2014 contro l'ISIS, è stato annunciato dall'amministrazione di Baghdad come un "punto di svolta storico".
Il Ministero della Difesa iracheno ha dichiarato che l'esercito e le unità di intelligence hanno raggiunto la capacità di proteggere i confini del Paese. Nella dichiarazione del Ministero è stata utilizzata l'espressione: "La data del 30 settembre 2026 non è affatto uguale a quella del 30 settembre 2014".
Nella nota, mentre si sottolinea che le forze di sicurezza irachene stanno conducendo un ampio dispiegamento sul campo, è stato posto l'accento sulla sicurezza delle frontiere, sulla capacità di intelligence e sulle attività economiche. L'amministrazione di Baghdad definisce il 1° ottobre come una nuova era per il Paese.
Mentre il governo annuncia che non rimarranno elementi militari stranieri nel Paese, si fanno anche valutazioni sul fatto che il ritiro non significhi la fine totale di ogni presenza statunitense in Iraq. Si ipotizza che gli Stati Uniti possano mantenere nel Paese limitati elementi di difesa aerea e unità speciali per proteggere le proprie strutture diplomatiche a Baghdad e a Erbil.
Mentre per le strade di Baghdad compaiono manifesti che portano il messaggio di "piena sovranità", si riferisce che le ultime spedizioni sono in corso presso le basi militari. Gli analisti ritengono che Washington stia attuando un riposizionamento strategico nella regione, spostando la propria presenza militare verso basi in Giordania e nei Paesi del Golfo.
Fonte della notizia: 12punto