Secondo l'agenzia di stampa ufficiale sudanese SUNA, il governo del Sudan ha annunciato di aver risposto all'appello degli Stati Uniti per lo svolgimento di negoziati a Ginevra, in Svizzera, tra l'esercito e le Forze di Supporto Rapido (RSF), in conflitto nel Paese da oltre 15 mesi.
Nella dichiarazione si afferma che, nella risposta inviata all'amministrazione statunitense, si legge: "Il governo sudanese è aperto a qualsiasi tipo di negoziato volto a porre fine all'occupazione di città e villaggi da parte delle RSF, a revocare l'assedio e ad aprire corridoi umanitari".
Sottolineando la necessità di colloqui preliminari con gli Stati Uniti su agenda, partecipanti e altri dettagli prima dei negoziati, la dichiarazione ha evidenziato che le trattative dovrebbero basarsi sull'accordo raggiunto a Gedda, in Arabia Saudita.
Nella nota è stato precisato che "non è possibile avviare i negoziati senza che vengano soddisfatte le condizioni stabilite nella Dichiarazione di Gedda, come il ritiro (delle RSF) dalle case dei cittadini".
Affermando che le RSF compiono attacchi quotidiani in città e villaggi, è stato dichiarato che "invece di nuovi negoziati, dovrebbero essere applicate sanzioni ai ribelli e ai loro sostenitori".
Il leader delle RSF, Mohamed Hamdan Dagalo, aveva accolto con favore l'appello degli Stati Uniti, accettando di partecipare ai negoziati.
L'APPELLO DEGLI STATI UNITI A PARTECIPARE AI NEGOZIATI
Il Segretario di Stato americano Antony Blinken aveva annunciato il 23 luglio di aver invitato l'esercito sudanese e le RSF in Svizzera per il 14 agosto, al fine di tenere negoziati per un cessate il fuoco.
Blinken, sottolineando l'importanza del processo negoziale di Gedda e la necessità di portarlo avanti, aveva reso noto che i negoziati per il cessate il fuoco sarebbero stati condotti dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita, con la partecipazione in qualità di osservatori dell'Unione Africana, dell'Egitto, degli Emirati Arabi Uniti e delle Nazioni Unite.
LA DICHIARAZIONE DI GEDDA
La "Dichiarazione di Gedda" era stata firmata l'11 maggio 2023 a seguito dei colloqui tenutisi nella città saudita di Gedda tra le parti per porre fine agli scontri tra l'esercito sudanese e le RSF.
Nella dichiarazione, sottoscritta attraverso i colloqui condotti sotto la mediazione di Stati Uniti e Arabia Saudita, si affermava che l'esercito sudanese e le RSF si sarebbero astenuti da qualsiasi attacco che potesse danneggiare i civili, sottolineando che gli interessi del popolo sudanese erano la priorità per entrambe le parti.
L'esercito sudanese si era ritirato dai colloqui di Gedda a luglio, citando le ripetute violazioni da parte delle RSF, che non avevano evacuato le aree residenziali civili e le strutture pubbliche nella capitale Khartoum.
L'Arabia Saudita, gli Stati Uniti e l'IGAD avevano annunciato il 29 ottobre 2023 che le delegazioni delle parti in conflitto avevano ripreso i colloqui. Anche questo ciclo di negoziati era finito in stallo il 4 dicembre 2023 ed era stato rinviato a tempo indeterminato.
LA GUERRA CIVILE IN SUDAN
La lotta di potere tra l'esercito e le RSF, che avevano compiuto un colpo di Stato congiunto contro il governo formato con la partecipazione dei civili dopo la caduta del regime trentennale di Omar al-Bashir a seguito di una rivolta popolare, prosegue da oltre un anno.
Nella guerra, iniziata a metà aprile 2023 e che continua nella maggior parte degli stati del Sudan, l'esercito mantiene il controllo negli stati del nord e dell'est, mentre le RSF appaiono influenti negli stati occidentali e meridionali.
I colloqui di Gedda mediati da Arabia Saudita e Stati Uniti, l'iniziativa di pace per i Paesi vicini al Sudan guidata dall'Egitto, gli sforzi dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) nell'Africa orientale e i colloqui tenutisi a Manama, capitale del Bahrein, per porre fine alla guerra non hanno prodotto risultati.
Secondo l'ONU, a causa degli scontri in Sudan, dove si sta verificando una delle più grandi crisi di sfollamento e fame al mondo, oltre 18.800 persone hanno perso la vita, circa 10 milioni di persone sono state sfollate e oltre 25 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari.
Fonte della notizia: AA