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Dibattito sulle perdite di soldati USA nelle operazioni in Iran

Fonti statunitensi che hanno parlato con il Washington Post hanno sostenuto che il numero di soldati morti nelle operazioni in Medio Oriente è superiore a quello riportato nei registri ufficiali.

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Pubblicato: 19.09.2026 13:08 Aggiornato: 19.09.2026 13:08
Dibattito sulle perdite di soldati USA nelle operazioni in Iran

Mentre proseguono le operazioni militari degli Stati Uniti contro l'Iran, nuove affermazioni sul numero di soldati americani deceduti durante il conflitto hanno scatenato un dibattito a Washington. Secondo quanto riportato dal Washington Post, che cita sei fonti statunitensi vicine alla questione, almeno 22 soldati americani in servizio presso varie basi in Medio Oriente hanno perso la vita dal 28 febbraio, data di inizio degli scontri.

Questo numero è superiore di quattro unità rispetto ai 18 decessi registrati nel sistema di analisi delle perdite della difesa (DCAS), accessibile al pubblico dal Pentagono. Una delle fonti citate nell'articolo ha sostenuto che il bilancio totale delle vittime sia di 23. Tuttavia, la stessa fonte ha precisato che non tutti i decessi non resi pubblici potrebbero essere direttamente collegati agli scontri.

Soldati statunitensi in equipaggiamento militare sono visti in servizio vicino a un elicottero.
I registri ufficiali relativi alle perdite subite dai soldati statunitensi durante le missioni in Medio Oriente sono diventati oggetto di dibattito.

LA DISCREPANZA NEI REGISTRI UFFICIALI HA SUSCITATO ATTENZIONE

È stato riferito che, a partire da venerdì, nel database ufficiale del Pentagono risultano 18 decessi collegati alla guerra in Iran e alle operazioni nella regione. È stato precisato che 14 di questi decessi sono elencati sotto il titolo di "Operazione Furia Epica", mentre quattro sono inseriti nella categoria "Operazioni Oltreoceano", corrispondente al periodo di tregua in vigore a luglio e successivamente terminato.

Nell'articolo si sostiene che durante i mesi estivi i nomi di quattro soldati siano stati temporaneamente rimossi dalla lista ufficiale, e che in seguito l'amministrazione abbia riorganizzato la classificazione relativa agli scontri. È stato inoltre indicato che il Pentagono ha annunciato la morte di due soldati statunitensi in Medio Oriente da febbraio in missioni non direttamente collegate alla guerra in Iran, ma che tali decessi non compaiono nominalmente nei registri DCAS.

Tra le perdite rese pubbliche figurano il sergente Devin Seibel e il maggiore Sorffly Davius. È stato annunciato che Seibel è deceduto il 31 maggio in un incidente di addestramento a Erbil, in Iraq, mentre Davius è morto il 6 marzo a seguito di un'emergenza medica in Kuwait.

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth è visto al podio durante una conferenza stampa alla Casa Bianca.
Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth

LA DURA REAZIONE DI HEGSETH ALL'ARTICOLO

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha reagito duramente all'articolo del Washington Post tramite il suo account sui social media. Condividendo la notizia, Hegseth ha dichiarato: "È disgustoso e infondato. Completamente falso. Vergogna al Washington Post. Sono persino peggio dei media di stato iraniani". Il Pentagono, dal canto suo, non ha risposto direttamente alle domande poste sulle perdite dei soldati.

Secondo le accuse, il bilancio della guerra non si limita solo alle perdite di vite umane. È stato riferito che oltre 820 soldati statunitensi sono rimasti feriti dall'inizio degli scontri e che una parte significativa delle lesioni si è verificata durante i contrattacchi lanciati dall'Iran contro le basi statunitensi. È stato inoltre segnalato che in numerosi soldati è stato diagnosticato un trauma cranico.

Le classificazioni relative alle perdite militari sono importanti anche per quanto riguarda i risarcimenti e gli altri diritti spettanti alle famiglie del personale deceduto. Per questo motivo, la differenza tra i registri ufficiali e le cifre citate dalle fonti viene considerata una questione che potrebbe avere non solo implicazioni politiche, ma anche amministrative e legali.

Veduta aerea dell'edificio del Pentagono.
I processi di notifica delle perdite militari del Pentagono sono oggetto di discussione anche al Congresso degli Stati Uniti.

Viene inoltre segnalato che i costi della guerra sono in aumento. Secondo i documenti del CENTCOM, il costo delle operazioni ha raggiunto i 43,6 miliardi di dollari all'inizio di settembre. È stato affermato che alcune basi statunitensi nel Golfo Persico hanno subito danni e che gli sviluppi intorno allo Stretto di Hormuz stanno esercitando pressione sui mercati energetici globali.

Anche al Congresso sono stati sollevati i processi di notifica del Pentagono relativi alle operazioni e alle perdite militari. È stato riferito che sette deputati repubblicani si sono uniti ai democratici per sostenere una mozione simbolica volta a fermare la guerra, mentre 12 deputati democratici veterani alla Camera dei Rappresentanti stanno lavorando a un disegno di legge per prevenire la modifica o la manipolazione dei dati sulle perdite militari.

La discrepanza tra i 18 decessi nei registri ufficiali e il numero di perdite tra 22 e 23 citato dalle fonti ha alimentato il dibattito sulla trasparenza delle operazioni statunitensi in Iran. Tuttavia, non vi è ancora un quadro chiaro su quali delle perdite non dichiarate pubblicamente siano direttamente collegate agli scontri.


Fonte della notizia: 12punto

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USA Iran Pentagono Washington Post Pete Hegseth Centcom Medio Oriente