I blocchi di accesso agli account sui social media sono stati oggetto di una protesta ad Ankara, davanti alla Corte Costituzionale (AYM). All'iniziativa, promossa dal partito YENİ, hanno partecipato partiti politici, ordini professionali, organizzazioni della società civile e utenti i cui account sono stati colpiti dai blocchi.
Durante la manifestazione sono stati scanditi slogan come “No alla censura” e “Non c'è salvezza da soli, o tutti insieme o nessuno di noi”. I partecipanti hanno sottolineato che le decisioni di blocco dell'accesso comportano gravi conseguenze per la libertà di espressione, la libertà di stampa e il diritto della società a essere informata.

Il vicecapogruppo del partito YENİ, Gökhan Günaydın, ha dichiarato che la normativa relativa ai blocchi di accesso e alle decisioni di rimozione dei contenuti dovrebbe essere esaminata dalla Corte Costituzionale, chiedendo la sospensione dell'esecuzione e l'annullamento della misura.
Günaydın ha affermato che, con il regolamento introdotto a luglio, alcune competenze precedentemente in capo all'Autorità per le Tecnologie dell'Informazione sono state trasferite all'Autorità per la Sicurezza Cibernetica. Sottolineando che il presidente dell'autorità può decidere il blocco di un sito o la rimozione di un contenuto, Günaydın ha spiegato che tali decisioni devono essere attuate entro breve tempo dalla notifica ai destinatari.
Sostenendo che i ricorsi presentati ai giudici di pace non garantiscono una tutela giurisdizionale realmente indipendente ed efficace, Günaydın ha dichiarato: “Migliaia, decine di migliaia di account sono stati bloccati”. Rivolgendosi alla Corte Costituzionale, Günaydın ha affermato: “Innanzitutto esaminate questa questione, decidete la sospensione dell'esecuzione e annullatela senza indugio. Perché se non c'è libertà di stampa, se non c'è libertà di espressione, non resta nulla. Non potete mettere a tacere la Turchia con la censura”.
PARLANO GLI UTENTI CON GLI ACCOUNT BLOCCATI
Il giurista Kerem Altıparmak, intervenuto a nome dell'Associazione per la Libertà di Espressione, ha dichiarato che vi sono circa mille ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale riguardanti i blocchi di accesso. Altıparmak ha spiegato che l'associazione documenta i blocchi di accesso e le decisioni di rimozione dei contenuti, e che hanno presentato ricorsi per conto di giornalisti e cittadini sia nell'ordinamento interno che presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Özlem Akarsu Çelik, dell'Associazione dei Giornalisti, ha sottolineato che gli account dei giornalisti non possono essere considerati semplici account personali, affermando: “Noi siamo la memoria della società”. Çelik ha dichiarato che, come ordini professionali, non si piegheranno alla censura.
Anche il presidente della sezione di Ankara del Sindacato dei Giornalisti Turchi, Sinan Tartanoğlu, ha affermato che i blocchi di accesso significano nascondere le informazioni e limitare le possibilità di indagine delle persone. Tartanoğlu ha sottolineato che il giornalismo viene svolto per l'interesse pubblico.

Yıldız Tar, direttrice editoriale di KAOS GL, ha dichiarato che i loro siti web sono stati bloccati tre volte e i loro account sui social media numerose volte. Tar ha affermato che le persone LGBTI+ lottano per una vita dignitosa e ha lanciato un appello alla solidarietà contro i blocchi di accesso.
Il prof. dr. Barış Övgün, intervenuto durante la protesta, ha detto di non sapere perché il suo account sia stato bloccato e di non essere riuscito ad accedere alla decisione del tribunale. La psicologa Kıvılcım Kuran ha dichiarato che il suo account è stato bloccato con la motivazione di “oscenità”, sottolineando che la libertà di espressione è fondamentale anche per il benessere sociale.
Nezahat Demiray, parlando a nome della Piattaforma per l'Uguaglianza delle Donne, ha affermato che i blocchi di accesso non possono essere visti solo come la chiusura di un account social, definendoli una “violazione strutturale” e un grave danno per la democrazia.
Il presidente dell'Associazione Psichiatrica Turca, Selçuk Candansayar, ha dichiarato che anche la loro associazione è stata bloccata con la motivazione di “oscenità”. Il segretario generale dell'Associazione Medica Turca, Ali Karakoç, ha affermato che le notizie prodotte dagli operatori dell'informazione rappresentano un'attività pubblica a beneficio della società.
Anche rappresentanti di KESK, del Sindacato di tutti i pensionati, della Camera degli Ingegneri Informatici e di diversi partiti politici hanno chiesto la fine dei blocchi di accesso nei loro interventi. Al termine della manifestazione, i nomi utente di utenti, giornalisti e accademici bloccati sono stati scritti su un “muro della vergogna” simbolico eretto davanti alla Corte Costituzionale.
Fonte della notizia: 12punto