Ventuno organizzazioni internazionali, tra cui Human Rights Watch (HRW) e Article 19, hanno espresso la loro opposizione alle decisioni di bloccare l'accesso agli account sui social media di giornalisti, accademici, attivisti e testate giornalistiche indipendenti in Turchia.

Secondo quanto riportato dall'Associated Press, le organizzazioni hanno esortato le piattaforme di social media a opporsi alle decisioni dei tribunali turchi che ordinano il blocco di centinaia di account appartenenti a giornalisti e attivisti. Nella dichiarazione, è stato chiesto alle autorità turche di interrompere i provvedimenti di blocco contro account social e siti web, considerati una violazione della libertà di espressione.
Nella dichiarazione congiunta, è stato sottolineato che le autorità turche hanno ordinato alla piattaforma X di bloccare l'accesso ad almeno 1270 account. È stato rilevato che, nelle ultime settimane, sono stati presi provvedimenti contro account appartenenti a testate giornalistiche indipendenti, giornalisti, accademici e varie organizzazioni della società civile. Il governo, dal canto suo, difende le restrizioni citando la necessità di proteggere la sicurezza pubblica.
Le piattaforme di social media devono adottare misure concrete e immediate per adempiere alle proprie responsabilità in materia di diritti umani, per non contribuire al silenzio dei media indipendenti e per prevenire la violazione della libertà di espressione.
PARTICOLARE ATTENZIONE AL CASO T24
Nella dichiarazione è stata espressa particolare preoccupazione per la decisione di bloccare l'accesso al sito di notizie indipendente T24. Le organizzazioni hanno sottolineato che T24 è una delle testate giornalistiche indipendenti più grandi e consolidate operanti in Turchia.
Riguardo a T24, la dichiarazione congiunta afferma: “Il blocco di T24 è particolarmente allarmante. La decisione è stata giustificata con la prevenzione di reati e la protezione dell'ordine pubblico. Tuttavia, non è stata fornita alcuna spiegazione su come il contenuto in questione rappresenti una minaccia per questi due obiettivi”.
Tra le organizzazioni firmatarie della dichiarazione figurano HRW, Article 19, l'Associazione per la Libertà di Espressione (İfade Özgürlüğü Derneği), Amnesty International, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), l'International Press Institute (IPI), l'Associazione per gli Studi su Media e Diritto (MLSA), P24 e PEN International.
Secondo quanto riferito dall'AP, il governo turco e le piattaforme di social media non hanno ancora risposto alla dichiarazione congiunta. X, in una nota diffusa ad agosto, aveva annunciato di essere costretta a conformarsi ad alcune decisioni di blocco in Turchia, pur avendo presentato ricorso contro tali provvedimenti presso i tribunali.
L'unità per le Relazioni Governative Globali di X aveva dichiarato che la mancata osservanza delle decisioni giudiziarie potrebbe portare a gravi sanzioni in tutta la Turchia, incluso il rallentamento della larghezza di banda della piattaforma. L'azienda ha sostenuto che mantenere la piattaforma accessibile in Turchia è fondamentale per la libertà di espressione e l'accesso alle informazioni.
Fonte della notizia: 12punto