Entra in vigore la decisione della Corte Costituzionale: quel potere della TFF appartiene ormai al passato
Con l'entrata in vigore della decisione di annullamento della Corte Costituzionale, la TFF non potrà più emettere ordini diretti di blocco dell'accesso per le trasmissioni calcistiche illegali.
12punto
La disposizione che conferiva alla Federcalcio turca (TFF) il potere di imporre blocchi all'accesso per le trasmissioni calcistiche online è ufficialmente terminata con l'entrata in vigore della decisione di annullamento della Corte Costituzionale.
A seguito della decisione, entrata in vigore il 14 luglio, la TFF non potrà più emettere ordini diretti di blocco dell'accesso in questo ambito. Tale potere era stato concesso alla federazione il 21 dicembre 2021 con la norma sulla "tutela dei diritti di trasmissione" aggiunta alla Legge sulla Federcalcio turca n. 5894.
Nell'ambito della disposizione, la dirigenza della TFF o le persone autorizzate dalla federazione potevano decidere di bloccare l'accesso ai contenuti contenenti trasmissioni di partite di calcio illegali. Nei casi in cui non fosse tecnicamente possibile bloccare l'accesso al singolo contenuto, era possibile applicare un blocco dell'accesso all'intero sito web.
Nella sua decisione del 17 giugno 2025, la Corte Costituzionale ha stabilito che la disposizione era contraria alle garanzie costituzionali relative alla libertà di espressione e alla limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali. La Corte aveva stabilito che la decisione di annullamento sarebbe entrata in vigore nove mesi dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Secondo i dati dell'Associazione per la Libertà di Espressione (İfade Özgürlüğü Derneği), tra il 2022 e il 2025 la TFF ha fatto bloccare l'accesso a 122.638 nomi di dominio e 55.512 indirizzi IP. Nei dati aggiornati del progetto EngelliWeb, è stato indicato che nel periodo 2022-2026 il numero di nomi di dominio bloccati ha superato i 130 mila e quello degli indirizzi IP i 58 mila.
È stato inoltre riferito che, durante il periodo di nove mesi in cui si attendeva l'entrata in vigore della decisione di annullamento, sono stati bloccati ulteriori 13 mila nomi di dominio.