In Norvegia l'era della desalinizzazione a pressione di profondità: l'obiettivo è dimezzare il consumo energetico

Il sistema di desalinizzazione sottomarino di Flocean mira a trasformare l'acqua di mare in acqua dolce utilizzando la pressione naturale, riducendo così i costi energetici.

12punto

La startup tecnologica norvegese Flocean si prepara a lanciare un sistema commerciale di desalinizzazione sottomarina che sfrutta la naturale pressione idrostatica delle profondità oceaniche per trasformare l'acqua di mare in acqua dolce. Il sistema mira a sostituire in gran parte le pompe ad alto consumo energetico utilizzate nei tradizionali impianti a osmosi inversa con la pressione delle profondità marine.

Nella tecnologia utilizzata, i moduli di trattamento vengono posizionati a una profondità compresa tra circa 400 e 600 metri. La pressione naturale di circa 50 bar che si genera a questo livello fornisce la forza necessaria per far passare l'acqua di mare attraverso i filtri. Secondo i dati dell'azienda, questo metodo può consentire un risparmio fino al 50% sul consumo energetico operativo.

Il posizionamento del sistema sott'acqua viene presentato come un modello in grado di ridurre la cementificazione su larga scala lungo le coste e l'impatto visivo e urbano causato dagli impianti. Poiché l'acqua di mare profonda è più pulita e priva di alghe rispetto all'acqua di superficie, si stima che la quantità di prodotti chimici utilizzati nella fase di pre-trattamento possa ridursi del 60%.

L'acqua altamente salina risultante dal processo di desalinizzazione dovrebbe essere rapidamente diluita e dispersa dalle correnti marine profonde. Si ritiene che questo approccio possa limitare l'impatto dello scarico di salamoia sull'ecosistema del fondale marino.

Il sistema, indicato dalla rivista TIME tra le migliori invenzioni, è in grado di produrre 5 mila metri cubi di acqua dolce al giorno per singolo modulo. Si stima che questa capacità sia sufficiente a soddisfare il fabbisogno idrico giornaliero di circa 37 mila 500 persone.

Secondo gli esperti, se la tecnologia potesse essere scalata in diverse regioni costiere, avrebbe il potenziale di creare una risorsa a lungo termine e più sostenibile per circa 2 miliardi di persone che non hanno accesso ad acqua potabile pulita. La prima applicazione commerciale è prevista in Norvegia.