Nuova fase nell'accordo di pace per Gaza: Hamas accetta di deporre le armi, Israele guarda al piano con scetticismo

Hamas ha accettato il piano di pace sostenuto dagli Stati Uniti che prevede la deposizione delle armi a Gaza. Israele, dal canto suo, ha dichiarato che non ritirerà le proprie truppe dalla regione finché non sarà avvenuto un disarmo completo.

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Hamas ha annunciato di aver accettato il piano di disarmo graduale che prevede la deposizione delle armi nella Striscia di Gaza. La decisione, definita dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump come "un passo storico verso una pace e una sicurezza durature", è sostenuta dal consenso nazionale raggiunto tra le fazioni palestinesi. Tuttavia, il fronte israeliano guarda a questo impegno di Hamas con grande scetticismo e sottolinea che non ritirerà le proprie truppe da Gaza finché il disarmo non sarà effettivamente avvenuto.

COSA PREVEDE IL PIANO DI DISARMO?

Secondo la tabella di marcia in 15 punti e i documenti allegati preparati dal Consiglio per la Pace guidato dagli Stati Uniti, verrà effettuato un inventario delle armi pesanti, degli impianti di produzione militare, dei depositi di armi e dei tunnel di Hamas. Queste attrezzature saranno conservate in aree sicure. Il processo sarà supervisionato dal Comitato Nazionale Palestinese, composto da tecnocrati indipendenti, e da una Forza Internazionale di Stabilità che sarà dispiegata nella regione.

Per l'attuazione del piano è prevista la creazione di un calendario graduale entro 14 giorni. Hamas sottolinea che il passo della deposizione delle armi è subordinato alla cessazione totale degli attacchi da parte di Israele e al ritiro delle sue truppe da Gaza. Inoltre, è previsto che le armi personali rimanenti vengano trasferite alla nuova forza di polizia palestinese che sarà istituita.

I DUBBI DI ISRAELE E LA CRISI DELLA 'LINEA GIALLA'

Il governo israeliano è cauto riguardo all'intenzione di Hamas di cedere il controllo. Il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha definito il piano "inaccettabile" per Israele. I funzionari israeliani affermano che, senza un disarmo completo, non si potrà parlare di ritiro dalla "Linea Gialla", che delimita il confine della zona controllata da Israele.

Attualmente, Israele mantiene sotto controllo oltre il 60% della Striscia di Gaza, avendo esteso la Linea Gialla verso ovest. Il testo dell'accordo afferma invece che le forze israeliane dovrebbero ritirarsi entro i confini concordati entro 24 ore dall'approvazione del piano.

DIPENDENTI PUBBLICI E NUOVA AMMINISTRAZIONE

All'inizio di questo mese, Hamas aveva annunciato lo scioglimento del proprio governo a Gaza, preparandosi a trasferire l'amministrazione al Comitato Nazionale. Un altro tema emerso nei negoziati riguarda la situazione delle decine di migliaia di dipendenti pubblici assunti prima della guerra. Il piano garantisce la tutela dei diritti e un trattamento equo per questo personale, composto da agenti di polizia, operatori sanitari e insegnanti.

LA CRISI UMANITARIA A GAZA SI APPROFONDISCE

Nonostante questi sviluppi nell'arena politica, la vita quotidiana per oltre due milioni di palestinesi che vivono a Gaza continua in condizioni estremamente difficili. I fallimentari tentativi di tregua che si susseguono da anni hanno creato una profonda sfiducia tra la popolazione nei confronti dei nuovi accordi.

Il fatto che Israele continui a costruire barriere territoriali ed espanda la propria area di controllo costringe i civili a vivere in uno spazio sempre più ristretto. Secondo i dati delle Nazioni Unite, dall'ottobre 2023 nella regione si sono accumulati circa 60 milioni di tonnellate di macerie. Il Ministero della Salute di Gaza riferisce che, dall'entrata in vigore dell'ultima tregua, oltre mille palestinesi hanno perso la vita negli attacchi israeliani.