Ipotesi di un intervento dell'Iraq in Siria: trapelato un rapporto dell'intelligence

Dopo gli eventi avvenuti in Siria nella notte tra il 7 e l'8 marzo, sono giunte reazioni a catena dall'Iraq. Le autorità irachene, sostenendo che i civili siano stati presi di mira, hanno chiesto di porre fine a quanto sta accadendo in Siria. I media iracheni hanno invece affermato che i servizi di intelligence avrebbero espresso parere favorevole a un 'intervento in Siria'.

12punto

12punto ESTERI

Il Ministero degli Esteri iracheno ha espresso profonda preoccupazione per i rapidi sviluppi della sicurezza in Siria. In una dichiarazione rilasciata sabato, è stato lanciato un avvertimento riguardo alle gravi conseguenze che tali sviluppi potrebbero avere per la sicurezza e la stabilità regionale. Secondo quanto riportato dai media locali, l'intelligence irachena avrebbe preparato un rapporto sugli eventi, segnalando al governo la 'necessità di intervenire nella regione'.

Il Ministero, sottolineando la necessità di proteggere i civili, ha invitato tutte le parti alla moderazione. Le autorità hanno richiamato l'attenzione sull'importanza di soluzioni pacifiche e del dialogo, anziché dell'escalation militare. Nella dichiarazione, il fatto che civili innocenti siano stati presi di mira è stato condannato con fermezza ed è stato affermato che il proseguimento delle violenze approfondirà ulteriormente la crisi.

Il Ministero ha esortato la comunità internazionale a intensificare gli sforzi per porre fine alle sofferenze umane in Siria. Nella nota è stato sottolineato che è necessario sostenere soluzioni politiche volte a garantire l'unità della Siria, proteggere la sua popolazione e stabilire la stabilità nella regione.

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, giovedì si sono verificati violenti scontri tra le forze governative siriane e i gruppi di opposizione nella provincia di Latakia. Negli scontri hanno perso la vita almeno 300 persone.

L'INTELLIGENCE IRACHENA DIFENDE L'INTERVENTO

Il Presidente del Governo di transizione siriano Ahmed al-Shara ha promesso di sottoporre a processi equi i 'resti del vecchio regime'. Le fonti dell'intelligence irachena, sostenendo che l'amministrazione di al-Shara stia prendendo di mira i civili, hanno riferito che è necessario 'intervenire urgentemente' sugli sviluppi in Siria.

Secondo quanto riportato da Shafaq News, un brigadiere della 4ª Divisione della Guardia Presidenziale del vecchio esercito siriano avrebbe formato un nuovo consiglio militare. Questi sviluppi coincidono con gli attacchi su larga scala del governo siriano contro la regione costiera di Latakia.

Reuters ha riferito che almeno 20 persone hanno perso la vita negli attacchi aerei condotti dalle forze russe. Le immagini dei corpi distesi fianco a fianco lungo un'autostrada sono state confermate dai dati satellitari.

Il governo iracheno ha confermato lo stato di allerta crescente al confine siriano. È stato dato ordine di preparare le forze di riserva, aumentare la sorveglianza con telecamere termiche e rendere pronti all'uso i dispositivi per la visione notturna.

Il leader religioso sciita iracheno Ayatollah Ali al-Sistani

LA REAZIONE DI AL-SISTANI

Il leader religioso sciita in Iraq, Ayatollah Ali al-Sistani, ha reagito agli sviluppi in Siria. Al-Sistani ha emesso una fatwa secondo cui non è lecito collaborare con il 'leader dell'organizzazione terroristica' al-Julani (nome in codice di al-Shara durante il suo periodo come militante di Al-Qaeda). I media iracheni hanno affermato che la fatwa di al-Sistani potrebbe portare all'intervento delle milizie sciite in Siria.

Si stima che nel 2014, con la fatwa di al-Sistani contro l'ISIS, si siano mobilitate 'centinaia di migliaia' di miliziani. Dopo che l'ISIS ha iniziato a diffondersi anche sul territorio iracheno, numerosi miliziani sciiti iracheni hanno iniziato a combattere in Siria.

Al-Sistani aveva già avvertito in precedenza la nuova amministrazione siriana che avrebbero potuto 'agire' in caso di aumento della tensione. L'amministrazione di al-Shara non ha rilasciato commenti in merito alle dichiarazioni provenienti dall'Iraq.