Che fine hanno fatto le parole sull'amicizia! Dazi aggiuntivi dagli USA alla Turchia

Washington ha introdotto nuovi dazi doganali per i suoi partner commerciali, tra cui la Turchia, citando il lavoro forzato come motivazione.

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L'amministrazione statunitense ha reso effettivi nuovi dazi doganali nei confronti dei partner commerciali accusati di non aver adottato misure sufficienti nella lotta contro il lavoro forzato. È stato comunicato che, nell'ambito della decisione, alla Turchia verrà applicata una tariffa aggiuntiva del 12,5%.

È stato riferito che la Casa Bianca ha attivato la sezione 301 del Trade Act del 1974, a seguito della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti riguardante i dazi globali nell'ambito dei poteri di emergenza. La misura, annunciata dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer, prende di mira i paesi che non hanno fornito l'impegno a vietare l'importazione di prodotti realizzati con lavoro forzato o che, secondo Washington, non hanno attuato tale impegno in modo efficace.

È stato precisato che il nuovo regolamento tariffario incide sul 99,4% delle importazioni globali degli Stati Uniti. Nella misura, entrata in vigore dopo la scadenza della tassa temporanea del 10% introdotta all'inizio dell'anno, oltre alla Turchia, figurano nell'elenco anche grandi partner commerciali come Cina, Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Canada e India.

Mentre ai 17 paesi che hanno dichiarato di aver assunto i relativi impegni nel proprio diritto interno è stato applicato un dazio del 10%, ai 38 paesi, tra cui la Turchia, è stata applicata l'aliquota più alta, pari al 12,5%. Le materie prime critiche che potrebbero creare carenze di approvvigionamento nell'economia statunitense e i beni essenziali non prodotti localmente nel Paese sono stati esentati dalle tasse.

Le reazioni internazionali alla decisione non si sono fatte attendere. L'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, ha sostenuto che la motivazione non si basa su fondamenta solide, affermando che gli standard lavorativi dell'Unione Europea sono superiori a quelli degli Stati Uniti. Mentre il Brasile ha definito la decisione "arbitraria e protezionistica", il Ministero degli Esteri cinese ha valutato le accuse di lavoro forzato come una manipolazione politica. Anche Australia e Giappone hanno espresso l'opinione che la pratica non sia conforme alle regole del commercio internazionale.

SALE ANCHE LA TENSIONE CON L'IRAN


Nel periodo in cui la decisione sui dazi è salita alla ribalta, è aumentata anche la tensione tra Washington e Teheran a causa della sicurezza marittima nel Golfo Persico. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una dichiarazione sul suo account Truth Social, ha annunciato che i danni causati alle navi o ai carichi saranno coperti dai beni appartenenti all'Iran che si trovano nelle mani degli Stati Uniti e sotto il loro controllo.

Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto alla dichiarazione di Trump tramite il suo account social X. Araghchi ha sostenuto che il sequestro dei beni di un altro paese sulla base di future rivendicazioni è una pratica estremamente pericolosa, affermando che questo approccio potrebbe creare sfiducia e caos nel sistema finanziario globale.