Sentenza significativa della Corte di Cassazione: la morte di un lavoratore che fa il bagno in mare non è considerata infortunio sul lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che la morte di un lavoratore, annegato mentre nuotava fuori dall'orario di lavoro dopo aver terminato le sue mansioni in un allevamento ittico, non può essere considerata un infortunio sul lavoro.
12punto
La 10ª Sezione Civile della Corte di Cassazione ha emesso una sentenza significativa in merito alla valutazione degli infortuni sul lavoro. La Corte ha stabilito che l'annegamento di un lavoratore di un allevamento ittico, avvenuto mentre faceva il bagno in mare vicino al luogo di lavoro dopo aver terminato le sue mansioni, non può essere classificato come infortunio sul lavoro.
Secondo gli atti, il lavoratore di nome Z.Y. ha perso la vita annegando in mare vicino all'allevamento ittico dove era impiegato. I suoi familiari si sono rivolti al 5° Tribunale del Lavoro chiedendo che il decesso venisse riconosciuto come infortunio sul lavoro. L'Istituto di Previdenza Sociale (SGK) e l'altra parte convenuta hanno chiesto il rigetto della causa, sostenendo che l'evento non avesse le caratteristiche di un infortunio professionale.
Il Tribunale del Lavoro ha accolto la richiesta dei ricorrenti, dichiarando che l'evento mortale costituiva un infortunio sul lavoro. A seguito dell'appello presentato dai convenuti, anche la Corte d'Appello ha respinto i ricorsi nel merito. Successivamente, la decisione è stata impugnata in Cassazione dal rappresentante legale del datore di lavoro e dal rappresentante dell'SGK.
La 10ª Sezione Civile della Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha precisato che il lavoratore era impiegato presso l'allevamento ittico del datore di lavoro e che, dopo aver dato da mangiare ai pesci nelle vasche, si era recato con una barca fornita dal datore di lavoro presso un container per pranzare. Nella sentenza si legge che, dopo il pasto, il lavoratore si è recato in barca nella zona del porto dove erano ormeggiate le navi per nuotare e che, dopo essersi tuffato in mare, è rimasto immobilizzato a causa di un blocco alla schiena, annegando.
L'Alta Corte ha sottolineato che il luogo in cui si è verificato l'incidente non rientrava nei confini del luogo di lavoro del convenuto e che, al momento dell'evento, non vi era alcun incarico assegnato dal datore di lavoro. Per questo motivo, si è concluso che l'evento non può essere considerato un infortunio sul lavoro ai sensi dell'articolo 13 della Legge n. 5510.
La Corte di Cassazione ha disposto l'annullamento della decisione della Corte d'Appello e il rinvio del fascicolo al Tribunale del Lavoro per un nuovo esame.