Sentenza della Corte Costituzionale sul "reato infamante"
La Corte Costituzionale ha stabilito che l'espressione "reato infamante", prevista tra i requisiti per l'assunzione o l'esercizio di una professione, è contraria alla Costituzione.
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La Corte Costituzionale ha concluso che la disposizione relativa al "reato infamante", presente tra i requisiti previsti per l'ammissione o l'esercizio di una professione, non è compatibile con la Costituzione.
Nella decisione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, l'Alta Corte ha esaminato l'espressione "reato infamante" inclusa tra le condizioni richieste dalla Legge Doganale per poter esercitare la professione di consulente doganale.
Secondo quanto riportato da NTV, la sentenza sottolinea che, sebbene la normativa in questione elenchi i reati per i quali una persona non può esercitare la professione di consulente doganale, essa aggiunge successivamente l'espressione "e reati infamanti simili".
Esaminando il fascicolo a seguito dell'obiezione sollevata da un tribunale in merito a tale espressione, la Corte Costituzionale ha rilevato che, nonostante alcuni reati che impediscono l'esercizio della consulenza doganale siano elencati singolarmente, esiste una disposizione vaga secondo cui anche chi ha commesso "reati infamanti" non può svolgere tale professione.
Nella decisione è stato sottolineato che quali reati debbano essere considerati nell'ambito del "reato infamante" non è definito chiaramente nemmeno nel Codice Penale turco. In questo contesto, è stata inclusa la seguente valutazione: "In una norma che subordina l'esercizio di una professione alla condizione di non essere stati condannati per determinati reati, è necessario che i reati inclusi in tale ambito siano regolati in modo chiaro e preciso, e che la norma non contenga espressioni che possano estendere la portata dei reati ostativi all'esercizio della professione e causare applicazioni arbitrarie."
L'Alta Corte, dichiarando che la disposizione impone una limitazione al diritto al lavoro, ha stabilito che: "Si è giunti alla conclusione che la norma che limita il diritto al lavoro non sia di natura determinata e prevedibile, non contenga garanzie sufficienti contro l'arbitrarietà e non sia compatibile con il requisito che le limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali debbano essere stabilite per legge."
La Corte Costituzionale ha annullato all'unanimità l'espressione "reato infamante" contenuta nella Legge Doganale, ritenendola contraria alla Costituzione. È stato inoltre precisato che la decisione costituisce un precedente anche per altre disposizioni legislative che contengono la medesima espressione.