La crisi del petrolio stravolge le aspettative della Fed: triplicata la probabilità di un rialzo dei tassi
I prezzi del petrolio, che hanno superato i 100 dollari a causa delle tensioni con l'Iran, hanno riacceso i timori di inflazione sui mercati globali. La probabilità che la Fed aumenti i tassi a luglio è salita al 38%.
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Le aspettative del mercato stanno cambiando rapidamente in vista della riunione cruciale che la Federal Reserve (Fed) terrà il 30 luglio. L'effetto delle crescenti tensioni geopolitiche in Iran, che ha spinto i prezzi del petrolio a superare nuovamente la soglia dei 100 dollari, ha scatenato i timori di un aumento delle pressioni inflazionistiche. Secondo i dati del CME Group, l'opzione di un rialzo dei tassi, che all'inizio di luglio era stata quasi accantonata, ha riacquistato forza e la probabilità che la Fed aumenti il tasso di riferimento di 25 punti base è balzata dal 13% al 38% nel giro di una settimana.
I PREZZI DEL PETROLIO HANNO CAMBIATO GLI EQUILIBRI
Dietro questo brusco cambiamento nelle aspettative si celano nuove preoccupazioni sull'offerta che stanno emergendo nel mercato energetico globale. L'annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui l'opzione di un "attacco molto massiccio" contro l'Iran rimane sul tavolo, ha portato il prezzo al barile del Brent al livello più alto dallo scorso maggio. Il petrolio Brent, che ha guadagnato circa il 25% dal valore dall'ultima riunione della Fed a giugno, ha iniziato ad aumentare il carico dei costi sia per i consumatori che per gli industriali attraverso i prezzi di benzina e gasolio.
UN ESAME CRUCIALE PER IL NUOVO PRESIDENTE KEVIN WARSH
Gli occhi sono ora puntati sul nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, che dovrà affrontare una delle prove più difficili da quando è entrato in carica. C'è molta curiosità nel vedere se Warsh, che durante la sua presentazione al Congresso a luglio ha sottolineato che "non mostrerà alcuna tolleranza" verso l'inflazione elevata, adotterà una posizione più aggressiva rispetto al suo predecessore Jerome Powell. Anche il fatto che l'inflazione PCE, monitorata da vicino dalla Fed, si sia attestata al 4,1% a maggio, ben al di sopra dell'obiettivo del 2%, supporta queste aspettative.
Mark Cabana, responsabile della strategia sui tassi statunitensi presso Bank of America, ha affermato che la riunione di luglio è ormai aperta a qualsiasi decisione, mentre il capo economista di PGIM, Robert Sockin, ha descritto la situazione come "quasi un lancio di una moneta". Sockin ha sottolineato che le opinioni più aggressive all'interno della Fed stanno iniziando a raggiungere una maggioranza critica.
SI RAFFORZA L'ALA AGGRESSIVA ALL'INTERNO DELLA FED
Anche tra i membri del Federal Open Market Committee (FOMC) si fanno sentire le voci di chi sostiene un rialzo dei tassi. Si afferma che, oltre alla presidente della Fed di Dallas Lorie Logan e alla presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack, anche il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari sia dell'opinione che non si debba perdere altro tempo nella lotta contro l'inflazione. Al contrario, figure come il presidente della Fed di New York John Williams sostengono che si debba attendere fino a settembre, indicando l'inflazione al consumo di giugno, che con il 3,5% è risultata inferiore alle aspettative.
Gli economisti avvertono che, oltre ai prezzi dell'energia, anche i possibili dazi doganali dell'amministrazione Trump e la domanda generata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale comportano rischi di inflazione strutturale. Secondo Joe Lavorgna, capo economista di SMBC Nikko Securities, sebbene un rialzo dei tassi da parte di Warsh in questa riunione possa attirare reazioni politiche a breve termine, potrebbe aiutare a frenare le aspettative di inflazione, portando a una diminuzione dei rendimenti obbligazionari a lungo termine e consolidando la sua credibilità come presidente.