Dati critici per l'oro in arrivo oggi
Mentre le perdite settimanali dell'oro spot si approfondiscono, il rapporto sull'occupazione di settembre negli Stati Uniti sarà monitorato per le aspettative sulla Fed e per la direzione a breve termine del metallo prezioso.
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Nel mercato dell'oro, l'attenzione nell'ultima giornata di scambi della settimana si è rivolta al rapporto sull'occupazione di settembre proveniente dagli Stati Uniti. Il dato, che sarà pubblicato dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti alle 15:30 ora turca, sarà il tema principale dei mercati sia per quanto riguarda l'andamento del dollaro e dei rendimenti obbligazionari, sia per le aspettative sulle prossime riunioni della Fed.
Mentre l'oro spot viene scambiato a livelli di 4.155 dollari nelle contrattazioni asiatiche, il metallo prezioso si avvia verso una perdita settimanale superiore al 3%. In questo modo, si rafforza la possibilità di una seconda chiusura settimanale negativa consecutiva per l'oro. Negli ultimi giorni, l'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e l'apprezzamento del dollaro stanno esercitando pressione sull'oro, che non offre rendimenti da interessi.
Le aspettative del mercato indicano un aumento dell'occupazione non agricola di 90 mila unità a settembre. Ad agosto, l'aumento dell'occupazione era stato di 162 mila unità. Si prevede che il tasso di disoccupazione rimanga al 4,1% e che i guadagni orari medi aumentino dello 0,3% su base mensile.
DUE SCENARI EMERGONO IN BASE AI DATI
Se l'aumento dell'occupazione dovesse risultare significativamente superiore alle aspettative, il tasso di disoccupazione dovesse rimanere basso e la crescita salariale dovesse mantenersi solida, la percezione di un mercato del lavoro statunitense resiliente potrebbe rafforzarsi. Questo scenario potrebbe sostenere l'aspettativa che la Fed mantenga i tassi di interesse elevati più a lungo, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari e il dollaro. In un simile scenario, si valuta che la pressione sui prezzi dell'oro verso il livello di 4.000 dollari potrebbe aumentare.
Al contrario, se l'occupazione dovesse rimanere al di sotto delle 90 mila unità, se si osservasse un aumento del tasso di disoccupazione o se la crescita salariale dovesse indebolirsi, ci si potrebbe aspettare un allentamento della pressione restrittiva sulla Fed. In tal caso, un calo dei rendimenti obbligazionari e un indebolimento del dollaro potrebbero ridurre la pressione di vendita sull'oro, aprendo spazio a una ripresa a breve termine.
Tra i principali fattori che pesano sui prezzi dell'oro figurano il rendimento del titolo di Stato decennale statunitense, che questa settimana ha raggiunto il 5,34%, il livello più alto dal 2002, e l'indice del dollaro, che ha toccato i massimi di 17 mesi. Un dollaro forte rende l'oro più costoso per gli investitori che utilizzano altre valute.
Dopo i dati sull'occupazione, i mercati rivaluteranno le aspettative per la riunione della Fed del 27-28 ottobre. Un altro tema critico di ottobre sarà il dato sull'inflazione al consumo negli Stati Uniti, che verrà annunciato il 14 ottobre.
Sebbene la pressione dei tassi elevati e del dollaro forte rimanga in primo piano nel breve termine, la domanda di oro da parte delle banche centrali continua a rappresentare un elemento di supporto per i prezzi. Secondo i dati del World Gold Council, le banche centrali hanno acquistato 23 tonnellate nette di oro a luglio e un totale di 130 tonnellate nei primi sette mesi dell'anno.