Quadro scioccante dal deputato del CHP Günaydın: 5 mila dei 22 mila giudici e pubblici ministeri sono dirigenti dell'AKP
Il vicepresidente del gruppo parlamentare del CHP, Gökhan Günaydın, è intervenuto al panel "Diritto moderno e politicizzazione della magistratura" organizzato dalla Fondazione per le politiche nazionali (Ülke Politikaları Vakfı). In tale occasione, Günaydın ha condiviso un quadro allarmante.
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Il vicepresidente del gruppo parlamentare del CHP, Gökhan Günaydın, ha dichiarato quanto segue durante il panel "Diritto moderno e politicizzazione della magistratura":
"Oggi in Turchia ci sono 22 mila giudici e pubblici ministeri. Di questi, 5 mila sono persone che fino a ieri erano membri dei consigli direttivi provinciali o distrettuali dell'AKP e che hanno indossato la toga dopo esami improvvisati e poco trasparenti. Domani, quando si insedierà un governo del CHP, se dovessimo trovarci davanti a un tribunale in qualità di sospettati, imputati o testimoni, non vorrei vedere nemmeno un giudice o un pubblico ministero del CHP sul banco. Non lo vorrei, perché quel luogo deve essere indipendente".
I discorsi di apertura del panel, tenutosi presso il Centro Culturale di Caddebostan, sono stati tenuti in ordine dal presidente del consiglio di amministrazione della fondazione, İsmail Doğan Subaşı, dal sindaco di Kadıköy, Mesut Kösedağı, dal sindaco della municipalità metropolitana di Istanbul (İBB), Ekrem İmamoğlu, e dal presidente del CHP, Özgür Özel.
Successivamente si è svolta una sessione moderata dal vicepresidente del gruppo parlamentare del CHP presso l'Assemblea dell'İBB, Ülkü İnanlı Sakalar. Alla sessione hanno partecipato come relatori il vicepresidente del gruppo parlamentare del CHP Gökhan Günaydın, l'ex presidente dell'Ordine degli avvocati di Istanbul Turgut Kazan, l'avvocato e docente universitario Prof. Dr. Hasan Sınar e il giornalista e scrittore Nur Batur.
NON CONFORME ALLE DECISIONI
Definendo il diritto universale, Günaydın ha affermato:
"Il diritto universale non si è formato in base agli affari interni di un singolo Paese o ai conflitti in una determinata nazione, ma come risultato del cammino comune e glorioso dell'umanità. Il diritto universale si è formato con quel bagaglio. Ebbene, come trasferiscono i Paesi questo diritto universale nei loro ordinamenti interni? Lo fanno attraverso le leggi. Si crea un parlamento, si legifera in quel parlamento e si dice al cittadino: 'Questo è il corpus normativo che siete tenuti a rispettare'. Ebbene, il problema è questo: cosa facciamo se quelle leggi non sono conformi al diritto interno? C'è un solo posto di cui possiamo fidarci: la Corte Costituzionale. Un'istituzione introdotta in Turchia con la Costituzione del 1961. Presumeremo che la Costituzione sia conforme al diritto universale e faremo in modo che la Corte Costituzionale controlli la conformità delle leggi emanate alla Costituzione. Anche la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) verificherà se l'intero corpus normativo sia conforme all'acquis europeo, ovvero, in altre parole, al diritto universale. Immaginate un Paese. Decidete voi se sia necessario nominarlo o meno. Non rispetta né le decisioni della CEDU né quelle della Corte Costituzionale. Possiamo parlare di legge e diritto in questo contesto? Purtroppo, la situazione in cui versa la Turchia è esattamente questa".
"HA CONSOLIDATO I CONFINI DELLO STATO DELL'UOMO SOLO AL COMANDO"
"La Turchia ha purtroppo approvato tramite referendum, nel 2010 e nel 2017, due importanti modifiche costituzionali che sono passate alla storia come le caratteristiche fondamentali del costituzionalismo abusivo. In particolare, la modifica costituzionale del 2017 ha consolidato i confini dello Stato del partito unico e dell'uomo solo al comando in cui ci troviamo oggi. Non siamo più di fronte a un sistema in cui il potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono indipendenti e dotati del potere di controllarsi a vicenda, bensì a un nuovo sistema in cui tutto il potere è concentrato nelle mani di un solo uomo; un sistema in cui quel 'governo della mia persona' rende insignificante tutto il resto e antepone la propria esistenza al futuro del Paese. In questo contesto, anche il controllo della Corte Costituzionale, oltre a non rispettare le proprie regole e decisioni, è inevitabilmente regredito fino a diventare difensore di un regime di uomo solo al comando che ha già ufficializzato a livello costituzionale un sistema contrario al diritto universale. Questo regime di uomo solo al comando dice al direttore del catasto, al capo della polizia, al direttore dell'anagrafe, al governatore, al ministro, al procuratore capo, a tutti: 'Io esisto, tu sei solo una mia copia. Finché manterrai la caratteristica di essere una mia copia, ti fornirò varie opportunità qui. Anche tu trarrai beneficio dal sistema. Se non ti adegui, assaggerai anche tu il pugno di ferro dello Stato'"
RICHIAMO ALLA FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA
"Così, termini come governatore, giudice, pubblico ministero e forze dell'ordine dello Stato diventano concetti che tutti noi dobbiamo usare con cautela. Io sono un giurista. Voglio garantire, proteggere e preservare la mia fiducia nella legge. Voglio poter dire a testa alta che 'questo Paese ha giudici e pubblici ministeri', ma non possiamo chiudere gli occhi davanti alla realtà. Oggi in Turchia ci sono 22 mila giudici e pubblici ministeri. Di questi, 5 mila sono persone che fino a ieri erano membri dei consigli direttivi provinciali o distrettuali dell'AKP e che hanno indossato la toga dopo esami improvvisati e poco trasparenti. Lo dico qui, alla presenza del nostro stimato presidente del Partito Popolare Repubblicano (CHP). Sono certo che non la pensiamo diversamente. Domani, quando si insedierà un governo del CHP, se dovessimo trovarci davanti a un tribunale in qualità di sospettati, imputati o testimoni, non vorrei vedere nemmeno un giudice o un pubblico ministero del CHP sul banco. Non lo vorrei, perché quel luogo deve essere indipendente".