Protesta dei magistrati contro il blocco di Instagram

Il Sindacato dei Magistrati, composto da giudici e pubblici ministeri in servizio, ha rilasciato una dichiarazione in merito al blocco di Instagram in Turchia, in vigore dal 2 agosto.

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L'Autorità per le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (BTK) ha deciso di bloccare Instagram citando come motivazione i cosiddetti "reati da catalogo".

I reati da catalogo sono elencati come: “Istigazione al suicidio, abuso sessuale su minori, agevolazione dell'uso di droghe e sostanze stimolanti, fornitura di sostanze pericolose per la salute, oscenità, prostituzione, fornitura di luoghi e mezzi per il gioco d'azzardo e i reati previsti dalla Legge n. 5816 sui crimini commessi contro Atatürk”.

Il Sindacato dei Magistrati, composto da giudici e pubblici ministeri in servizio, ha rilasciato una dichiarazione in merito al blocco di Instagram in Turchia, in vigore dal 2 agosto.

Nella dichiarazione scritta del Sindacato dei Magistrati riguardo al divieto di Instagram, è stato sottolineato che: “Si deve rinunciare immediatamente a tali pratiche di stampo autocratico, che non sono compatibili con la democrazia e i principi del diritto universale”.

La dichiarazione recita quanto segue:

“Il diritto di accesso a Internet è una delle forme di espressione della libertà di espressione e di comunicazione per tutti gli esseri umani. In questo contesto, il diritto all'"accesso equo e senza privilegi a tutti i server di contenuti" è anche il fondamento della libertà di comunicazione per l'individuo e la società. Tutte le restrizioni in questo ambito sono illegali.

La suddetta restrizione non può essere giustificata in alcun modo con argomentazioni legate alla sicurezza. Si deve rinunciare immediatamente a tali pratiche di stampo autocratico, che non sono compatibili con la democrazia e i principi del diritto universale.”