Promozione AKP alla Presidenza degli Affari Religiosi! Non è diventato deputato, ma è stato premiato dopo la mancata elezione

Durmuş Ayvaz, che si era dimesso dalla carica di mufti distrettuale per candidarsi come deputato dell'AKP alle elezioni del 2015, è tornato al Diyanet dopo non essere stato eletto. La nomina di Ayvaz a mufti provinciale ha suscitato polemiche.

Nagihan Yılkın

Notizia: Nagihan Yılkın

Le nomine effettuate presso la Presidenza degli Affari Religiosi (Diyanet), finita al centro dell'attenzione per le spese sostenute nonostante la circolare sul risparmio, continuano a far discutere. La promozione di un esponente dell'AKP ha sollevato critiche, venendo definita come un ulteriore esempio della politicizzazione all'interno della Presidenza degli Affari Religiosi.

Ogni giorno emergono nuovi dettagli controversi riguardo alle nomine effettuate presso la Presidenza degli Affari Religiosi tramite decreto presidenziale nel mese di agosto.

È emerso che Durmuş Ayvaz, nominato mufti provinciale di Kayseri, era un candidato deputato dell'AKP.

La rapida ascesa di Ayvaz, che vantava esperienza come mufti in vari distretti, ha attirato l'attenzione dopo le sue dimissioni nel 2015 per candidarsi alle primarie come deputato dell'AKP.

Prima delle elezioni del 2015, Durmuş Ayvaz, che aveva ricoperto il ruolo di mufti in diversi distretti, si era dimesso dal suo incarico prima delle elezioni del 7 giugno 2015 per candidarsi alle primarie come deputato dell'AKP per Bursa.

Dopo non essere riuscito a diventare deputato con l'AKP, Ayvaz è tornato alla Presidenza degli Affari Religiosi.

Nominato vice mufti provinciale di Bursa dopo le elezioni, Ayvaz è stato successivamente assegnato alla carica di mufti provinciale di Amasya. Infine, con il decreto presidenziale del 10 agosto 2024, è stato nominato mufti provinciale di Kayseri.

IL RETROSCENA DELLA POLITICA

Fonti della Presidenza degli Affari Religiosi hanno descritto la promozione di Ayvaz a mufti di una grande città, nonostante si fosse dimesso da mufti distrettuale per manifestare apertamente le proprie preferenze politiche tramite opuscoli, come l'esempio più concreto di come l'istituzione sia stata trasformata nel "retroscena" della politica.

D'altra parte, è emerso che tale nomina è in contraddizione con la precedente dichiarazione della Presidenza degli Affari Religiosi, secondo cui "la Presidenza degli Affari Religiosi, in conformità con l'articolo 136 della Costituzione, adempie ai propri doveri rimanendo al di fuori di ogni visione e pensiero politico".