Massacro notturno ad Aydın Çine: 500 alberi abbattuti 'per errore'

Una compagnia mineraria attiva nel distretto di Çine, ad Aydın, ha raso al suolo centinaia di pini domestici e alberi da frutto con un'operazione avviata nel cuore della notte. L'azienda, che ha fatto irruzione nei terreni privati dei contadini, ha giustificato l'accaduto ai cittadini che protestavano sostenendo: "È stato un errore, li abbiamo tagliati per sbaglio", una risposta che ha suscitato indignazione.

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Un'operazione simile a un blitz: l'obiettivo erano 3000 alberi

Sfruttando l'oscurità della notte, i macchinari pesanti sono entrati nell'area e hanno sradicato i pini domestici, fonte di sostentamento dei contadini, e alberi da frutto di 50 anni. 

Si ipotizza che la compagnia avesse l'obiettivo di abbattere un totale di 3 mila alberi. Durante l'operazione non è stato esibito alcun permesso ufficiale o cartello; è stato riferito che gli operai hanno proceduto al taglio basandosi esclusivamente su una mappa visualizzata sullo schermo di un telefono cellulare.

La difesa: "Li abbiamo tagliati per sbaglio"

I contadini, svegliatisi al mattino e trovando i loro terreni irriconoscibili, sono intervenuti bloccando i macchinari. La giustificazione dei responsabili dell'azienda, che hanno invocato l'alibi delle "coordinate errate" per questa distruzione che ignora i diritti di proprietà, ha alimentato ulteriormente le proteste. I proprietari terrieri danneggiati hanno sottolineato come il lavoro di una vita sia stato annientato in poche ore con la scusa di un "errore".

Storia e natura a grande rischio

L'area in cui è avvenuta la distruzione non è solo terreno agricolo, ma anche un patrimonio storico. Il fatto che l'area di abbattimento si trovi a soli 100 metri da antiche tombe rupestri evidenzia come anche il patrimonio culturale della regione sia minacciato dalle attività minerarie.

I contadini hanno espresso la loro reazione a questo massacro di alberi con queste parole: "Questo luogo è sia il nostro passato che il nostro futuro. Non c'è rispetto né per i nostri terreni privati né per la nostra storia millenaria. Questa non è una 'svista', è un massacro consapevole".

Mentre la popolazione locale si prepara ad avviare un'azione legale contro i responsabili, gli ambientalisti e i cittadini attendono un intervento urgente da parte delle autorità.