L'avvertimento dell'ammiraglio in pensione Cem Gürdeniz: 'Non dimentichiamo che le istituzioni religiose a volte non producono solo fede', dopo l'incontro tra Erdoğan e Bartolomeo
L'ammiraglio in pensione Cem Gürdeniz ha commentato il recente incontro tra il presidente dell'AKP Erdoğan e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, avvenuto in vista della prevista riapertura del Seminario di Halki a settembre.
12punto
Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, leader spirituale dei cristiani ortodossi con sede a Istanbul, ha incontrato ad Ankara il presidente dell'AKP e capo di Stato Recep Tayyip Erdoğan.
Secondo quanto comunicato dal Patriarcato, Bartolomeo e i suoi stretti collaboratori si sono recati nella capitale per i colloqui.
Nella nota si legge che l'incontro si è concentrato sulla possibilità di riaprire il Seminario di Halki, nel quadro del dialogo in corso tra le autorità educative turche e il Patriarcato.
È stato riferito che l'incontro tra Bartolomeo ed Erdoğan si è svolto in un'atmosfera cordiale.
LE PAROLE CRITICHE DI GÜRDENİZ
L'ammiraglio in pensione Cem Gürdeniz, attraverso il suo account social, ha espresso valutazioni incisive sull'incontro tra Erdoğan e Bartolomeo.
Affermando che la questione non dovrebbe essere considerata semplicemente come l'apertura di una scuola, Gürdeniz ha lanciato importanti avvertimenti.
Ecco la dichiarazione rilasciata da Cem Gürdeniz:
La questione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli è più una questione geopolitica e strategica che una questione di libertà religiosa e di culto.
Il motivo per cui il Patriarca insiste nell'usare l'appellativo di 'Ecumenico' non è quello di soddisfare le esigenze religiose della piccola comunità greca in Turchia. L'obiettivo è posizionarsi come leader universale dell'Ortodossia mondiale e riposizionare Istanbul come centro del mondo ortodosso.
Nel corso della storia, i grandi centri religiosi non sono stati solo luoghi di culto, ma hanno anche prodotto influenza e potere. Per il mondo cattolico, le istituzioni che formano l'ossatura intellettuale e spirituale del Vaticano, in particolare le università pontificie di Roma, hanno svolto questa funzione. Nel mondo dell'Islam sunnita, Al-Azhar al Cairo non è solo un'istituzione educativa, ma un centro che produce autorità religiosa su scala globale. Nel mondo protestante, centri teologici consolidati come Oxford, Cambridge, Heidelberg e simili hanno prodotto per secoli ecclesiastici, accademici e pensiero.
Per questo motivo, la riapertura del Seminario di Halki non può essere vista come una questione di formazione di pochi sacerdoti greco-ortodossi. La questione principale è che il Patriarcato ottenga un centro dove possa formare i propri ecclesiastici su scala mondiale, sviluppare la propria dottrina teologica e gestire le proprie reti internazionali. Una scuola del genere fornirebbe una base accademica, istituzionale e internazionale alla pretesa ecumenica del Patriarcato, consolidando indubbiamente la sua posizione.
Anche il costante e forte sostegno fornito dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea al Patriarcato deve essere valutato in questo contesto. Il Fanar, soprattutto negli ultimi anni, è diventato un importante strumento geopolitico utilizzato contro il Patriarcato di Mosca e il mondo ortodosso russo. Pertanto, la questione non riguarda solo le libertà religiose, ma anche la lotta di potere globale per la leadership del mondo ortodosso.
Il fatto che una struttura che opera nel cuore della Turchia con un titolo non riconosciuto dalla legge turca, e che sostiene di essere il leader di tutto il mondo ortodosso, ottenga legittimità internazionale con la riapertura del Seminario di Halki, avrà conseguenze non solo religiose ma anche strategiche.
In un momento in cui l'asse Grecia, Cipro, Israele e Stati Uniti sta aumentando la pressione sulla Turchia nel Mediterraneo orientale, sarebbe un errore vitale per Ankara valutare questa questione solo sotto il titolo di minoranza o libertà di fede.
Il problema che affrontiamo non è la formazione di alcuni ecclesiastici, ma in quale quadro teologico e geopolitico saranno definiti in futuro Istanbul e Halki. Non è una situazione che la storia può digerire facilmente se l'isola, che dal XIX secolo forma ufficiali di marina per le Forze Navali turche, si trasforma in un centro di indottrinamento per un vassallo dell'imperialismo che si autodefinisce ecumenico.
Non dimentichiamo che le istituzioni religiose a volte non producono solo fede, ma producono anche storia, identità, memoria e rivendicazioni geopolitiche. Il curriculum dei greci su questo tema è troppo vasto per essere contenuto nei libri.
La questione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli è più una questione geopolitica e strategica che una questione di libertà religiosa e di culto.
— Cem GÜRDENİZ (@cemgurdeniznet) 17 giugno 2026
Il motivo per cui il Patriarca insiste nell'usare l'appellativo di 'Ecumenico' non è quello di soddisfare le esigenze religiose della piccola comunità greca in Turchia. L'obiettivo è... https://t.co/eES2b9YJSh