I messaggi WhatsApp inviati da Rasim Ozan Kütahyalı a Nagehan Alçı: 'Fanno fantasie su di te come moglie di ROK'

La giornalista di Habertürk Nagehan Alçı, che ha divorziato consensualmente da Rasim Ozan Kütahyalı il 3 ottobre 2023 con un'unica udienza, ha denunciato una spirale di violenza che, a suo dire, dura da molti anni e sarebbe proseguita anche dopo il divorzio. Sono emersi i messaggi WhatsApp inviati da Rasim Ozan Kütahyalı a Nagehan Alçı.

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La giornalista Nagehan Alçı, tramite il suo avvocato, ha intentato una causa penale e una richiesta di risarcimento danni morali per 250 mila lire turche contro il suo ex marito Rasim Ozan Kütahyalı.

È stato sostenuto che Nagehan Alçı abbia subito gravi violenze psicologiche, fisiche ed economiche da parte di Kütahyalı durante il matrimonio, oltre a essere stata minacciata. È stato precisato che la causa di divorzio, inizialmente presentata come contenziosa, è stata conclusa consensualmente per evitare che Alçı, personaggio pubblico, e i suoi figli piccoli subissero ripercussioni negative.

Nell'istanza, in cui si sostiene che Nagehan Alçı non sia riuscita a sfuggire alle gravi violenze di Rasim Ozan Kütahyalı nemmeno dopo la decisione di divorziare, si legge: “Per la mia assistita, la cui incolumità è ormai in pericolo, è diventato necessario sporgere denuncia. Come dimostreremo con gli esempi di messaggi WhatsApp che alleghiamo alla presente istanza, il convenuto insulta e minaccia costantemente la mia assistita; inoltre, fingendosi un agente di polizia, invia messaggi a terzi formulando accuse infondate e diffamatorie contro la ricorrente”.

INSULTI A PIOGGIA NEI MESSAGGI

Nell'istanza, di cui B Yüzü è venuta in possesso, sono stati presentati esempi dei messaggi che Rasim Ozan Kütahyalı avrebbe inviato. Ecco alcuni dei messaggi inviati da Kütahyalı ad Alçı:

-"perdente", "creatura perdente", "poveretta fallita di basso livello", "viziata, arrogante", "persona falsa e subdola", "incapace", "stupida", "ignorante",

-"serva, sei la donna di İbrahim Tatlıses?", "sei diventata un cane", "fai la serva come un cane", "provo disgusto per la tua identità alaturka vergognosa", "sii onorevole, sii orgogliosa",

-"Nagehan sei un'idiota, sei scema", "sei una persona spiritualmente brutta", "sei marcia dentro, rimbambita, senile",

-"sei morta, sei mortaaa", "fanno fantasie su di te come moglie di ROK, pensano se si possa ricavare qualcosa da qui"

MESSAGGI DI INSULTI AD AYDIN DOĞAN E CAVİT ÇAĞLAR

Nell'istanza si afferma che Rasim Ozan Kütahyalı ha inviato messaggi offensivi dopo una cena del 28 maggio a cui hanno partecipato molti giornalisti, tra cui Nagehan Alçı. Tra le persone insultate da Kütahyalı figurano Aydın Doğan e l'ex ministro Cavit Çağlar.

Nell'istanza presentata dall'avvocato di Alçı, la vicenda viene descritta come segue:

“Per aver partecipato alla cena, ha insultato sia la mia assistita che personaggi estremamente rispettati e noti al pubblico presenti all'evento, tra cui Cavit Çağlar e Aydın Doğan, scrivendo: ‘Sei una vecchia quarantasettenne che fa da contorno al tavolo del sabato di quegli infami, leccando loro i piedi; farò pentire di essere nati tutti quei figli di p... a partire da Cavit Çağlar’, e ‘Vai a leggere anche a quei cani mentre fai da contorno al loro tavolo il sabato’.”

È stato inoltre specificato che Rasim Ozan Kütahyalı utilizza contemporaneamente più numeri di telefono.

“HA FATTO EMETTERE NUMEROSE CARTE DI CREDITO AD ALTO PLAFOND A NOME DI ALÇI”

Un'altra parte rilevante dell'istanza riguarda le carte di credito emesse a nome di Nagehan Alçı. A tal proposito, nell'istanza è stato registrato quanto segue:

“Rasim Ozan Kütahyalı, durante il matrimonio, ha costretto la mia assistita a firmare numerosi documenti bancari e, abusando della procura ricevuta da lei, ha fatto emettere numerose carte di credito ad alto plafond a nome di Nagehan Alçı, utilizzandone alcune personalmente e facendo utilizzare le altre a terzi all'insaputa e senza il consenso della mia assistita, traendone un guadagno illecito.

La mia assistita è venuta a conoscenza dell'utilizzo di tali carte di credito da parte di terzi in seguito alla ricezione di una notifica per essere convocata a testimoniare nell'ambito di un'indagine dell'Agenzia delle Entrate turca riguardante una persona di nome Elif D., con codice fiscale 261 017 **.

Sebbene la mia assistita abbia espresso più volte il desiderio di annullare queste carte di credito, sia durante il matrimonio che durante la fase di divorzio e dopo che il divorzio è diventato definitivo, è stata ogni volta pesantemente minacciata e manipolata dal convenuto. Presenteremo al fascicolo della denuncia innumerevoli messaggi in cui la mia assistita esprime la richiesta di saldare i debiti di tali carte e di chiuderle, ricevendo in cambio minacce dal convenuto.”

KÜTAHYALI, INSIEME AL PADRE, CHIAMA GLI AMICI DI ALÇI

Nell'istanza presentata dall'avvocato di Nagehan Alçı, si rileva che Kütahyalı e suo padre hanno chiamato gli amici di Alçı rilasciando dichiarazioni infondate:

“Il convenuto Rasim Ozan Kütahyalı minaccia costantemente la mia assistita di ‘diffamarla, coprirla di vergogna e renderla incapace di uscire in pubblico’.

Difatti, il convenuto e suo padre hanno chiamato amici giornalisti e conoscenti della ricorrente, rilasciando dichiarazioni infondate sul suo conto. I giornalisti contattati telefonicamente dal convenuto e da suo padre saranno ascoltati come testimoni in nostra presenza e ci riserviamo inoltre ogni diritto di denuncia e azione legale riguardante il padre del convenuto.”

SI È FINTA POLIZIOTTO E HA INVIATO MESSAGGI: “NAGEHAN ALÇI È UNA TRADITRICE DELLA PATRIA”

Nell'istanza, di cui B Yüzü è venuta in possesso, si afferma che Nagehan Alçı aveva riposto nella sua borsa un telefono appartenente a Rasim Ozan Kütahyalı, credendo fosse il suo, per poi accorgersi in seguito che apparteneva a Kütahyalı. Il telefono è stato consegnato alla procura e sono stati forniti esempi dei messaggi in esso contenuti:

“Come si evince dall'esame del suddetto telefono, il convenuto, utilizzando sia questo dispositivo che altre linee e telefoni in suo possesso, si finge un ‘poliziotto’. Nel telefono salvato come ‘Rasim Ozan 3’, ha impostato come foto profilo l'emblema della polizia e ha scritto esplicitamente: ‘Egregio Presidente Mustafa Ertekin, la sto guardando in questo momento sul canale KRT e sono rimasto ammirato dalla sua fermezza. Sono un agente di polizia in servizio presso il Consolato Generale di Grecia a Istanbul. Presto servizio nel Reparto Protezione. Ho voluto scriverle questo messaggio dopo averla vista nello stesso programma con quella sedicente giornalista filo-greca di Nagehan Alçı. Anche Nihal Bengisu è una traditrice della patria, così come Nagehan Alçı’; ‘Anche Nagehan Alçı è da tempo al soldo di questa spia greca. È completamente sotto il controllo di Chrissodoulis. Nagehan Alçı è manovrata dagli interessi greci’. Accusando la mia assistita, che è profondamente legata al suo Paese, alla sua nazione e alla sua patria, di essere una ‘traditrice della patria’, il convenuto commette i reati di calunnia e ingiuria nel modo più spregevole e, fingendosi illegalmente un pubblico ufficiale, configura un ulteriore reato. Tutte queste azioni del convenuto hanno chiaramente arrecato un danno grave e irreparabile ai diritti della personalità della mia assistita.”

L'ACCUSA: “CONTINUA A USARE LA CARTA DI CREDITO MINACCIANDO”

Nell'istanza di denuncia, in cui si sostiene che Rasim Ozan Kütahyalı minacci Nagehan Alçı inviandole messaggi del tipo “i miei avvocati mi dicono di scatenare una guerra mediatica contro di te” e che in questo modo cerchi di continuare a utilizzare le carte di credito intestate ad Alçı, si legge quanto segue:

“Per tutti i motivi esposti e come si può vedere da alcuni estratti di messaggi WhatsApp che alleghiamo alla presente istanza, i diritti della personalità della mia assistita, esposta da tempo agli insulti e alle minacce del convenuto, hanno subito danni a causa delle azioni illecite e gravi del convenuto, influenzando negativamente la sua vita familiare e la sua reputazione sociale. A causa delle minacce del convenuto, la mia assistita non riesce nemmeno a svolgere il proprio lavoro con serenità. Allo stesso modo, la reputazione e la stima della mia assistita sono state danneggiate a seguito delle azioni del convenuto contrarie ai diritti della personalità.

Purtroppo, a seguito di quanto accaduto, la mia assistita ha vissuto un profondo dolore, sofferenza, angoscia e tristezza, ed è stata costantemente esposta alla paura di subire danni da parte del convenuto. Per questi motivi, è nata la necessità di intentare questa causa con richiesta di risarcimento danni morali.”