Gürsel Tekin ha presentato una denuncia contro BirGün e Sözcü TV
Gürsel Tekin, nominato amministratore giudiziario della presidenza provinciale del CHP di Istanbul con decisione del tribunale, ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Istanbul contro la giornalista di BirGün Ebru Çelik, i coordinatori delle pubblicazioni web di BirGün Uğur Koç e Berkant Gültekin, nonché contro il giornalista di Sözcü TV e il rappresentante aziendale Nedim Bayhan, in merito alle notizie secondo cui sarebbero state ingaggiate comparse retribuite per la cerimonia di adesione dei membri a cui ha partecipato insieme a Kemal Kılıçdaroğlu.
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Gürsel Tekin, nominato amministratore giudiziario della presidenza provinciale del CHP di Istanbul con decisione del tribunale, si è rivolto alla Procura della Repubblica di Istanbul a causa delle notizie riguardanti il presunto impiego di comparse retribuite durante la cerimonia di adesione dei membri del CHP, a cui aveva partecipato insieme a Kemal Kılıçdaroğlu.
Secondo quanto riportato da Gazete Pano, nella denuncia presentata tramite il sistema UYAP, Tekin ha indicato come indagati la giornalista di BirGün Ebru Çelik e i coordinatori delle pubblicazioni web Uğur Koç e Berkant Gültekin. Nella denuncia sono stati inclusi anche il giornalista di Sözcü TV e il rappresentante aziendale Nedim Bayhan.
Nella sua istanza, Tekin ha sostenuto che le suddette notizie contengono "informazioni false, menzogne e calunnie", affermando che il CHP non collabora con agenzie di casting per nessuna delle sue organizzazioni. Tekin ha inoltre sostenuto che, prima della pubblicazione delle notizie, non è stato richiesto alcun parere ai funzionari del partito e che non è stato concesso loro il diritto di replica.
Nella denuncia è stata richiesta l'apertura di un'indagine nei confronti dei giornalisti per i reati di "diffamazione", previsto dall'articolo 125 del Codice Penale turco, "diffusione pubblica di informazioni fuorvianti", previsto dall'articolo 217/A noto nell'opinione pubblica come "legge sulla disinformazione", e "calunnia", previsto dall'articolo 267.