Emergono le dichiarazioni di Çiğdem Bayraktar Ör, arrestata con l'accusa di insulti al Presidente

L'accademica e scrittrice Çiğdem Bayraktar Ör è stata arrestata con l'accusa di "insulti al Presidente" a causa di un post sui social media. Il suo avvocato ha rilasciato una dichiarazione sul procedimento legale, affermando che la decisione di arresto costituisce una violazione della libertà di espressione.

12punto

L'accademica e scrittrice Çiğdem Bayraktar Ör era stata posta in stato di fermo e successivamente arrestata con le accuse di "insulti al Presidente" e "insulti a un pubblico ufficiale a causa delle sue funzioni" in seguito a un post pubblicato sui social media.

L'avvocato della Ör, Hüseyin Ersöz, ha pubblicato sul suo profilo social il contenuto della deposizione resa davanti alla procura.

Ersöz ha scritto quanto segue:

"La nostra assistita Çiğdem Bayraktar Ör era stata arrestata con decisione del 1° Giudice di Pace penale di Istanbul Anadolu a causa di un post pubblicato sul suo account social X.

Anche il ricorso presentato contro la detenzione di Çiğdem Ör, che ha completato il suo decimo giorno presso l'Istituto penitenziario femminile chiuso di Bakırköy, si è concluso la scorsa settimana con una decisione di rigetto.

Non è possibile affermare che il post sui social media di Çiğdem Ör costituisca il reato di insulto al Presidente. Infatti, il fatto che un post che può essere considerato solo come una 'critica aspra' costituisca motivo per una misura cautelare come l'arresto, rappresenta una violazione non solo della libertà di espressione, ma anche del diritto alla libertà personale.

Nell'ambito del procedimento legale contro Çiğdem Ör, nei prossimi giorni presenteremo una 'richiesta di scarcerazione' al fine di revocare la misura cautelare dell'arresto. Allo stesso tempo, ci stiamo preparando a presentare un ricorso individuale alla Corte Costituzionale con 'richiesta di provvedimento cautelare' per accertare questa situazione, che costituisce una grave interferenza con la libertà di espressione e il diritto alla libertà.

Il fatto che le espressioni di pensiero qualificate come critiche aspre o parole scortesi rivolte ai politici debbano essere accolte con maggiore comprensione e non costituiscano reato, è un principio emerso chiaramente dalle sentenze della Corte di Cassazione, della Corte Costituzionale e della CEDU.

Per questo motivo, ritengo che la misura cautelare dell'arresto basata esclusivamente su un'espressione di pensiero non solo non sia proporzionata, ma che sia anche una critica legittima il fatto che essa venga alla ribalta con la lamentela del 'puniamoli prima, li giudicheremo poi'.

Per la difesa di Çiğdem Ör davanti alla Procura..."