Decisione del Consiglio di Stato per l'agente di polizia che ha abusato di un minore nell'auto di servizio
L'agente di polizia che ha abusato sessualmente di un minore fatto salire sull'auto di servizio è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione ed è stato rimosso dal servizio. Il Consiglio di Stato ha emesso l'ultima parola sul caso dell'agente, che aveva ottenuto una sentenza favorevole dal Tribunale Amministrativo Regionale in merito al ricorso contro il suo licenziamento. L'Alta Corte ha annullato la sentenza di annullamento, accogliendo il ricorso del Ministero dell'Interno.
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La Seconda Sezione del Consiglio di Stato ha emesso una sentenza sul caso dell'agente di polizia rimosso dal pubblico impiego per aver abusato sessualmente di un minore fatto salire sull'auto di servizio durante il turno.
È stato accertato che l'agente di polizia, durante il servizio, intorno alle 03:00 di notte, ha molestato un minore fatto salire sull'auto di pattuglia senza che fosse stata avviata alcuna procedura giudiziaria nei suoi confronti. Nel processo penale avviato, l'agente è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di “abuso sessuale tramite molestie”.
L'Alto Consiglio Disciplinare del Ministero dell'Interno ha deciso il 2 dicembre 2019 di rimuovere l'agente di polizia dal pubblico impiego. La motivazione dell'espulsione è stata registrata come “aver commesso atti infamanti e vergognosi di natura e grado incompatibili con la qualifica di pubblico ufficiale”.
SENTENZA DIVERSA DAL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO
Secondo quanto riportato da İsmail Arı di Birgün, l'agente di polizia si è rivolto al Tribunale Amministrativo chiedendo l'annullamento della decisione di espulsione. Il tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che l'atto non fosse contrario alla legge.
Tuttavia, durante l'esame in appello, il Tribunale Amministrativo Regionale ha emesso una decisione diversa. La sentenza di primo grado è stata annullata, sostenendo che per il provvedimento di espulsione fosse necessaria l'approvazione del Ministro. L'atto, eseguito senza l'approvazione ministeriale, è stato ritenuto illegittimo per vizi di forma e procedura e quindi annullato.
IL CONSIGLIO DI STATO HA ANNULLATO LA SENTENZA
Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale dinanzi al Consiglio di Stato. Anche il giudice relatore del Consiglio di Stato ha espresso l'opinione che la sentenza dovesse essere annullata.
La Seconda Sezione del Consiglio di Stato ha stabilito che la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale non era giuridicamente corretta, accogliendo così il ricorso del Ministero.
La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale è stata annullata e il fascicolo è stato rinviato al tribunale competente per una nuova decisione.