Aveva detto 'è un nemico dello Stato': la reazione del Palazzo al procuratore Yavuz Engin su Yılmaz Güney
È arrivata una reazione dal Palazzo nei confronti del procuratore Yavuz Engin, noto al pubblico per il caso della 'Banda dei Neonati' (Yenidoğan Çetesi), dopo che aveva pubblicato un post su Yılmaz Güney definendolo 'un assassino di giudici e un nemico dello Stato'. Il consigliere capo del Presidente, Mustafa Akış, ha dichiarato: 'Comportamenti irresponsabili di questo tipo non hanno posto nella nostra tradizione statale'.
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Yılmaz Güney continuano le polemiche scatenate dalle immagini che mostrano la violenza esercitata dall'attore nei confronti di una persona sul set di un film.
Sono emerse le immagini in cui Yılmaz Güney perde il controllo sul set di un film e aggredisce un giovane attore di cui non gradiva la performance. pic.twitter.com/psye1pKNOV
— ?? Muhbir (@ajans_muhbir) 22 gennaio 2026
Mentre venivano fatti numerosi commenti sulle immagini emerse dopo anni, il procuratore Yavuz Engin, noto al pubblico per il caso della Banda dei Neonati, aveva pubblicato un post degno di nota. Engin aveva usato queste parole su Güney: "L'individuo di nome Yılmaz Güney è un assassino di giudici. È un nemico dello Stato con una mentalità terroristica". In seguito a questo post, la famiglia di Güney ha presentato una denuncia contro Engin presso l'HSK (Consiglio dei giudici e dei procuratori) e la procura.
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Mentre le polemiche continuano, è arrivata una reazione dal Palazzo nei confronti del procuratore Engin. Mustafa Akış, consigliere capo del Presidente e leader dell'AKP Recep Tayyip Erdoğan, ha sostenuto che il post di Engin fosse un'operazione di PR e che non fosse 'compatibile con la serietà dello Stato'.
La dichiarazione di Akış è la seguente:
"Purtroppo, da qualche tempo osserviamo che alcuni membri della magistratura pubblicano contenuti sulle piattaforme digitali basati sul desiderio di interazione, che non sono compatibili con i requisiti e la dignità della professione.
È chiaro che le attività sui social media, che portano quasi alla percezione di un 'giudice/procuratore influencer', influenzano negativamente la reputazione istituzionale della magistratura e la fiducia riposta in essa.
Impegnarsi in attività di PR personali attraverso i social media non è conforme alla serietà che i nostri cittadini si aspettano dall'istituzione giudiziaria, e comportamenti irresponsabili di questo tipo non hanno posto nella nostra tradizione statale.
A mio avviso, dovrebbe essere essenziale mantenere la dignità professionale in ogni tipo di contenuto digitale, dalla foto del profilo ai testi pubblicati. In questo contesto, sottopongo ancora una volta all'attenzione di tutti gli interessati la Guida all'uso dei social media (adottata con la decisione dell'Assemblea Generale del Consiglio dei giudici e dei procuratori del 08.03.2022, n. 639)."