Ieri pomeriggio, nel momento in cui ho appreso la notizia della scarcerazione di Mahir Polat con l'obbligo di arresti domiciliari, come molte altre persone, non ho potuto trattenere le lacrime. Quando le coscienze si sollevano, si possono ottenere dei risultati! Vedere il momento in cui Mahir Polat, grazie alla pressione dell'opinione pubblica, ha potuto riabbracciare sano e salvo la sua famiglia, ha fatto bene a tutti noi. “Forse sarà agli arresti domiciliari, ma almeno vivrà”, ci siamo detti.
La battaglia portata avanti per giorni per salvare la vita di Mahir Polat è stata l'argomento principale di conversazione nelle case, per le strade, nelle scuole, persino tra persone che non si erano mai interessate alla politica. La voce sempre più forte delle coscienze si è trasformata in un grido che ha squarciato le orecchie: “Non uccidete Mahir Polat!”
Mentre veniva trasportato avanti e indietro tra il carcere e l'ospedale, su quella sottile linea di confine tra la vita e la morte, Mahir Polat avrà sentito nel suo cuore la voce delle coscienze?
Ma una cosa è certa: la resistenza per mantenere in vita Mahir Polat ha unito le persone nel segno del bene.
Proprio come la lotta intrapresa per restituire la libertà ai giovani rinchiusi a Silivri.
Da Saraçhane a Piazza Konak, da Şişli a Kızılay, da Istanbul all'Anatolia, in ogni angolo del Paese e persino nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, a Nicosia, il popolo è in piedi contro la grande frattura che stiamo vivendo.
La società ha gettato via il velo di “dolore” che si era tirata addosso da tempo.
“Ciò che mi viene imposto non è più la mia natura”, dice. E a guidare questa resistenza sono i giovani.
Contro la disoccupazione, la disparità di opportunità, la povertà, l'ingiustizia, contro il fatto che diritti acquisiti con fatica, come il diploma, possano essere sottratti illegalmente da un giorno all'altro, e soprattutto per riprendersi il loro futuro rubato, sono scesi in piazza.
Il coraggio e l'impavidità dei giovani hanno squarciato il velo di dolore che si era abbattuto sulla società come una nube nera.
Il primo successo della lotta collettiva è stato far uscire Mahir Polat da Silivri.
La trasformazione della detenzione di Polat in arresti domiciliari non è una concessione, ma una conquista della resistenza.
La frase pronunciata da Mahir Polat, che soffre di ipertensione dall'età di 21 anni, mentre usciva dal carcere, descrive perfettamente il sentimento che accomuna questo popolo.
“La coscienza di questo Paese non si è spenta!”
Nelle dure condizioni di Silivri, circondato dal cemento, in una piccola cavità rimasta in quel cemento… polvere e terra accumulate in quella cavità… E in quella terra, un quadrifoglio che ha germogliato… Per Mahir Polat, che lo ha notato, la speranza che fiorisce dal Paese è, per questo popolo, quel quadrifoglio: Mahir Polat, strappato dal cemento di Silivri grazie alla volontà delle coscienze!
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