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Non sottovalutare la pietra di Geyikli, "quella" è l'Anatolia!

LA PIETRA È IMPORTANTE AL SUO POSTO-155. NON DIMENTICHIAMO, NON FACCIAMO DIMENTICARE.

L'altare, nell'antichità, era sia una struttura religiosa in cui venivano offerti sacrifici e doni alle divinità, sia una pietra tagliata in forma cilindrica o quadrangolare su cui venivano compiuti tali riti.

La più celebre di queste strutture è l'Altare di Zeus di Pergamo, un'imponente opera architettonica le cui pareti interne ed esterne sono decorate con fregi e rilievi scultorei unici.

Gli altari non sono templi o luoghi di culto in sé, ma spazi in cui venivano offerti doni come cibo e bevande alle divinità affinché esaudissero le richieste. 

Per chiedere qualcosa agli dei, devi offrire qualcosa in cambio!

Oltre alle strutture monumentali come l'Altare di Zeus, fin dai tempi antichi esistono pietre votive utilizzate per i sacrifici e l'offerta di doni.

Queste vengono chiamate anche "altari".  

La sacralità del rito del sacrificio, volto a comunicare con la divinità, è il motivo per cui queste pietre o altari venivano progettati in modo specifico.

Uno di questi è  un altare cilindrico in marmo, una delle opere più semplici e belle rinvenute nell'Acropoli di Pergamo.

È stato trovato e confiscato dai predatori tedeschi che, tra il 1864 e il 1878, e persino fino al 1886, hanno trafugato i reperti storici di Pergamo verso Berlino con permessi illegali e dubbi. 

Il suo numero di identificazione nel Museo/Prigione di Berlino, dove è custodito oggi, è "AvP VII 419".

Sebbene nei registri del cosiddetto Museo/Prigione si specifichi che l'opera è stata trovata a Pergamo, non viene indicato con quale scavo, quando, da chi sia stata rinvenuta, né in che modo sia finita nelle mani dei predatori al servizio dello Stato tedesco.

È evidente che, come tante altre, sia stata rubata da Pergamo e portata segretamente in Germania.

Questo altare in marmo di forma cilindrica, finemente lavorato, è un esempio unico nel suo genere.

È una pietra con un cervo!

Non chiamarla solo pietra del cervo, "quella" è l'Anatolia!

Quest'opera è stata portata alla luce durante i cosiddetti scavi nell'Acropoli di Pergamo, nel luogo in cui si trovavano i giardini reali.

L'elegante e significativo altare di marmo è sbalorditivo per la sua "progettazione ed esecuzione", insieme alla modellazione dei rilievi che lo adornano.

La parte superiore dell'altare, che poggia su una semplice base convessa, è circondata da una cornice sporgente e ondulata (kyma). 

Il letto della cornice è decorato con un aspetto a fila di perle dal profilo ovale (astragalo). Sotto di esso si trova anche una piccola striscia decorativa (dentello).

Mentre questa sola forma rende l'altare attraente, le decorazioni sul corpo del marmo cilindrico aggiungono all'opera un'ulteriore bellezza e significato.

La superficie cilindrica dell'altare di marmo è avvolta da una ghirlanda di foglie di alloro della stessa larghezza.

La ghirlanda è sorretta da cervi, presenti su tre lati dell'altare, le cui corna ricordano rami d'albero. Ciò conferisce alla ghirlanda una piacevole ondulazione, rendendo l'altare ancora più affascinante. 

Poiché la parte inferiore del marmo è danneggiata, le teste dei cervi non sono visibili. 

Nella mitologia greca, il "cervo" è associato ad Artemide, dea protettrice delle campagne e dei cacciatori. Artemide, che un tempo aveva un magnifico tempio a Efeso, è considerata anche la dea della fertilità.

Il "Dio Cervo", "Padre Cervo", con la sua natura di "protettore delle campagne", il suo "aspetto con corna di cervo" e il nome "Kurunta", era venerato in Anatolia già nell'epoca ittita/luvia, centinaia di anni prima dei Greci.

Questo altare con corna di cervo adornato da una ghirlanda, ritrovato a Pergamo, è simile alle pietre decorate presenti nel tempio di Artemide nella nostra antica città di Magnesia al Meandro, situata a Ortaklar, Germencik, Aydın.

Anche la Magnesia al Meandro fu saccheggiata e spogliata con permessi dubbi da Carl Humann, ingegnere e ladro al servizio dell'imperialismo tedesco, lo stesso che rubò le opere di Pergamo, portando molti reperti storici in Germania.

Queste opere sono ora prigioniere, proprio come l'Altare di Zeus di Pergamo, in quel museo-prigione di Berlino costruito su una palude, che sprofonda ogni giorno di più e per il quale si dice verranno spesi 1,5 miliardi di euro per una presunta ristrutturazione. 

Si sta cercando di salvare dalla demolizione questa brutta struttura, che sta sprofondando nel fango, con il clamore di una presunta "innovazione". 

Non ci si fa alcuno scrupolo a lasciare i reperti storici dell'Anatolia esposti a mille rischi.

Risalente all'inizio del periodo ellenistico, l'elegante altare di Pergamo, decorato con ghirlande e corna di cervo, ha un'altezza di 62,5 cm e un diametro del cilindro di 50 cm.

Mentre questa magnifica opera di Pergamo grida a gran voce "io sono anatolica, io sono di Pergamo",  coloro che si sono appropriati di questo altare non esitano a definirlo, senza nemmeno guardarsi allo specchio, Patrimonio Culturale Prussiano (l'antico nome della Germania): "PrussiaKulturbesitz".

Il traffico di reperti storici è una macchia indelebile sulla fronte di chi li ruba.

L'ALTARE DI ZEUS E I REPERTI DI PERGAMO NON APPARTENGONO ALLA FREDDA E NEBBIOSA BERLINO, MA ALLA BELLISSIMA PERGAMO. DEVONO ASSOLUTAMENTE TORNARE INDIETRO, DEVONO TORNARE A CASA.

(Fonte: http://www.smb-digital.de/eMuseum, Database-Antikensammlung),

https://arachne.dainst.orgn/entity/1123973 )

Sefa Taşkın

23.02.2025

Karşıyaka/Smirne