
Tra le motivazioni alla base della decisione del Ministero dell'Interno federale tedesco di vietare le attività dell'associazione sciita İslamisches Zentrum Hamburg (IZH) figura il sostegno al terrorismo.
OPERAZIONI PRECEDENTI E DECISIONE FINALE DI CHIUSURA
Nel novembre dello scorso anno, le autorità statali avevano condotto un'operazione di perquisizione nell'edificio, noto anche come Moschea Imam Ali, senza tuttavia emettere un ordine di chiusura. Nell'operazione su larga scala condotta nel luglio 2024, è stato emesso un ordine di chiusura definitiva per l'IZH. La ministra dell'Interno federale Nancy Faeser ha annunciato personalmente, durante un discorso, il divieto delle attività dell'IZH, l'associazione che gestiva la 'Moschea Blu'.
MOTIVAZIONI DEL DIVIETO E DICHIARAZIONI DELLA MINISTRA FAESER
Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell'Interno federale, l'associazione svolge attività contrarie all'ordine costituzionale tedesco. È noto che i rappresentanti della moschea, diffondendo discorsi antisemiti e anti-israeliani, abbiano in passato elogiato le azioni violente di organizzazioni terroristiche come Hamas e sostenuto gruppi terroristici vietati come Hezbollah.
La ministra dell'Interno Faeser ha riferito che sono state effettuate perquisizioni in 53 sedi legate all'IZH in 8 diversi Länder, tra cui moschee ed edifici associativi; a seguito delle operazioni, sono stati sequestrati numerosi materiali e beni, ed è stato inoltre imposto il divieto ad altre cinque associazioni affiliate all'IZH.

La ministra dell'Interno ha proseguito il suo intervento affermando: "Ciò che sappiamo con certezza è che l'Associazione Islamica di Amburgo opera contro l'ordine costituzionale tedesco e agisce in tal senso. Tuttavia, ciò che per me è molto importante e che desidero venga chiaramente compreso è questo: non stiamo prendendo di mira una religione. Distinguiamo chiaramente tra i gruppi estremisti religiosi, contro i quali lottiamo apertamente, e i musulmani che fanno parte del nostro Paese e vivono la loro fede".
ACCUSE DI SOSTEGNO AL TERRORISMO
La componente più importante del decreto di divieto di 200 pagine preparato dal Ministero dell'Interno federale è costituita dall'accusa di sostegno al terrorismo. Tra i punti elencati sotto il titolo di terrorismo figurano:
Il sostegno dell'IZH a Hezbollah, organizzazione vietata in Germania,
L'orientamento politico e religioso dato alle moschee locali con un atteggiamento antisemita e antidemocratico per conto dello Stato iraniano,
Attività di raccolta fondi per sostenere Hezbollah, organizzazione vietata in Germania, al fine di diffondere l'ideologia dell'Islamismo totalitario del regime iraniano.
STORIA E IMPORTANZA DELLA MOSCHEA BLU
La "Moschea Blu" è considerata uno dei centri più importanti della comunità sciita in Europa. Fondata nel 1953 da iraniani in esilio, l'IZH intrattiene stretti legami con l'Iran. Questi legami si sono ulteriormente rafforzati in particolare dopo l'ascesa al potere della struttura religiosa estremista a Teheran nel 1979.
L'Ufficio per la protezione della Costituzione di Amburgo (Verfassungsschutz) teneva l'IZH sotto sorveglianza dal 1993. Classificata come islamista per aver adottato l'ideologia estremista del regime dei mullah iraniani, l'associazione, secondo il Verfassungsschutz, continuava le sue attività come un avamposto straniero che agiva in Germania seguendo le direttive di Teheran.
IL MONITORAGGIO DEL 2023 E IL PROCESSO GIUDIZIARIO
La direzione dell'IZH aveva intentato una causa contro le attività di monitoraggio del Verfassungsschutz, ma senza successo. Mentre il tribunale ha dichiarato che solo alcune espressioni contenute nel rapporto del Verfassungsschutz erano illegittime, il senatore dell'Interno di Amburgo, Andy Grote, dopo la decisione del tribunale, ha definito l'IZH un'istituzione estremamente radicale e nemica della democrazia.
LEGAMI CON L'IRAN E PROVE
Un ritrovamento casuale emerso durante le ricerche storiche è stato considerato fondamentale per consentire ai funzionari del Verfassungsschutz di approfondire le indagini e definire il contenuto dell'inchiesta. Durante un controllo aeroportuale al ritorno da un viaggio dall'Iran alla Germania, sono stati rinvenuti addosso all'imam della "Moschea Blu" documenti importanti appartenenti alle unità di sicurezza iraniane. Secondo questi documenti, il direttore dell'IZH, Mohammad Hadi Mofatteh, era stato nominato imam della Moschea Blu tramite una lettera personale scritta dal rappresentante della guida suprema iraniana. Inoltre, in questi documenti figurava l'informazione che Mohammad Hadi Mofatteh aveva prestato servizio come Guardiano della Rivoluzione all'inizio degli anni '90.
FUTURO E PROPRIETÀ DELLA MOSCHEA BLU

Dopo i divieti, il destino dell'edificio della Moschea Blu, che è sotto tutela, è oggetto di interrogativi. Sebbene sia stato dichiarato che l'edificio, la cui proprietà passerà allo Stato, continuerà a essere utilizzato per scopi religiosi in futuro, non è ancora noto chi assumerà la nuova gestione della moschea.
TENSIONE DIPLOMATICA, RITORSIONI E IL CASO JAMSHID SHARMAHD
Si ritiene che questo divieto possa causare una crisi diplomatica tra l'Iran e la Germania. Negli ambienti diplomatici si discute della possibilità che Teheran possa rispondere a questo divieto attraverso le organizzazioni tedesche in Iran, ricorrendo a divieti o attuando ritorsioni più severe.
Secondo le informazioni riportate da NDR e WDR, il Ministero degli Esteri teme che la chiusura della Moschea Blu possa portare all'esecuzione della condanna a morte di Jamshid Sharmahd, cittadino tedesco-iraniano condannato a morte nel febbraio 2023 con l'accusa di terrorismo. Sharmahd, attivo nei movimenti di opposizione in Iran, era stato catturato dall'intelligence iraniana a Dubai nell'estate del 2020 e portato in Iran. Il 68enne Sharmahd, processato davanti a un tribunale rivoluzionario, era stato ritenuto responsabile di un attacco terroristico in cui erano morte 14 persone ed era stato accusato di collaborare con i servizi di intelligence statunitensi e israeliani. Il fatto che Sharmahd avesse respinto tutte le accuse non ha impedito all'Iran di emettere una condanna a morte nei suoi confronti.
La ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock ha definito la decisione inaccettabile, invitando il governo iraniano a revocare immediatamente la sentenza. In seguito a questo evento, il governo tedesco ha espulso due dipendenti dell'ambasciata iraniana, uno dei quali era un funzionario dell'intelligence.
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