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La responsabilità storica della società civile in Turchia

È piuttosto difficile spiegare il concetto di ‘società civile’ nelle sue linee generali. Questo concetto, di origine occidentale, si è trasformato tra il XV e il XVIII secolo in Europa, acquisendo significati diversi. Da un punto di vista sociologico, la società civile è uno strumento analitico per comprendere la ‘qualità’ delle relazioni tra Stato e società, che racchiude in sé dinamiche sia positive che negative. Ad esempio, mentre Hegel elogia la ‘società civile’ come successo del mondo moderno, in quanto spazio costitutivo della libertà, Marx la analizza come una struttura in cui si riproduce il dominio di classe.

Le organizzazioni della società civile (OSC) sono la garanzia della democrazia nella misura in cui riescono a rimanere indipendenti dallo Stato. Queste organizzazioni trasformano gli individui da sudditi passivi in cittadini attivi che rivendicano i propri diritti. Una forte coscienza civica, a sua volta, permette di imporre allo Stato le istanze sociali. Le OSC bilanciano le tendenze autoritarie dello Stato ed espandono lo spazio pubblico. Questa relazione dinamica libera lo Stato dalla sua struttura verticistica, trasformandolo verso un assetto più partecipativo e democratico. In breve, l'autonomia e la soggettività politica della società civile sono il motore fondamentale di una democrazia pluralista.

EGEMONIA POLITICA

In Turchia, a differenza degli esempi occidentali, la società civile si è sviluppata all'ombra di una tradizione statale forte e centralista. Nel processo che va dall'Impero Ottomano alla Repubblica, la posizione determinante dello Stato sulla società ha limitato lo sviluppo e l'istituzionalizzazione di organizzazioni sociali indipendenti. Il fatto che la società civile in Turchia sia rimasta sottodimensionata non deriva solo da carenze legali o istituzionali, ma anche dalla cultura storica, sociale e politica.

Nell'atmosfera politica repressiva creata dal colpo di Stato del 1980 in Turchia, il concetto di società civile è emerso come uno spazio al di fuori dello Stato per rivendicare diritti, limitare il potere statale, sviluppare autonomia e produrre legittimità sociale. In questo periodo, di fronte alla posizione determinante dello Stato che circondava lo spazio sociale, tanto le diverse correnti politiche quanto i gruppi islamisti hanno fatto propria la società civile, considerandola lo spazio sociale fondamentale per proteggere l'individuo dallo Stato e costringere quest'ultimo alla democratizzazione. Per questo motivo, tutte le correnti politiche, sia di destra che di sinistra, hanno visto e sostenuto lo sviluppo quantitativo e qualitativo della società civile come precondizione per la formazione di una cultura politica democratica.

Soprattutto a partire dagli anni 2000, il discorso sulla società civile ha svolto la funzione di far arretrare la tutela militare-burocratica e di portare le dinamiche sociali conservatrici-religiose nello spazio pubblico. In questo contesto, varie comunità religiose sono state legittimate e hanno ricevuto sostegno politico come attori della “società civile islamica” che, attraverso attività educative, assistenziali e di fondazione, producevano “consenso sociale”, mobilitavano grandi masse e creavano un potere egemonico nello spazio pubblico. A questo punto, la società civile, come sottolineato da Gramsci, non è solo uno spazio di organizzazione sociale, ma anche un terreno in cui il potere politico produce consenso e stabilisce l'egemonia. In questo processo, istituzioni come i media, l'accademia, la magistratura e le strutture sindacali hanno funzionato, come espresso da Althusser, come efficaci apparati ideologici nella socializzazione del discorso politico dominante.

IL PARADOSSO DELLA SOCIETÀ CIVILE IN TURCHIA

La Turchia sta attraversando oggi un critico processo di arretramento democratico, in cui la tradizione e l'esperienza parlamentare di 150 anni sono state sospese, il principio della separazione dei poteri è diventato inefficace e lo Stato di diritto e l'indipendenza della magistratura hanno subito una distruzione strutturale. I fattori determinanti di questo periodo sono l'indebolimento delle garanzie costituzionali e istituzionali, la restrizione dei diritti e delle libertà fondamentali, le pratiche di nomina di amministratori fiduciari (kayyum) nelle amministrazioni locali elette e un'acuta polarizzazione politica che divide il tessuto sociale. Il quadro attuale rivela che il Paese non sta vivendo solo una crisi gestionale, ma anche una profonda rottura sul piano della legittimità democratica e della stabilità istituzionale.

In questa congiuntura fragile, in cui i meccanismi politici, legali e burocratici sono bloccati, la spirale del silenzio mostrata dalle enormi organizzazioni della società civile, che rappresentano milioni di membri, costituisce il paradosso strutturale più profondo dello spazio civile. Come sottolineato da Foucault, queste enormi OSC, che non riescono a mantenere una posizione indipendente di fronte al potere disciplinante del governo e preferiscono un adattamento incentrato sullo Stato, risultano insufficienti nel portare le richieste di rivendicazione dei diritti della società nello spazio pubblico.

In Turchia, la società civile può assumere un ruolo storico di fronte alle crisi socio-politiche che si approfondiscono, non solo come elemento di bilanciamento, ma come soggetto costituente in grado di ricostruire l'ordine democratico. L'estrema polarizzazione e l'erosione istituzionale nell'attuale struttura politica rendono necessario che lo spazio civile assuma un ruolo più efficace, autonomo e riparatore. In questo quadro, la funzione fondamentale delle organizzazioni della società civile non è quella di essere parte della competizione politica, ma di costruire un nuovo terreno di consenso attorno alla pace sociale e alle norme democratiche. Dopotutto, nella competizione politica, che si è fatta più dura e sempre più distruttiva con il cambio di regime, le forze della società civile possono unirsi e assumere un ruolo di mediatore-arbitro.

L'ESPERIENZA TUNISINA E IL ‘QUARTETTO PER IL DIALOGO NAZIONALE’

Ad esempio, nel 2015, l'esperienza della Tunisia, situata all'altro capo del Mediterraneo, è molto istruttiva in questo contesto. In Tunisia, durante il processo della Primavera Araba, la società civile ha reso empiricamente visibile il ruolo costituente che può assumere in momenti di crisi in un Paese trascinato nel caos politico profondo. Il “Quartetto per il Dialogo Nazionale”, formato da organizzazioni operanti nei settori del lavoro, del capitale, del diritto e dei diritti umani, ha agito come attore non statale ma ad alta legittimità istituzionale, mediando tra le parti. Questa struttura, superando l'impasse politica, ha aperto la strada a un processo di consenso costituzionale e ha reso possibile la transizione democratica. Questo quartetto è stato insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2015 per il suo contributo critico alla democrazia e alla pace sociale.

In Turchia, invece, si osserva che la società civile non è riuscita a sviluppare sufficientemente una capacità di mediazione e guida simile. Questa situazione porta a un restringimento dello spazio di dialogo pubblico e a un progresso della tensione politica su un terreno più fragile. Eppure, le organizzazioni della società civile, basandosi sui principi di imparzialità e autonomia, potrebbero assumersi una responsabilità storica fungendo da ponte che costringe gli attori sociali al negoziato.

In conclusione, il processo di ricostruzione democratica in Turchia non dipende solo dagli attori politici, ma anche da una società civile forte, indipendente e ad alta legittimità. La responsabilità storica delle organizzazioni della società civile è quella di contribuire alla costruzione di una nuova prospettiva di contratto sociale che superi l'attuale impasse politica e di assumere un ruolo costituente che ristabilisca la pace sociale.