L'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran sta generando conseguenze interessanti per la politica e la teologia contemporanee, avendo causato una tensione tra il Papa Leone XIV, leader di 1,4 miliardi di cattolici, e il presidente statunitense Trump. Il Papa, egli stesso americano, proprio come il suo predecessore Papa Francesco, ha reagito apertamente agli sviluppi globali lanciando appelli alla pace. Tuttavia, il fatto che Trump abbia preso di mira il Papa con un'intensità senza precedenti nell'era moderna ha creato una frattura con i suoi sostenitori. Mentre la divisione all'interno del movimento MAGA continua, il fatto che alcuni sostenitori del Presidente nei media equiparino il Papa ai "terroristi islamici" sta creando spaccature in Occidente, sia dal punto di vista politico che teologico.
L'inizio della crisi tra Vaticano e Washington
La crisi tra il Papa, che è anche un capo di Stato, e Washington è esplosa durante le operazioni contro l'Iran. Robert Francis Prevost, nato a Chicago, ovvero Papa Leone XIV, ha criticato i discorsi bellicisti senza fare nomi diretti e, affermando che "Dio non approva alcuna guerra", ha preso di mira implicitamente gli attacchi. Il messaggio, condiviso anche su Twitter (X), risale al 10 aprile.
In realtà, sia l'ex Papa Francesco che Leone XIV criticano da tempo gli attacchi di Israele in Palestina e Libano, ma poiché non lo hanno espresso apertamente, sono stati bersaglio di critiche. Tuttavia, Francesco, attraverso il Cardinale Pizzaballa nominato a Gerusalemme nel 2020, ha offerto sostegno a coloro che soffrono in "Terra Santa" indipendentemente dalla loro religione. Allo stesso modo, Papa Leone XIV, che ha scelto la Turchia per il suo primo viaggio dopo l'elezione, si è successivamente recato in Libano, lanciando appelli alla pace e alla sicurezza tra popoli di diverse origini e fedi nella regione. Dopo Francesco, che non ha esitato a esprimere opinioni su molte questioni internazionali, dal riscaldamento globale alla guerra in Ucraina, la prima crisi che Leone ha affrontato politicamente è stata la guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti.
Da Carlo Magno a Trump: la lotta contro il Papato
Il potere del Papa, successore della chiesa fondata da Paolo, uno degli apostoli di Gesù, è stato oggetto di dibattito fin dai primi giorni dell'istituzionalizzazione del cristianesimo. Già nel IV secolo, fu il filosofo e teologo Agostino d'Ippona a gettare le basi teoriche e teologiche della separazione tra affari religiosi e mondani. Tuttavia, pur separando i due poteri, Agostino scrisse che per i cristiani solo la città di Dio era importante e vincolante, sottolineando che per questo motivo il potere religioso non poteva essere contrastato. Nel periodo successivo, Papa Leone I (440-461) sfidò per la prima volta la supremazia dell'Impero Romano, gettando le basi dell'autorità papale. È interessante notare che Leone I, omonimo del Papa che oggi si trova di fronte agli Stati Uniti, secondo le leggende affrontò il sovrano degli Unni, Attila, e implorando la sua clemenza "salvò" la città di Roma dall'invasione.
Mentre il Papato consolidava il suo potere in Italia e in altri territori cattolici, fu Carlo Magno a gettare le basi della secolarizzazione nel mondo cristiano nel IX secolo. Carlo Magno non agiva come un re che obbedisce al Papa, ma piuttosto come un "profeta" (Touchard, Storia delle idee politiche, p. 150) e definiva lo Stato che aveva fondato come "Impero Cristiano".
Il potere dei papi, che idearono e guidarono le Crociate all'incirca fino al XV secolo, si è dissolto nel corso dei secoli; tuttavia, come leader dello "Stato Pontificio", hanno continuato a detenere il potere sui cieli e sulla terra. Napoleone Bonaparte, fondatore dell'era moderna, anziché recarsi a Roma per essere incorestato, fece venire il Papa da lui, sferrando di fatto un colpo devastante e tardivo al Vaticano. Con l'unificazione dell'Italia nella seconda metà del XIX secolo, il Vaticano perse la sua natura di "Stato" per cinquantotto anni, rimanendo comunque al centro di dibattiti teologici, politici, filosofici e complottisti. Ha mantenuto il suo peso simbolico nella politica mondiale con i suoi rapporti moderati con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e la sua posizione contro il Blocco Orientale durante la Guerra Fredda.
Il cattolicesimo nella guerra di religione di oggi
Gli evangelici americani, che sostengono apertamente Israele, si oppongono al cattolicesimo e appoggiano diverse ideologie repubblicane dai neoconservatori al MAGA, occupano un posto importante tra i critici del Papa. Il sionismo evangelico, che da decenni fa propaganda di guerra contro l'Iran, possiede una sorta di ideologia "accelerazionista" che accelererebbe l'avvento del Messia. Pertanto, gli evangelici, che credono che ciò porterà un'era di pace e serenità e che sono potenti nella politica e nei media statunitensi, cercano di presentare la lotta tra Israele e l'Iran come una sorta di guerra di religione.
Naturalmente, a questo punto, il discorso si sposta su una "lotta giudaico-cristiana contro l'Islam" o direttamente su una guerra tra "Islam e cristianesimo che sostiene l'ebraismo". Per questo motivo, il fatto che il Papa sostenga l'Iran e il Libano, danneggiando questa grande narrazione, causa scosse sia nella politica interna statunitense che nelle relazioni internazionali.
I post e le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti sul Papa stanno suscitando grandi reazioni tra gli elettori. Anche il vicepresidente degli Stati Uniti J. D. Vance, che nel suo nuovo libro di memorie in uscita il 16 giugno scrive di essere diventato cattolico nel 2019, è tra coloro che prendono direttamente di mira il Papa. Vance, che afferma che il Papa dovrebbe essere "più rigoroso sulle questioni teologiche", è atteso come candidato alle elezioni presidenziali del 2028. Tuttavia, una parte degli elettori che esprime il proprio disappunto per la mancanza di rispetto verso il Papa potrebbe avere grandi conseguenze politiche, specialmente in stati a maggioranza cattolica che determinano l'esito delle elezioni, come la Pennsylvania. Infatti, secondo un sondaggio pubblicato la scorsa settimana da Reuters/Ipsos, mentre il 60% degli americani ha un'opinione positiva di Papa Leone, questa percentuale si ferma al 36% per Trump.
Agli politici americani che dicono al Papa che "dovrebbe occuparsi di questioni morali piuttosto che di discorsi politici", il Papa, anch'egli di origine americana, risponde sottolineando che la morale e la politica sono ambiti che non possono essere separati l'uno dall'altro.
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