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Episodio di percosse in caserma: il generale non ha picchiato il sottufficiale, lo ha 'disciplinato'!

Mentre i tribunali amministrativi confermano l'espulsione dalle Forze Armate turche (TSK) di 5 tenenti con l'accusa di "mancanza di disciplina" per aver incrociato le spade e recitato il Giuramento degli Ufficiali dopo la cerimonia di laurea, dichiarando "siamo i soldati di Mustafa Kemal", il Consiglio di Stato fa da scudo a un generale che ha picchiato un maresciallo sottufficiale che stava accendendo un veicolo nel garage della caserma. Nonostante il referto medico che attesta le percosse, il Consiglio di Stato ha stabilito che il generale in questione ha afferrato il sottufficiale per il colletto e lo ha spinto "allo scopo di disciplinare un comportamento contrario alla disciplina militare", annullando l'autorizzazione a procedere concessa dal Ministero della Difesa Nazionale (MSB) in merito.

Riassumiamo questo curioso episodio per chi non lo conoscesse.

Il 3 novembre scorso, alle ore 09.45, nel garage di una brigata nell'Est del Paese, un maresciallo sottufficiale accende un veicolo. Il comandante della brigata, il cui ufficio è vicino al garage, si infastidisce per il rumore del motore, si reca furioso nel garage e insulta il sottufficiale dicendo: "Ritardato, stupido. Non ti avevo detto che il veicolo non doveva essere acceso?". Inoltre, lo schiaffeggia e lo prende per la gola. Mentre l'episodio viene provato dalle telecamere in funzione in quel momento, il sottufficiale ottiene anche un referto medico per le percosse subite.

Su denuncia dell'avvocato del sottufficiale, İbrahim Yılmaz, il Ministero della Difesa Nazionale concede l'autorizzazione a procedere contro il generale per "percosse", mentre non la concede per le accuse di "ingiurie e minacce" con la motivazione che "non sono state raggiunte prove materiali". L'avv. Yılmaz si rivolge al Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento di questo diniego all'autorizzazione a procedere.

Quando la questione viene sollevata durante la conferenza stampa settimanale del MSB, pur non specificando che l'autorizzazione a procedere era stata concessa solo per "percosse", viene rilasciata la seguente dichiarazione:

"La conservazione e il mantenimento della disciplina stabilita nelle Forze Armate turche sono imprescindibili. Come abbiamo sottolineato in precedenza, le nostre Forze Armate turche esaminano tutti gli eventi nell'ottica della disciplina e svolgono le procedure nel quadro della normativa pertinente. L'autorizzazione a procedere relativa al caso in questione è stata concessa dal nostro Ministero. Nelle Forze Armate turche, chiunque agisca in violazione della disciplina e delle leggi, indipendentemente dal grado e dalla carica, riceve il trattamento dovuto."

ANCHE IL GENERALE HA FATTO RICORSO

La fase del Consiglio di Stato si è conclusa nei giorni scorsi.

Cosa è successo?

Innanzitutto, è emerso che anche il generale si era rivolto al Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento dell'autorizzazione a procedere concessa per "percosse".

La 1ª Sezione del Contenzioso Amministrativo del Consiglio di Stato, esaminando le richieste sia del generale che del sottufficiale, ha ritenuto all'unanimità fondato il diniego del MSB a concedere l'autorizzazione a procedere contro il generale per le ingiurie e le minacce del tipo "Ritardato, stupido, ti ammazzo", con la motivazione che "le azioni attribuite non sono di natura tale da richiedere un'indagine".

Inoltre, accogliendo il ricorso del generale, ha deciso a maggioranza e in via definitiva di annullare l'autorizzazione a procedere concessa con l'accusa di "percosse".

La motivazione è stata spiegata come segue:

"Sebbene sia provato dalle testimonianze che, nonostante l'ordine precedentemente impartito dal Comandante della Brigata B.K. di non accendere il veicolo militare all'interno del garage per evitare rumore, il 3 novembre 2025 il denunciante abbia acceso il veicolo all'interno del garage per rilevare una perdita, e che in seguito B.K. si sia recato nel garage della compagnia e abbia afferrato il denunciante per il colletto spingendolo allo scopo di disciplinare il suo comportamento contrario alla disciplina militare, non si può parlare di un'azione che raggiunga il dolo e l'intensità di un atto lesivo all'interno del sistema di disciplina e gerarchia militare; per questi motivi, essendo emerso che l'azione attribuita all'interessato non è di natura tale da richiedere un'indagine, si accoglie il ricorso e si annulla la parte relativa alla concessione dell'autorizzazione a procedere da parte del Ministro della Difesa Nazionale..."

Un membro del collegio si è opposto all'annullamento dell'autorizzazione a procedere contro il generale, dichiarando che "gli atti di schiaffeggiare il denunciante e stringergli la gola sono azioni che mirano direttamente all'integrità fisica e provocano dolore, che nel referto medico legale redatto dopo l'evento per il denunciante è provato che quest'ultimo ha subito violenza fisica e che, considerando la gravità delle azioni dell'interessato, tali atti non possono essere qualificati solo come un comportamento disciplinare; per questi motivi, l'azione attribuita all'interessato è di natura tale da richiedere un'indagine".

"IL MALTRATTAMENTO DEI SUBORDINATI È STATO CONSIDERATO UN ATTO DISCIPLINARE"

In seguito a questa decisione del Consiglio di Stato, l'avvocato del sottufficiale, İbrahim Yılmaz, ha rilasciato le seguenti osservazioni degne di nota:

"Nella decisione presa dalla 1ª Sezione del Contenzioso Amministrativo del Consiglio di Stato, è stato affermato che il fatto che il generale abbia afferrato il sottufficiale per il colletto e lo abbia spinto allo scopo di disciplinarlo non significa picchiare il proprio subordinato. Tuttavia, secondo le immagini delle telecamere e il referto medico, è provato che il generale ha schiaffeggiato il sottufficiale e lo ha spinto prendendolo per la gola. In questo modo, il Consiglio di Stato ha prima attenuato le azioni di percosse del generale, provate da prove concrete, e poi ha detto: 'Non succederà nulla per questo, cosa c'è di male? Lo ha fatto per disciplinarti'. Inoltre, con questa decisione, il Consiglio di Stato ha accolto con favore il maltrattamento dei subordinati da parte dei generali nelle caserme e ha annunciato che sosterrà questi generali. Mentre ci aspettavamo che il generale venisse indagato anche per il reato di ingiurie e minacce contro il sottufficiale, per il quale non era stata concessa l'autorizzazione a procedere, abbiamo imparato che non vige lo stato di diritto, ma il diritto dei superiori. Per quanto riguarda la situazione in cui versa la legge, anche se abbiamo imparato che non potremo ottenere risultati nel cercare giustizia, prevediamo di ricorrere alla Corte Costituzionale contro questa decisione e di intentare una causa per risarcimento danni contro il Ministero della Difesa Nazionale e il generale a causa delle azioni del generale che costituiscono un atto illecito. Anche se non dovessimo ottenere risultati nemmeno da queste, almeno avremo lasciato traccia nella storia di chi ha sostenuto questa palese illegalità."