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Mio signore, mio unico…

Il boss mafioso Ayhan Bora Kaplan, sotto processo per associazione a delinquere di stampo mafioso, ha risposto al presidente del tribunale che gli rivolgeva una domanda con un "Mio signore, mio unico"…

L'episodio si è verificato durante la decima udienza del processo in corso presso il Tribunale Penale n. 32 di Ankara

Il curioso scambio tra il Presidente del Tribunale e Ayhan Bora Kaplan, al quale stava rivolgendo la domanda, è andato così:

Presidente: Perché hanno bisogno di te?

Ayhan Bora Kaplan: Mio signore, mio unico?

Presidente: Perché hanno bisogno di te?

Ayhan Bora Kaplan: Scusi, signore. Ho detto "mio unico", mi è scappato, me ne scuso profondamente.

***

Quale sia l'oggetto del processo… 

Perché siano stati arrestati i poliziotti che hanno catturato questo capobanda…

Non mi interessa che Devlet Bahçeli e il MHP in generale facciano finta di sostenere Süleyman Soylu mentre in realtà appoggiano questo capobanda senza nominarlo…

Perché è tutto un gioco sporco…

Non ho nulla a che fare con tutto questo…

L'atteggiamento del partner occulto della coalizione mostra chiaramente che ancora una volta le "pietre" verranno legate e le "creature che potrebbero mordere" verranno liberate…

Proprio come fu concessa un'amnistia speciale per Alaattin Çakıcı

Proprio come Sedat Peker, ricercato con bollettino rosso, nonostante tutte quelle minacce, non è mai stato catturato e ricondotto in patria…

Proprio come vengono protetti e tutelati gli assassini e i mandanti dell'omicidio di Sinan Ateş, ex presidente generale delle Ülkü Ocakları e membro a pieno titolo del MHP

Sta accadendo di nuovo!

Dove c'è una mafia nazionalista…

Dove c'è violenza nazionalista…

Lì c'è Devlet Bahçeli, con tutto il suo rancore e il suo splendore…

Insulta, minaccia, intimidisce; e alla fine raggiunge il suo scopo!

Nessuno che sia sotto la sua protezione può essere toccato.

I poliziotti vengono sbattuti in prigione, e non basta: vengono sacrificati a esecuzioni extragiudiziali…

I pubblici ministeri vengono messi nell'impossibilità di scrivere atti d'accusa sfavorevoli… 

I giudici vengono trasformati in "miei unici"…

***

L'uomo è sotto processo per innumerevoli omicidi, rapine, lesioni, gioco d'azzardo, traffico di droga, estorsioni… Praticamente per quasi tutti i reati previsti dal Codice Penale Turco.

Nei suoi confronti viene chiesta una pena detentiva di centinaia di anni.

Eppure è così a suo agio, così sicuro di cavarsela con una pena "minuscola", che dice al giudice "mio unico"…

Non prende sul serio la sua detenzione.

Non gli importa del processo.

Siede rilassato tra i banchi degli imputati e con ogni probabilità sta pianificando i nuovi "affari" che farà una volta rimesso in libertà.

E al giudice che ha trovato il coraggio di disturbarlo con una domanda, risponde uscendo dai suoi sogni con un "Mio signore, mio unico".

Non fatevi ingannare dalle sue successive scuse; fa tutto con piena premeditazione…

Ogni parola che dice la pesa con cura millimetrica.

Anche il "mio unico" lo lascia scappare di bocca apposta, come per dire al giudice: "Non spingerti troppo in là, il potere è mio".

***

Ormai abbiamo rinunciato alla supremazia del diritto…

All'indipendenza della magistratura e dei giudici…

Lo sappiamo; tutto questo appartiene al passato.

Chi ha alle spalle uno zio potente o un Devlet Bahçeli, prima o poi se la cava anche dal reato più grave!

Va bene…

Ma almeno rispettate le procedure processuali e non rendete la cosa così sciatta, amico mio!

Abbiamo capito che non rispettate il giudice, il pubblico ministero, i poliziotti che vi hanno arrestato… Ma almeno fatelo finta.

Con la tranquillità che vi dà il sapere "tanto vi lasceranno andare", non giocate con l'onore di queste persone, non smascherate i loro limiti.

Lasciate che recitino la parte del "giudice severo", permettete loro di fare domande…

Non rivelate quanto siete in confidenza con loro.

Lo sappiamo, a voi non serve, ma non sporcate il "diritto" di cui un giorno tutti gli altri, tranne voi,  

avranno bisogno.

Non minate la sua credibilità…

***

Voglio concludere l'articolo rivolgendo una domanda all'Egregio Presidente destinatario di questo affettuoso appellativo:

"Come ti senti, mio unico?" 

Se questa domanda vi ha fatto arrabbiare…

Perché in aula non avete detto due parole all'imputato che si è rivolto a voi in quel modo?

Il vostro coraggio arriva solo fino a me?