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Se il legislatore indossa la toga: la rivoluzione della giurisprudenza nel diritto turco

Nei corridoi dei palazzi di giustizia turchi soffia un vento nuovo. Il consueto profumo di “legge scritta” sta lentamente lasciando il posto all'odore di inchiostro fresco delle sentenze giudiziarie. Il sistema giuridico turco si sta allontanando dalla sua struttura radicata nella tradizione dell'Europa continentale per avvicinarsi al diritto anglo-americano (common law)? In che modo questo cambiamento influisce sullo Stato di diritto? Diamo uno sguardo da vicino a questa trasformazione dinamica nel nostro mondo giudiziario.

Dalla tradizione dell'Europa continentale alle influenze anglo-americane

Per molti anni, il sistema giuridico turco è rimasto strettamente legato alla tradizione giuridica dell'Europa continentale. Le leggi, proprio come nella Francia napoleonica o nella Germania di Bismarck, erano considerate la fonte primaria del diritto. I testi di legge scritti erano al di sopra di tutto; i tribunali erano visti solo come esecutori di tali testi. La giurisprudenza (le decisioni giudiziarie) non era considerata una fonte primaria, ma solo sussidiaria.

-Il giudice doveva fare ciò che dicevano la lettera e lo spirito della norma, senza interferire oltre. La frase di Montesquieu, “I giudici sono solo la bocca della legge”, era l'espressione sintetica di questa tradizione.

Tuttavia, la globalizzazione e l'interazione internazionale hanno iniziato a cambiare parzialmente questo quadro. L'approccio incentrato sui precedenti giurisprudenziali, tipico del diritto anglo-americano, ha iniziato a trovare riscontro anche in Turchia. La magistratura turca, che tradizionalmente doveva basarsi sulla legislazione, sta assumendo un profilo sempre più attento alla giurisprudenza. Soprattutto nelle questioni giuridiche complesse e di nuova emersione, i giudici tendono a considerare le decisioni precedenti prese in casi simili, invece di rimanere intrappolati tra le righe della legge scritta. Il risultato? Il concetto di “precedente giudiziario” sta diventando parte integrante delle nostre conversazioni giuridiche. I principi del diritto giurisprudenziale anglosassone, un tempo discussi solo negli ambienti accademici, vengono ora menzionati persino nelle aule di tribunale.

Questa trasformazione ha anche radici storiche. Persino l'articolo 1 del Codice Civile turco, fin dal 1926, dice al giudice: “Se non vi è alcuna disposizione nella legge, il giudice decide secondo il diritto consuetudinario; se manca anche questo, decide come se fosse lui stesso il legislatore”. In altre parole, il nostro ordinamento giuridico, fin dall'inizio, ha teoricamente assegnato al giudice un ruolo di mini-legislatore. Ma questo potere è rimasto a lungo a prendere polvere sugli scaffali, poiché nella pratica i giudici consideravano sufficienti i testi di legge. Ora, però, quella polvere sembra essere stata scossa via. Non credo che si stia sviluppando una cultura giudiziaria che usurpa ruoli. Si sta rafforzando la tendenza degli avvocati, nel tentativo di facilitare il compito dei giudici, a basare le proprie argomentazioni direttamente sulle decisioni giudiziarie piuttosto che sulla legge e sulla sua interpretazione.

Corte Costituzionale e ricorso individuale: la giurisprudenza in primo piano

Il diritto di ricorso individuale alla Corte Costituzionale, introdotto con il referendum costituzionale del 2010, è stato forse la pietra miliare più importante di questa trasformazione. Dal 23 settembre 2012, i cittadini hanno potuto bussare alla porta della Corte Costituzionale in ogni caso in cui ritengano che i loro diritti fondamentali siano stati violati.

. Questa innovazione ha innescato una vera e propria rivoluzione giurisprudenziale nel diritto turco. Infatti, grazie a questi ricorsi, la Corte Costituzionale (AYM) ha iniziato a stabilire principi generali partendo da storie umane concrete, creando con ogni sua decisione un nuovo standard di diritti.

Ormai le decisioni della Corte Costituzionale diventano una guida non solo per l'individuo che ha presentato il ricorso, ma per l'intero ordinamento giuridico. Ad esempio, quando nel 2014 è stato imposto il blocco dell'accesso a Twitter, la Corte Costituzionale ha stabilito che tale divieto violava la libertà di espressione e ha fatto riaprire l'accesso a Twitter. Questa decisione ha fatto luce su tutti i casi simili riguardanti la libertà su Internet. Allo stesso modo, nel 2019, sulla questione del blocco di Wikipedia a livello nazionale, la Corte Costituzionale ha rimosso il divieto invocando la “libertà di accesso all'informazione”. Questi esempi dimostrano che la giurisprudenza della Corte crea di fatto nuove norme giuridiche. Sebbene le decisioni della Corte Costituzionale vincolino ufficialmente solo la parte interessata, nei fatti si trasformano in principi guida che tutti, dai tribunali di grado inferiore alle istituzioni amministrative, sono tenuti a rispettare.

Naturalmente, questo processo non è sempre privo di ostacoli. La giurisprudenza coraggiosa della Corte Costituzionale incontra talvolta la resistenza dei tribunali di grado inferiore o dell'amministrazione. In alcuni casi, l'amministrazione non attua pienamente o ritarda le decisioni della Corte Costituzionale sui ricorsi individuali.

. Ad esempio, si sono verificati casi in cui, dopo che la Corte Costituzionale ha stabilito che un detenuto ha subito una violazione dei diritti e deve essere rilasciato, il tribunale competente ha resistito dicendo: “Non sono d'accordo con la decisione della Corte Costituzionale”. Sebbene tali attriti sollevino dubbi sulla fiducia nello Stato di diritto, il dialogo giuridico continua. Gli organi giudiziari imparano col tempo i propri ruoli e limiti in questo nuovo sistema.

Se i tribunali fanno le leggi: l'attivismo giudiziario in ascesa

Veniamo alla questione dei tribunali che agiscono come legislatori. Alcuni osservatori definiscono il quadro emerso negli ultimi anni nella magistratura turca come “attivismo giudiziario”. Questo termine indica il coraggio dei giudici di non limitarsi ad applicare il diritto esistente, ma di stabilire nuove regole per colmare le lacune giuridiche quando necessario. Nel mondo anglo-americano, sono note le critiche secondo cui i giudici della Corte Suprema agiscono talvolta come “costituenti”. Non sono pochi coloro che ritengono che una tendenza simile stia emergendo anche in Turchia.

In effetti, alcune decisioni dell'alta magistratura possono essere efficaci quasi quanto una legge approvata dal Parlamento. Ad esempio, sulla questione dell'“assegno di mantenimento a tempo indeterminato”, discussa per anni in Parlamento ma mai risolta, la Corte di Cassazione ha cercato di colmare il vuoto legislativo introducendo di fatto una tendenza alla limitazione temporale attraverso la sua giurisprudenza. Allo stesso modo, le decisioni di unificazione della giurisprudenza della Corte di Cassazione sull'effetto del tasso di inflazione annuale sui contratti o sui diritti dei lavoratori tracciano un quadro vincolante quanto la legge. La Corte Costituzionale, d'altra parte, viene criticata per aver invaso il campo del legislativo in alcune decisioni, fornendo forti indizi su come dovrebbe essere fatta una regolamentazione mentre annulla decreti legge o leggi.

Il nostro Paese ha discusso a lungo di questioni di tutela. In particolare, una parte ha reso l'espressione “tutela giudiziaria” un tormentone. Tuttavia, contro le concezioni democratiche maggioritarie, la concezione di democrazia pluralista trova la sua garanzia nella tutela giudiziaria. Ma nel contesto che stiamo discutendo, la questione principale non è la tutela giudiziaria, bensì se i giudici stiano sostituendo il legislatore.

Da un lato c'è l'attivismo giudiziario come dovere di una democrazia militante in difesa della democrazia, dall'altro c'è la parte che sostiene la sovranità popolare, che interpreta il ruolo attivo dei giudici come la tutela di soggetti non eletti.

Anche i sostenitori dell'attivismo giudiziario presentano argomenti forti: se l'organo legislativo non agisce a causa di riserve politiche o se i diritti fondamentali vengono violati, l'intervento della magistratura per proteggere l'individuo rafforza lo Stato di diritto. Soprattutto su temi come i diritti delle minoranze e la libertà di espressione, l'atteggiamento attivo dei tribunali può essere una valvola di sicurezza che salva la democrazia dalla tirannia della maggioranza. Infatti, storicamente, la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1954 nel caso Brown v. Board of Education, che pose fine alla segregazione, o le decisioni progressiste prese dai tribunali di tutto il mondo sui diritti LGBT in tempi più recenti, hanno aperto la strada alle leggi. Anche in Turchia, in modo simile, la magistratura può produrre soluzioni che confortano la coscienza sociale su alcune questioni. Tuttavia, la domanda critica qui è: come si troverà questo equilibrio? Quando dirà la magistratura “questo è il punto in cui devo fermarmi” e quando si spingerà oltre? Non c'è ancora una risposta chiara.

Trasformazione nel profilo del giudice: da arbitro passivo a giocatore attivo

Tutti questi sviluppi portano naturalmente con sé una seria trasformazione anche nella cultura dei giudici. Fino a ieri esisteva un profilo di giudice “passivo, timido, che guardava solo al fascicolo che aveva davanti”, mentre oggi sugli scranni siede una generazione più giovane, dinamica e aperta al mondo. Questi giudici di nuova generazione non seguono solo le leggi locali, ma monitorano da vicino la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, il diritto internazionale e persino le pratiche giuridiche di altri Paesi. La penna nelle loro mani non si alza solo per scrivere sentenze sui fascicoli, ma per reinterpretare il diritto quando necessario.

In passato, ciò che veniva enfatizzato nella formazione di giudici e pubblici ministeri era la semplicità del “applica ciò che dice la legge”. Ora, invece, nei programmi di formazione e nelle facoltà di giurisprudenza hanno acquisito importanza temi come il pensiero critico, il diritto comparato e le norme sui diritti umani. Questo influenza la mentalità dei giudici. Ormai un tribunale, nel risolvere il caso che ha davanti, tende a decidere non solo guardando ai testi di legge turchi, ma anche allo spirito della Costituzione, ai principi del diritto universale e alle decisioni importanti prese in precedenza su questioni simili.

Un tempo, i raccoglitori delle “Decisioni di Unificazione della Giurisprudenza” appesi al muro della Corte di Cassazione erano forse solo documenti polverosi. Ora, le decisioni dell'alta magistratura raggiungono istantaneamente tutti i giuristi in formato digitale, vengono discusse e analizzate nei seminari. I giudici smettono di essere arbitri di controversie in senso classico e diventano esploratori e interpreti del diritto. Questa creatività si riflette anche nel linguaggio delle sentenze: è possibile vedere passaggi che ricordano testi letterari e contengono citazioni filosofiche nelle sentenze motivate. Alcune decisioni attirano così tanto interesse da essere attese con curiosità dall'opinione pubblica, proprio come un importante disegno di legge.

Un aspetto di questo cambiamento è l'aumento del senso di responsabilità. In passato, il giudice si limitava dicendo: “Ho applicato la legge, il mio compito è finito”. Ora riflette maggiormente sull'impatto sociale e sulle conseguenze giuridiche della decisione che prende. Ad esempio, un giovane giurista che lavora come relatore presso la Corte Costituzionale prepara il rapporto chiedendosi: “Questa decisione influenzerà migliaia di fascicoli in situazioni simili?”. Il profilo del giudice attivo e creativo è diventato, in un certo senso, il motore dello Stato di diritto.

Alla ricerca di un equilibrio per lo Stato di diritto

Tutto questo quadro ci impone di ripensare il concetto di Stato di diritto. Se lo Stato di diritto, nella sua definizione più semplice, è il “dominio delle leggi”, chi farà quelle leggi e chi le applicherà? Il rafforzamento della magistratura amplia le vie di ricerca dei diritti per gli individui, il che è positivo. Ma in uno scenario in cui l'organo legislativo diventa inefficace, la volontà popolare viene esclusa dall'equazione? Il principio di sovranità si manifesta in ultima analisi attraverso il parlamento eletto. Se il parlamento rimane passivo e la magistratura prende costantemente l'iniziativa, la legittimità sociale delle decisioni può essere messa in discussione.

D'altra parte, non tutte le soluzioni che arrivano per mano della magistratura chiudono la porta al parlamento. Una decisione del tribunale è stata ritenuta ingiusta? Il Parlamento può sempre intervenire sulla situazione con una nuova regolamentazione legale. Infatti, anche in Turchia, dopo le leggi annullate dalla Corte Costituzionale, il Parlamento ha emanato nuove leggi di armonizzazione e sono state introdotte nuove disposizioni per le lacune criticate dalla Corte di Cassazione. In altre parole, il diritto stabilisce un meccanismo di dialogo ed equilibrio al suo interno. La separazione dei poteri, piuttosto che essere un muro rigido, funziona come una danza di equilibrio in costante interazione.

In ultima analisi, il fatto che il sistema giuridico turco si allontani dalla tradizione dell'Europa continentale per avvicinarsi al modello anglo-americano non è una strada a senso unico, ma un processo di apprendimento a doppio senso. Mentre i nostri tribunali imparano il coraggio giurisprudenziale anglo-americano, forse anche il sistema anglo-americano vede e viene influenzato dai solidi principi del diritto scritto (pensiamo all'interazione su scala globale). L'importante è rafforzare l'accesso alla giustizia per il cittadino, che è il consumatore finale, e rendere giustizia.

Domanda stimolante: Se i giudici continueranno a progredire a questa velocità nel ruolo di “creatori di diritto”, quale consiglio daranno le facoltà di giurisprudenza ai loro nuovi laureati nella Turchia degli anni 2050? “Sii un buon giudice, garantisci la giustizia” o “Sii un buon legislatore, dai forma alla società”?

C'è una verità che allo stesso tempo rassicura e fa riflettere il lettore: il diritto è un organismo vivente. Man mano che la società cambia, cambierà anche il diritto. A volte per mano del parlamento, a volte per mano del tribunale... L'importante è che la bilancia della giustizia rimanga sempre in equilibrio. Se alla fine della giornata la giustizia viene resa, il nome del metodo può rimanere in secondo piano. Vediamo dove ci porterà questa rivoluzione giurisprudenziale della magistratura turca. Per ora è il momento di osservare e imparare, e quando necessario, di discutere e bilanciare. Il viaggio alla ricerca della giustizia continua.