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Definire l'agenda

La Repubblica di Turchia sta vivendo la più grande crisi amministrativa ed economica della sua storia. Il governo dell'AKP, salito al potere con la promessa di eliminare povertà, corruzione e divieti, ha portato questi problemi al culmine.

L'esecutivo, che ha smantellato i principi di anzianità e merito alla base del diritto del personale, è entrato in una spirale di debolezza gestionale e mancanza di pianificazione, rendendosi incapace di risolvere alcun problema, a partire da quelli economici, migratori e abitativi, a causa di nomine effettuate senza tenere conto di tali criteri.

La povertà si è trasformata in fame e milioni di persone hanno iniziato a percepirla nel modo più doloroso. Oggi il nostro problema più grande è la povertà. Pensionati, lavoratori e dipendenti pubblici sono disorientati di fronte ad aumenti irrisori e a un'inflazione galoppante, e non sanno per quanto tempo ancora dovranno sopportare questo destino.

La corruzione è diventata un evento quotidiano riportato dalla stampa, iniziando ad essere accettata dalla società come una questione normale e consueta.

I rapporti della Corte dei Conti (Sayıştay) sono stati ignorati e, come nel recente caso della Fondazione Yunus Emre, gli atti di corruzione sono rimasti impuniti.

I divieti, invece, hanno oscurato le pratiche dei periodi di legge marziale o di stato di emergenza, imponendo varie restrizioni ai diritti e alle libertà fondamentali.

È possibile parlare oggi di un pieno esercizio della libertà di comunicazione, di pensiero e di opinione, di espressione e diffusione del pensiero, di scienza e arte, di stampa, del diritto di riunione e manifestazione, del diritto di cercare giustizia e del diritto di sciopero?

Ogni persona che esprime la propria opinione e ogni giornalista che svolge il proprio dovere rischia di essere arrestato in un'irruzione mattutina, mentre chi cerca di far valere i propri diritti attraverso riunioni e manifestazioni si trova di fronte a manganelli, gas lacrimogeni e idranti.

Non ritenendo sufficienti i suddetti problemi di gestione ed economia, il governo ha cercato di creare anche una crisi politica, prendendo di mira i comuni dell'opposizione e rimuovendo i sindaci dai loro incarichi con motivazioni poco convincenti.

Oggi l'agenda della Turchia è dominata dalla crisi amministrativa e politica, oltre che da quella economica. L'unica soluzione è un cambio di governo attraverso elezioni anticipate. Tuttavia, proprio come accade con la vittimizzazione, il governo dimostra tutta la sua maestria nel definire e cambiare l'agenda.

Invece di concentrarsi sui principali temi dell'agenda, a partire dalla fame e dalla povertà, l'opinione pubblica è stata distratta dall'omicidio di Narin, dal caso della "Gang dei Neonati", dalla modifica della Costituzione, dall'inchiesta sui tenenti, dal cambio di potere in Siria, dalla nomina di amministratori fiduciari (kayyum) e, infine, dall'artificiosa questione curda.

Il governo dell'AKP, grazie al potere mediatico di cui dispone, riesce purtroppo con grande successo a dettare l'agenda a proprio piacimento e a impedire che si discutano i veri problemi della società. Eppure, la vera agenda è composta da povertà, corruzione, divieti e dalla necessità di elezioni anticipate per ottenere un governo che li combatta realmente.

Nessun governo ha la forza di resistere di fronte alla volontà e alla determinazione della società di difendere questa agenda attraverso mezzi democratici. Per questo motivo, l'opposizione, invece di limitarsi ad accendere e spegnere luci o distribuire cartellini rossi, dovrebbe smettere di inseguire agende artificiali e mantenere al centro del dibattito la povertà, la corruzione, i divieti e le elezioni anticipate. Ma, proprio mentre l'opposizione principale stava per tornare alla vera agenda, si è vista costretta a inseguire quella creata attorno a un sindaco rimosso dall'incarico.

Il governo dell'AKP, vedendo che la capacità di resistenza della società è giunta al termine, che non è in grado di risolvere i problemi esistenti e che perderà il potere alle prime elezioni, dimostra di non avere alcuna intenzione di andare a elezioni anticipate, mantenendo all'ordine del giorno la modifica della Costituzione, la questione curda e i comuni dell'opposizione.