Un nuovo incarico per l'ex primo ministro britannico?
Il portavoce di Tony Blair, che secondo alcune indiscrezioni sarebbe stato richiesto come "coordinatore umanitario per Gaza", ha dichiarato che non è stata ancora ricevuta alcuna offerta ufficiale.
Il nome di Blair, che anni dopo l'invasione dell'Iraq ha dichiarato di provare "dolore e rimorso", è tornato a essere associato a un conflitto in Medio Oriente in seguito a una notizia riportata dai media israeliani.
Secondo quanto riferito dalla stampa israeliana, Israele avrebbe chiesto a Blair di diventare coordinatore umanitario per Gaza.
Secondo fonti vicine al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, quest'ultimo vorrebbe sfruttare l'esperienza di Blair per placare le preoccupazioni riguardanti l'aumento delle vittime civili a Gaza.
"Finora non è stato offerto né accettato alcun incarico"
L'ufficio di Blair, con il quale si ipotizza siano in corso colloqui da qualche tempo, ha dichiarato: "Non è stata fatta alcuna offerta ufficiale di incarico".
Il portavoce di Blair ha rilasciato la seguente dichiarazione in merito alle indiscrezioni: "Il signor Blair ha un ufficio in Israele e continua a lavorare su questioni che riguardano israeliani e palestinesi. Discute della situazione con molte persone nella regione e altrove per capire cosa si possa fare. Tuttavia, finora non è stato offerto né accettato alcun incarico".
Fonti vicine a Blair, parlando con i media britannici, hanno precisato che l'ex primo ministro non accetterebbe l'incarico a meno che non vi sia la speranza di poter cambiare concretamente le cose in ambito umanitario.
Dopo aver lasciato la carica di primo ministro nel 2007, Blair ha ricoperto per circa 10 anni il ruolo di inviato speciale per il Medio Oriente per conto dell'Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), degli Stati Uniti e della Russia.
Il bilancio di Blair in Medio Oriente
Le tracce dell'amministrazione Blair, al potere nel Regno Unito tra il 1997 e il 2007, sono ancora visibili oggi in Medio Oriente.
Considerando gli effetti odierni delle decisioni prese da Blair riguardo al Medio Oriente, spiccano innanzitutto le sue scelte relative all'invasione dell'Iraq.
Il sostegno di Blair all'invasione dell'Iraq nel 2003 da parte delle forze della coalizione guidate dagli Stati Uniti è stato oggetto di critiche; il Rapporto Chilcot, pubblicato nel 2016, ha rivelato che Blair aveva garantito il proprio sostegno all'allora presidente degli Stati Uniti George Bush senza aver ottenuto l'approvazione del Parlamento britannico.
Nell'invasione dell'Iraq, a cui hanno partecipato 30 mila soldati britannici, hanno perso la vita oltre 200 mila iracheni e circa 200 soldati britannici.
Mentre il Rapporto Chilcot ha evidenziato che Blair aveva fuorviato il Parlamento riguardo alle armi di distruzione di massa in Iraq, Blair, durante una conferenza stampa, ha espresso rammarico e dolore, porgendo le proprie scuse.
Blair si era schierato al fianco degli Stati Uniti anche nell'invasione dell'Afghanistan, criticando invece la decisione di Washington di ritirarsi dal Paese, definendola una mossa che "indebolisce la fiducia nell'Occidente".
Fonte della notizia: AA
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