Moody's declassa il rating degli Stati Uniti dopo 108 anni
Per la prima volta dopo 108 anni, Moody's ha declassato il rating degli Stati Uniti, escludendoli dal club d'élite 'AAA'. L'agenzia di rating internazionale Moody's ha abbassato il rating del credito degli Stati Uniti da "Aaa" ad "Aa1", modificando al contempo l'outlook da "negativo" a "stabile".
In una nota diffusa da Moody's, è stato annunciato che il rating del credito degli Stati Uniti è stato rivisto.
Nella dichiarazione, in cui si specifica che il rating a lungo termine del Paese è stato declassato da "Aaa" ad "Aa1", si osserva che l'outlook è stato modificato da "negativo" a "stabile".
Nella nota si legge che il declassamento riflette il fatto che, da oltre 10 anni, il debito pubblico e i tassi di interesse sono saliti a livelli significativamente più alti rispetto a quelli di altri Paesi con un rating simile.
Sottolineando che le amministrazioni statunitensi e il Congresso non sono riusciti a trovare un accordo su misure in grado di invertire la tendenza dei grandi deficit fiscali annuali e dell'aumento dei costi degli interessi, la nota afferma: "Non riteniamo che le attuali proposte fiscali in discussione porteranno a riduzioni significative e a lungo termine delle spese obbligatorie e dei deficit".
Nella dichiarazione si afferma che, nel corso del prossimo decennio, si prevede che le entrate governative rimarranno sostanzialmente stabili e che i deficit saranno più ampi.
Al contrario, la nota sottolinea che i deficit fiscali persistenti e ingenti aumenteranno il carico del debito e degli interessi del governo, aggiungendo che è probabile che la performance fiscale degli Stati Uniti peggiori rispetto al proprio passato e ad altri Paesi con rating elevato.
La dichiarazione sottolinea che gli Stati Uniti mantengono eccezionali punti di forza creditizi, come le dimensioni, la resilienza e il dinamismo della propria economia, oltre al ruolo del dollaro come valuta di riserva globale, aggiungendo: "Ci aspettiamo che il Paese mantenga il suo storico impegno verso una politica monetaria efficace, gestita da una Federal Reserve (Fed) indipendente".
SI PREVEDE UN AUMENTO DEL DEBITO E DEL DEFICIT
Nella nota, in cui si evidenzia che il debito federale degli Stati Uniti è aumentato drasticamente negli ultimi 10 anni a causa dei continui deficit fiscali, si sottolinea che i tagli alle tasse hanno ridotto le entrate governative mentre la spesa federale è aumentata.
Sottolineando che, in assenza di aggiustamenti alla tassazione e alla spesa, si prevede che la flessibilità di bilancio rimarrà limitata, la nota prevede che le spese obbligatorie, che nel 2024 rappresentano circa il 73% della spesa totale, saliranno a circa il 78% entro il 2035, inclusi gli oneri per interessi; inoltre, viene indicato che se i tagli fiscali del 2017 venissero prorogati, il deficit aumenterebbe di circa 4 trilioni di dollari nei prossimi 10 anni.
Nella dichiarazione si osserva che il deficit federale, pari al 6,4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel 2024, dovrebbe salire al 9% nel 2035. Nello stesso periodo, si prevede che il carico del debito federale salirà dal 98% al 134% del PIL.
Nella nota si afferma: "Sebbene sia probabile che la crescita del PIL rallenti nel breve termine man mano che l'economia statunitense si adatta alle tariffe doganali più elevate, non prevediamo che la crescita a lungo termine del Paese ne risentirà in modo significativo".
Moody's era l'ultima delle grandi agenzie di rating a mantenere il rating degli Stati Uniti al livello Aaa. Standard & Poor's aveva declassato il rating degli Stati Uniti ad AA+ nel 2011, mentre Fitch lo aveva fatto nel 2023.
Fonte della notizia: AA
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