Media israeliani: indiscrezioni su una mediazione di Tony Blair
La Presidenza palestinese ha dichiarato di respingere qualsiasi tentativo sospetto volto a favorire l'esodo dei palestinesi dalla Striscia di Gaza
Secondo l'agenzia di stampa ufficiale palestinese WAFA, in una dichiarazione scritta rilasciata dalla Presidenza palestinese è stato condannato e respinto ogni tentativo legato all'allontanamento dei palestinesi dalla Striscia di Gaza. Nella nota si legge: “Chiederemo al governo britannico di non permettere che il destino e il futuro del popolo palestinese vengano manipolati in questo modo. Allo stesso tempo, inviteremo il Segretario Generale delle Nazioni Unite (Antonio Guterres) a fare tutto il possibile per impedire tali azioni, che violano il diritto internazionale e la legittimità internazionale”.
Sottolineando che il coinvolgimento di Blair nel processo di espulsione dei palestinesi da Gaza “rappresenta un intervento e un'azione che serve esclusivamente gli interessi di Israele, danneggia il popolo palestinese e i suoi diritti, e li spinge ad abbandonare la propria terra”, la dichiarazione prosegue affermando:
“Sembra che Tony Blair stia completando la Dichiarazione Balfour, pubblicata dal governo britannico nel 1917 con la complicità dell'America, che ha causato tragedie al popolo palestinese e ha alimentato decine di guerre nella regione”.
Nella dichiarazione, è stato sottolineato che la Presidenza palestinese ha dichiarato Blair persona non grata nei territori palestinesi.
Il canale televisivo israeliano Channel 12 aveva sostenuto che Israele stesse pianificando di “nominare l'ex primo ministro britannico Blair come mediatore per convincere i paesi occidentali ad accogliere i rifugiati palestinesi dalla Striscia di Gaza dopo la fine della guerra”.
Nel servizio televisivo si sosteneva che Blair avesse effettuato una visita segreta in Israele la scorsa settimana e avesse tenuto incontri riservati con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e con il membro del Gabinetto di Guerra Benny Gantz per discutere la questione.
Smentita alla notizia di Channel 12
D'altra parte, una fonte vicina a Blair ha smentito le informazioni contenute nel servizio di Channel 12 in una dichiarazione al quotidiano Jerusalem Post. Affermando che le accuse secondo cui Blair sarebbe coinvolto nello sfollamento dei palestinesi sono prive di fondamento, la fonte ha dichiarato che una discussione del genere non ha mai avuto luogo e che Blair non discuterebbe mai una proposta simile.
Anche il 14 novembre 2023, sui media israeliani era circolata l'indiscrezione secondo cui l'ex primo ministro britannico Blair volesse essere “nominato coordinatore umanitario per Gaza”, notizia che era stata successivamente smentita.
Il bilancio di Blair in Medio Oriente
Le tracce dell'amministrazione Blair, al potere nel Regno Unito tra il 1997 e il 2007, sono ancora visibili oggi in Medio Oriente. Considerando l'impatto odierno delle decisioni prese da Blair per la regione, spiccano innanzitutto quelle relative all'invasione dell'Iraq.
Criticato per il sostegno dato all'invasione dell'Iraq nel 2003 da parte delle forze della coalizione guidate dagli Stati Uniti, è emerso dal Rapporto Chilcot, pubblicato nel 2016, che Blair aveva dato garanzie di sostegno all'allora presidente americano George Bush senza aver ottenuto l'approvazione del Parlamento britannico.
Nell'invasione dell'Iraq, a cui parteciparono 30 mila soldati britannici, morirono oltre 200 mila iracheni e circa 200 soldati britannici. Mentre il Rapporto Chilcot rivelava che Blair aveva fuorviato il parlamento riguardo alle armi di distruzione di massa in Iraq, Blair, in una conferenza stampa, si era scusato esprimendo rimorso e dolore. Blair si era schierato al fianco degli Stati Uniti anche nell'invasione dell'Afghanistan, mentre aveva criticato la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall'Afghanistan affermando che “la fiducia nell'Occidente si indebolisce”.
Fonte della notizia: 12punto
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